EDUCAZIONE SESSUALE? SI’ GRAZIE!

A voi può interessare l’argomento? Ai tanti giovanissimi che salgono sul camper dell’Informabus sembra proprio di si! D’altronde i ragazzi e le ragazze ci riferiscono che a scuola spesso non se ne parla, oppure lo si fa superficialmente: ad esempio la prof. di scienze spiega l’anatomia dei nostri apparati genitali e riproduttivi, evitando però di interrogare, perchè sennò si scatenerebbe l’ilarità e l’imbarazzo…
Gli studenti e le studentesse che vengono a trovarci raccontano che vogliono sapere e discutere di sessualità, ma non sempre a scuola trovano degli insegnanti disposti a farlo. A volte ci viene riferito che l’argomento è stato trattato da qualche psicologa o sessuologa del consultorio, ma si tratta di casi isolati.
Difatti, a differenza di quasi tutti gli altri membri dell’Unione Europea, in Italia l’educazione sessuale non è obbligatoria; benchè i primi tentativi di formulare una legge in proposito risalgano addirittura al 1902, ancora oggi non ci sia riusciti. In altri paesi la situazione com’è? In Olanda si inizia ad affrontare il tema a scuola quando i bambini hanno 4 anni. In Danimarca la materia è obbligatoria dagli anni ’70, dal ”91 è inserita nei programmi di scuola primaria. In Austria l’educazione sessuale si insegna per legge dagli anni ’60 e i genitori sono coinvolti dagli insegnanti durante le lezioni.
Tornando all’Italia, se non si parla si sessualità a scuola, almeno a casa qualcosa si dirà! In fondo siamo tutti nati grazie al fatto che papà e mamma hanno fatto sesso! Che problema ci sarà a parlare un pò di queste cose con loro? Che ne pensate? Eppure quanto è difficile trattare quest’argomento, soprattutto se i genitori sono più imbarazzati dei figli. Quindi le informazioni relative alla sfera sessuale dove devono procurarsele i ragazzi? Tolte la scuola e la famiglia, rimangono la tv, i sempre poco frequentati librim gli amici, internet, spesso i siti porno.
Quali sono i risultati di questo atteggiamento di disinteresse per un argomento cosi importante per garantire la salute fisica e psicologica della popolazione, ridurre le gravidanze precoci e contrastare la diffusione delle malattie? Quanti hanno avuto informazioni corrette, da medici e insegnanti, riguardo alla sessualità? Quanti adolescenti pensano che il coito interrotto sia un metodo contraccettivo? Quanti sono convinti che i lavaggi con la coca cola possano funzionare come spermicida? Quanti/e ragazzi/e pensano che durante il ciclo mestruale non sia possibile rimanere incinta? Quanti/e che esista un vaccino contro l’Hiv?
Volete continuare cosi, a farvi del male? Oppure ci venite a trovare sull’Informabus? Vi aspettiamo!


Ti fidi di te?

Ti fidi di me?… Chiedeva un giovanissimo Leonardo di Caprio in quella scena famosa … mentre sorreggeva la sua amata fingendo di svolazzare sopra l’oceano..

Ti fidi di me?… Dice Aladdin a Jasmine prima di convincerla a saltare sul tappeto volante…

No… la scena successiva non è “ti fidi di me? Disse l’operatore dell’Informabus prima di alzarsi in volo sul camper…” Non stiamo, per il momento, girando un film… (se c’è un produttore in ascolto, ehm, possiamo sempre attrezzarci..)

Ma scherzi a parte,  quante volte avremo sentito o detto questa frase? Film o realtà che dir si voglia, la fiducia resta sempre una delle protagoniste principali… una di quelle cose che se c’è o non c’è fa la differenza, e te ne accorgi. Come uno di quegli invitati che se mancano alla festa, sai già che ti divertirai meno, e ti sembrerà di esserti perso qualcosa. Come andare al mare quando non c’è il sole… e fa anche troppo freddo per fare il bagno… non è la stessa cosa!

Per capirci, se la fiducia non fosse stata insieme a Jasmine ed Aladin, a quest’ora addio volo sul tappeto, che non è cosa da poco… Ma soprattutto, addio al fantastico duetto musicale.. “Il mondo è mio… il mondo e tuo…” ve lo ricordate?? “con le stelle puoi giocar, nessuno ti dirà che non si fa…” cantava Aladdin… Lasciateci essere romantici, perché questo davvero è il magico potere della fiducia. Quando senti che lei (la fiducia, non Jasmine) è al tuo fianco senti che il mondo è davvero tuo, scopri che è molto più bello e magico di quanto sembrava, e ti sembra di volare. No, calma, non si tratta del nome in codice di una nuova droga, la fiducia è qualcosa di molto più potente, ma non si può comprare… E allora come si fa???

Il buon Goethe diceva che “Se avete fiducia in voi stessi, ispirate fiducia agli altri”… e la cosa non ci sembra sbagliata… che ne dite? Del resto se Aladdin invece del suo sorrisone a 32 denti avesse avuto l’occhio sbarrato e la voce tremula mentre invitava Jasmine a volare su un tappeto… credete che lei lo avrebbe seguito..? E soprattutto, credete che sarebbe stato così felice là sospeso nel vuoto?

Insomma… sarà magari che dobbiamo cercarla dentro di noi questa insostituibile compagna di vita… per imparare a volare davvero? Certo non è facile, ma in fin dei conti, forse, siamo noi a decidere quanto spazio concederle. Siamo noi a decidere se lasciarci guidare da lei verso quella vocina che, nel profondo di noi stessi, sa sempre qual’è la strada che vogliamo davvero percorrere…

Come sempre se vi va vi aspettiamo sul camper per ascoltare la vostra opinione… e mi raccomando, abbiate fede: proveremo ad attrezzarci anche per il tappeto volante!!

…e tu, ti fidi di te??

articolo scritto da Chiara Crocianelli – operatrice informabus Ancona


E ora a chi lo racconto?

E ora questa cosa a chi la chiedo??!! A miei genitori??!! Non mi capirebbero mai…forse a Claudio, mmm no chissà dopo cosa penserà…

Capita spesso di avere una cosa da chiedere, magari delicata, e non si sa con chi parlarne. Noi stessi siamo già pieni di pregiudizi tanto da scartare la quasi totalità dei potenziali interlocutori.

Quello non ci capisce, quell’altro non lo sa, l’altro chissà cosa potrebbe pensare, chissà quali prediche mi tocca sentire…

Spesso con questo atteggiamento ci ritroviamo a non condividere quel problemino, quel dubbio che poi spesso si ripercuote in maniera negativa nel nostro comportamento.

Allora sarebbe bello pensare di poter parlare di un argomento, anche delicato, liberamente, senza aver timore di essere giudicato, di essere capito nella maniera sbagliata, solo così, solo per essere ASCOLTATO.

È proprio qui che probabilmente nasce un disagio, un comportamento a rischio, un atteggiamento non positivo per noi stessi.

Oggi siamo sempre connessi grazie al mondo virtuale, internet, whatsapp, facebook… i “social”che ci permettono di parlare di noi ad un pubblico vasto. Condividere un post, una immagine, un pensiero oggi è molto facile e abbiamo subito una sorta di “indice di gradimento” verificando quanti “like” abbiamo incassato.

Una vetrina a disposizione dove poter parlare di noi…

Ma cosa diciamo sui social, cosa cerchiamo di condividere? Sicuramente in qualche modo ci gratifica vedere che ci sia un mondo fatto di click che ci segue.

Ma poi quel problemino che avevamo all’inizio? Quella cosa che ci sembrava difficile da condividere? Quella cosa per cui ci piacerebbe davvero essere ASCOLTATI…?

Abbiamo bisogno di parlare, anche se a volte non ce ne accorgiamo nemmeno, e  quando ne abbiamo occasione non vorremmo smettere più. E’ importante, è necessario, è salutare…

Uno studio della Doxa dell’anno scorso ha proprio rilevato questo bisogno di parlare, di confidarsi negli adolescenti e la cosa apparentemente strana è che vedono comunque nei genitori la migliore occasione di dialogo e ascolto. È confortante che la famiglia sia ancora così importante. Voi cosa dite?

Ad Ancona comunque c’è un’occasione in più per essere ascoltato, per parlare con qualcuno che stia lì ad ascoltarti, senza giudicare. Gli operatori dell’Informabus, girano “fisicamente” per le strade della nostra città e ti aspettano sul camper per parlare, per ascoltare per scambiare qualche informazione su molti argomenti.

Non hai un dubbio anche tu?


E tu che mostro sei?

Dopo pochi giorni dall’avvento di streghe e stregoni, zucche (zucconi) vampiri e mostri di ogni genere… eccoci qua nuovamente nei nostri abiti quotidiani. Qualcuno sarà ora davanti ad un pc, qualcun altro chino sui libri per il prossimo esame (o la prossima interrogazione)… immagino ben pochi siano in questo momento alle prese con una pozione a base di ali di pipistrello e bava di lumaca. …E voi? Siete usciti indenni dai vostri mostruosi panni Halloweeniani?

Per quanto si possa polemizzare sul carattere commerciale o sulla non italianità di questa ricorrenza, il suo fascino resta ormai innegabile..

Possiamo confermarvelo anche noi di Informabus che eravamo presenti alla consueta festa organizzata dal Gulliver all’Università di Ingegneria: un tutto esaurito di mostri e mostriciattoli danzanti, cadaveri in ottima forma e vampiri festanti… divertimento assicurato!!

Ma da dove nasce questa tradizione?

Come molti di voi sapranno si tratta di una festa molto antica, che ha le sue origini nella cultura celtica. Per i celti infatti l’anno terminava il 31 ottobre, aprendo le porte ai mesi bui della stagione invernale. In questa data si celebrava quindi quella che era la festa più importante dell’anno, dedicata a Samhain: signore della morte e principe delle tenebre che chiamava a sé tutti gli spiriti dei defunti. Una celebrazione che serviva per esorcizzare antiche paure, e per celebrare l’incontro tra il mondo visibile e quello invisibile. Un incontro sacro che precedeva i lunghi mesi invernali, in cui ci si preparava a stare al chiuso, godendo del raccolto precedente, e raccontando storie.

Oggi, dopo più di 2000 anni, il mondo è decisamente cambiato.. l’invisibile probabilmente ci interessa meno, anche perché siamo già abbastanza impegnati in tutto ciò che è quotidiano e perfettamente visibile. Parliamoci chiaro: queste storie di fantasmi sono roba superata! Del resto solo i bambini hanno paura del buio da quando è stata inventata la luce elettrica! E se le streghe esistessero non se ne andrebbero certo in giro sulla scopa: un mezzo che al momento risulta decisamente poco trendy.

Ma allora perché ci piace tanto sfoggiare cappelli neri a punta e occhiaie stile zio Fester almeno una notte all’anno? A quanto pare l’incontro con l’oscurità continua ad avere il suo fascino…

Perché secondo voi?

Uno di quei tizi che di tanto in tanto amiamo citare diceva: nell’impossibilità di poterci vedere chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità!” Questo tizio si chiamava Freud. Anche lui è un po’ retrò ormai… eppure forse non ha tutti i torti. Sarà che un po’ di questa oscurità ce la portiamo dietro nonostante tutte le lampadine accese? L’oscurità di una paura, di un’emozione che non ci piace e non sappiamo esprimere, di un disagio a cui ancora non abbiamo dato un nome, di una vocina che di tanto in tanto sembra ricordarci di ascoltarci un po’ più a fondo, perché dentro di noi ci sono ancora molte “zone oscure” o inesplorate. E allora Halloween forse è un momento per fare amicizia con quei mostriciattoli che abitano le nostre zone oscure, esorcizzando le paure in modo creativo e divertente… E, se così è, (tanto per tornare ai nostri temi) ci sembra anche un buon modo per fare prevenzione.. a patto ovviamente di starci con la zucca!!

Allora care streghe e cari stregoni in incognito, in attesa che sfoderiate nuovamente le vostre scope ultimo modello, vi aspettiamo sul camper!!!

Articolo scritto da Chiara Crocianelli operatrice Informabus


Dipendenze: che ne pensate?

Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l’alcolismo, il caffeinismo e il tabagismo, da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, disturbo da alimentazione incontrollata), da relazioni con una persona, da sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva), da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), guardare la televisione, navigare su internet (internet dipendenza), giocare con i videogames.
Benchè esseri umani e topi condividano “solo” il 70% del codice genetico, spesso si sperimenta su questi animali; secondo uno studio per capire gli effetti di cocaina ed eroina 9 topi su 10 isolati in una gabbia scelgono l’acqua con la droga, piuttosto che quella senza.
Se però si amplia la gabbia, si mettono a disposizione delle palline colorate, cibo, gallerie nelle quali zampettare ed altri topi, nessun roditore muore, contro i 9 su 10 di cui sopra. I topi in compagnia usano circa 1/4 della droga dei loro simili isolati.
Pensate ora invece a quante persone a cui viene somministrata qualche droga pesante anche per mesi (in seguito a fratture del bacino per esempio), sviluppano una dipendenza; benchè la sostanza utilizzata in ospedale sia più pura e potente di quella che si può trovare per strada, nessun paziente, una volta dimesso dall’ospedale, va alla ricerca della droga.
Che si tratti di topi o di nostri simili, la questione non cambia: oltre all’effetto chimico sul cervello della sostanza (o di qualsiasi comportamento compulsivo che può dare luogo ad una dipendenza) dobbiamo considerare anche il contesto di vita; è questo che è fondamentale.
Qualunque categoria si prenda in esame, che si tratti di sostanze o di comportamenti da cui si diventa dipendenti, il contesto relazionale sembra avere grande peso nel tenere l’individuo lontano dalla condizione patologica.
Da un secolo circa i governi di quasi tutto il pianeta stanno portando avanti una guerra alla droga con cifre cresciute esponenzialmente investite nell’intento di far sparire le sostanze dalla circolazione. Nonostante ciò anche il consumo di droghe continua a crescere. E se non fosse questa la strada migliore da seguire?
D’altronde è più facile reprimere che affrontare il problema cercando di eliminare le cause che portano le persone a perdere il controllo della loro vita, ma è anche più efficace?
Esiste un’alternativa, voi che ne dite?
Quasi quindici anni fa il Portogallo aveva una delle situazioni peggiori di tutta Europa quanto a diffusione degli stupefacenti, con l’1 per cento della popolazione dipendente da eroina.
Avevano provato con la guerra alla droga, e il problema non faceva che peggiorare.
Così decisero di fare qualcosa di drasticamente diverso. Stabilirono di depenalizzare tutti gli stupefacenti, rinvestendo il denaro che prima spendevano per arresto e detenzione del tossicomane, e adoperandolo invece per rimetterlo in comunicazione – coi propri sentimenti e con la società più ampia. Il passo determinante è quello di assicurargli un’abitazione stabile e un posto di lavoro sociale così da offrirgli uno scopo nella vita, e una ragione per alzarsi dal letto.
Gli esseri umani hanno una profonda necessità di formare legami ed entrare in contatto gli uni con gli altri. È così che ci gratifichiamo. Se non siamo in grado di entrare in contatto con gli altri, c’è il rischio di entrare in contatto con una o più delle tante cause della dipendenza (polidipendenza). Abbiamo creato società umane all’interno delle quali isolarsi da ogni legame è più facile che mai prima d’ora.
Scrivendo quest’articolo per il blog dell’Informabus sto forse contribuendo paradossalmente ad isolarmi ed isolarvi? Allora passo e chiudo, ci vediamo sul camper, vi aspettiamo!


Liberi liberi siamo noi…

Che significato ha per voi la libertà?

Un concetto su cui centinaia di filosofi, studiosi, letterati e chi più ne ha più ne metta, hanno speso migliaia di parole e riflessioni. In centinaia di anni. E oggi? A furia di rifletterci su, dopo tutti questi secoli di studi, ormai dovremmo pur aver imparato a godercela questa libertà… che ne dite?

Eppure in tutto questo tempo la libertà ha cambiato “forme” e “abiti” a seconda delle epoche… probabilmente perché sia nella storia personale, che nella storia dell’uomo, la libertà è un qualcosa che va conquistato a piccoli passi, andando a riempire gli spazi tra le regole del vivere comune. Oppure semplicemente perché, come diceva un tale di nome Erich Fromm, “L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura.  Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi”.

Insomma, che confusione! Questa cara libertà appare più complessa del previsto: discussa, ma profondamente amata, tanto che un paio di secoli fa la Francia e gli USA hanno deciso di omaggiarla con una statua (e l’idea ha avuto un discreto successo, come saprete..!!). Pensate che lady Liberty con la sua fiaccola era la prima ad accogliere centinaia di migranti che avevano lasciato tutto nel loro paese, per tentare fortuna in nord America, per trovare là la loro libertà di costruire una nuova vita.

Se andrete ad Ellis Island, troverete un museo con le foto di questi migranti di allora (tra cui magari qualcuno dei nostri antenati: sicuramente tantissimi italiani!) e una voce narrante che vi racconterà storie di grande coraggio e sacrifici… Sono davvero racconti emozionanti!!

Certo è insomma che questa libertà non è e non è sempre stata esattamente a portata di mano.

Ma (vi chiederete) cosa ha a che vedere tutto questo discorso con noi dell’Informabus?  Volevamo prenderci la libertà di essere un po’ filosofi anche noi? Non esattamente..

Spesso infatti anche all’interno del nostro camper si parla di “libertà”: intesa a volte come libertà di rischiare, di andare contro le regole, di sperimentare magari sostanze o comportamenti illegali. Ed è sempre un discorso molto interessante, perché ci permette di riflettere con voi e ascoltare le vostre idee!

Insomma, potremmo forse dire che in questo mondo splendidamente complesso l’esigenza di libertà è da sempre sacrosanta per l’uomo, ma che  ci sono infiniti modi di viverla e sognarla. Tutti plausibili. Ma molto diversi.

C’è ad esempio chi vuole conquistare la propria libertà di rischiare, e chi rischia tutto per essere più libero..

Ma in tutta questa diversità… sapremmo riconoscere le libertà che ci rendono davvero liberi da quelle che possono renderci schiavi?

Tornando al caro vecchio Fromm (che la sapeva lunga) potremmo forse dire che per guadagnarci una porzione di libertà in più, dovremmo di pari passo avere maggiore consapevolezza e saper come affrontare i rischi che questa comporta..?

Che ne pensate?

 

Articolo scritto da Chiara Crocianelli, operatrice Informabus


Desidero dunque sono

Quando vi è capitato l’ultima volta di sognare ad occhi aperti? Di avere un grande desiderio da realizzare? Di sentirvi come un bambino di cinque anni a cui viene chiesto “cosa vuoi fare da grande”? E che risponde con solenne convinzione “l’astronauta!”?

Attenzione, non sto parlando di sogni indotti da sostanze psicotrope! Ma di desideri che ci fanno volare alto a mente lucida… e che hanno come unico effetto collaterale una forte sensazione di ottimismo. Pensate che i sogni ad occhi aperti siano roba da bambini? Beh, ricordatevi che i bambini la sanno lunga sul come godersi la vita…: possono volare tranquillamente su Marte con il semplice uso della fantasia, e sanno sempre cosa vogliono fare da grandi. Ma quando cresciamo lo dimentichiamo, iniziamo a perdere ottimismo, e ad annoiarci facilmente…. e la noia va spesso a braccetto con i comportamenti a rischio, in primis l’uso di sostanze (con le quali cerchiamo a volte di tornare su Marte..)

Oggi vi proponiamo un ottimo antidoto: esprimete un desiderio!! E per invogliarvi a provare questa semplice tecnica, vi raccontiamo una storia. E’ una storia vera, ma visto che siamo in tema di bambini ci piace iniziarla così:

C’era una volta a Salvador de Bahia, nel nordeste del Brasile, un uomo coraggioso, che creò un’associazione insieme ad altri collaboratori, per aiutare i bambini di strada, molti dei quali erano dipendenti da droghe pesanti, vivevano di piccoli furti, e rischiavano quotidianamente la vita. Era un lavoro complesso, così come erano complesse e tragiche le storie di vita dei “meninos de rua”. Un giorno il più grande teatro della città offrì dei biglietti gratis all’associazione per uno spettacolo di danza classica. Bambini di strada ad un balletto classico? Gli educatori si chiesero cosa avrebbero combinato in un contesto del genere, e tentennarono…Ma poi decisero di rischiare.

Durante tutto lo spettacolo i bambini rimasero immobili e silenziosi. All’uscita uno di loro disse: “perché non potremmo farlo anche noi?”

E questo fu il primo desiderio di bambini che fino a quel momento sentivano di non avere più nulla da perdere. Un desiderio che diede il via ad un enorme progetto in cui centinaia di ragazzini e bambini hanno ricominciato a sognare, ricostruendo la loro vita grazie all’arte e alla danza. E soprattutto ai loro desideri. Molti ex meninos de rua oggi sono ballerini o musicisti professionisti. Il progetto si chiama Axé, e il suo motto è “desidero, dunque sono!”

Quell’uomo coraggioso si chiama Cesare Florio La Rocca, creatore del progetto e della pedagogia del desiderio.

Perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché ci sembra un ottimo esempio di come impegnarsi per realizzare un sogno possa prevenire i comportamenti a rischio… e renderci più felici!! Provare per credere!

 

….Avete già espresso un desiderio?

 

Articolo scritto da Chiara Crocianelli, operatrice Informabus


Etilometro: con noi è meglio!!

Conoscete l’etilometro? L’avete mai fatto?

L’etilometro è uno strumento che misura la quantità di alcool contenuta nel sangue.

Probabilmente vi sarà capitato almeno una volta di essere fermati dalla Polizia stradale per un controllo, e magari di aver dovuto soffiare all’interno di un tubicino. E forse vi sarà anche capitato, dopo aver soffiato in quel tubicino, di restare in apnea qualche secondo scrutando l’espressione dell’agente…riuscendo ad inspirare di nuovo solo dopo aver udito le magiche parole: “può andare!”

O, ancora forse, vi sarà successo di restare in apnea un po’ più a lungo… sperando ardentemente di potervi teletrasportare altrove, mentre l’espressione dell’agente sembra non promettere nulla di buono…

Purtroppo, come ben sapete, il teletrasporto per il momento non è stato ancora inventato. Ma la buona notizia è che potete comunque evitarvi questi momenti di ansiosa apnea… e soprattutto prevenire possibili rischi ben più gravi (per l’incolumità vostra e di altri, nonché per il vostro portafogli e la vostra patente). La soluzione non è in nessuna delle leggendarie “pozioni” che alcuni suggeriscono per “truffare” l’etilometro: il famoso “tubicino” non mente e né il latte né le gomme da masticare (o i vari intrugli che state cercando di mettere a punto insieme al teletrasporto) vi saranno di aiuto.

Ma, attenzione attenzione, se passate a trovarci prima di mettervi alla guida…l’etilometro ve lo facciamo noi!! Niente multe e niente ansie, solo informazioni gratuite che vi consentiranno di sapere quando potete di nuovo mettervi su strada in tranquillità!

…E se noi non siamo nelle vicinanze? Ogni locale dovrebbe avere il suo etilometro e potete richiederlo per auto-testarvi.

Quando passate a trovarci chiedeteci anche gli etilometri monouso, potranno esservi utili!

Aggiungiamo che, ovviamente, la migliore prevenzione è l’auto consapevolezza: ovvero imparare a regolarsi responsabilmente, ricordando sempre che l’alcool, pur essendo legale, è comunque una droga pesante e come tale va “maneggiato con cautela”. Come ogni sostanza stupefacente l’alcool altera infatti le nostre percezioni, tra le altre cose riduce il campo visivo e rallenta i riflessi, diminuendo nel contempo l’autocontrollo e la percezione del pericolo. Ecco perché è così pericoloso mettersi alla guida dopo aver bevuto troppo. Ed ecco perché i tanto temuti controlli sono anche uno strumento importante di prevenzione e tutela per tutti noi.

E se volete saperne di più…vi aspettiamo ovviamente sul nostro camper per ogni informazione!!


La ricerca della felicità

Sharper 2015: noi c’eravamo, e voi??

Anche quest’anno abbiamo partecipato allo Sharper di Ancona, la notte Europea dei ricercatori: un appuntamento davvero interessante!

Ad animare corso Garibaldi c’erano diversi stand, ricchi di proposte, idee, novità…nate dalla passione di giovani ricercatori, che dedicano il loro lavoro a scoprire e creare, aiutando il nostro mondo e la nostra società a migliorare ed evolvere. E noi ancora una volta ci complimentiamo con loro, perché la passione e la curiosità sono i motori principali della crescita, sia della nostra società che di ciascun individuo. E quindi che se ne parli, e ben venga il “contagio” creativo! E infatti il sottotitolo della manifestazione dice: Sharing Researchers’ Passions for Excellence and Results (Condividere la passione dei ricercatori per i risultati e l’eccellenza). Perchè come diceva un tizio di nome Hegel (permetteteci in questo contesto anche la citazione intellettuale) “nel mondo nulla20150925_184619-1 di grande è stato fatto senza passione”..!

E inoltre, aggiungiamo, le passioni, la curiosità e
la creatività migliorano la nostra vita, e sono uno “sballo” decisamente potente e sano, che ci tiene spesso alla larga da comportamenti rischiosi per la nostra salute. Ecco perché anche noi dell’informabus eravamo presenti, ad incoraggiare quest’ondata di creatività e ricerca, e ovviamente ad offrire informazioni sulle nostre attività e progetti.
 Abbiamo avuto il piacere di condividere il nostro intervento con il Prof. Matteucci della Facoltà di Economia
di Ancona,
il quale ha introdotto le sue interessanti ricerche sulla felicità e i fattori di benessere: quale miglior prevenzione di una sana ricerca della felicità?

Noi operatori abbiamo invece presentato il progetto “A che gioco giochiamo”, promosso dagli ambiti territoriali sociali per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico.

E siccome il gioco, quello sano, è qualcosa che ci fa sentire bene, che ci aiuta a socializzare, a crescere e ad imparare,

a fianco al nostro camper abbiamo messo un biliardino…che certamente non è un prodotto delle più recenti ricerche tecnologiche…ma un classico che

non passa mai di moda……e voi a cosa siete appassionati?


Dopo la corsa allo sballo…. Ci sballiamo di corsa!!!

Mai sentito parlare di “runner’s hight”? Letteralmente significa: lo sballo del runner.

Eh sì, perché anche la corsa può sballare! Ma tranquilli, nulla di pericoloso, si tratta solo di un’incremento della produzione di endorfine nel nostro corpo!

Cosa sono le endorfine? Sono sostanze prodotte dal nostro cervello dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio.. E una buona attività fisica è sufficiente per portare il nostro cervello a produrle, a costo zero… e soprattutto senza i rischi correlati all’assunzione di sostanze psicoattive. Uno sballo sano, tutto naturale. Insomma una droga legale… Provare per credere!

Non è infatti un segreto che lo sport in generale abbia effetti positivi sull’umore e sul benessere. Il nostro corpo è una macchina meravigliosa, dotata di tutte le risorse necessarie per farci sentire bene… a patto che lo trattiamo con attenzione e rispetto, ovviamente!

Perché come ogni macchina meravigliosa e complessa, ha bisogno di essere trattato con cura, ma anche con una certa curiosità: più abbiamo voglia di sperimentarci, più possibilità avremo di scoprire cosa ci fa stare bene…

Attenzione però a non esagerare…. Sì perché anche le droghe buone, un po’ come la cioccolata possono dare dipendenza e assuefazione… esistono anche gli sport-dipendenti!! Per non parlare poi dell’assunzione di sostanze che aiutano a sostenere lo sforzo fisico.. a quel punto il divertimento è già finito e con esso tutti i benefici.

Insomma pensate a divertirvi con lo sport, ma senza “andarci in fissa”!

E voi ragazze/i, sportivi e non, danzatrici e danzatori, calciatori, giocatori di calcio o baseball o pingpong… skaters, amanti del monopattino, biliardinoaddicted, runners sballati e chipiunehapiunemetta……che ne pensate? Raccontateci il vostro sballo sportivo preferito!!!!!!!