Ascoltiamo l’altro me…

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Ascoltiamo l’altro me…

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Una giornata no. Di quelle che anche ingoiare un boccone del nostro piatto preferito sembra uno sforzo titanico. Neanche la nostra canzone riesce a tirarci su… Facciamo una passeggiata virtuale tra  le frasi più improbabili di faccialibro…da spanciarsi dalle risate…e invece niente. Ma che è? Gli angoli della bocca sembrano murati dal botulino dopo un intervento mal riuscito. Ci guardiamo pure il centesimo selfie di quei tipi che cambiano compulsivamente le immagini del profilo tre volte al giorno. Sono tutte uguali scattate nel bagno davanti allo specchio con la bocca allungata in avanti (va di moda così) stile papero, o stile altra operazione al botulino mal riuscita. Ancora neanche una risatina piccola piccola…cavolo…sembra preoccupante. Una fastidiosa sensazione sembra essersi impossessata della nostra pancia e non se ne vuole andare. Non si capisce chi l’abbia invitata, e a dirla tutta questa presenza indesiderata non ha proprio nessun motivo valido per stare là. Quindi ora sarà meglio che se ne torni da dove è venuta. Già… ma da dove è venuta appunto?? E chi sarebbe poi questa intrusa? Sembra proprio assomigliare molto a quella goffa tipetta blu che nel cartone animato inside out chiamano tristezza (detta anche “mai una gioia”). Eh no eh… non possiamo farci vedere con questo muso lungo altrimenti chissà che diranno gli amici… noi che siamo sempre stati i festaioli di turno, quelli che non si perdono mai una serata, quelli che hanno sempre la battuta pronta. Piacciamo a tutti proprio per questo del resto no?  Ma oggi in realtà non abbiamo voglia proprio di parlare con nessuno. Chi, noi? I chiacchieroni di turno quasi a rischio logorrea? Già. Altra cosa preoccupante. Forse dovremmo contattare uno psicologo. Forse siamo proprio alla frutta. Forse abbiamo una doppia personalità…stiamo scivolando nella depressione…non siamo poi così simpatici e allegri…rimarremo soli…la nostra vita è finita…aaaaaaaagggghhh!!! Altttttt!!! Freniamo questa deriva disperata per carità. Sembriamo uno di quei cartoni animati giapponesi quando si agitano talmente tanto che si ritrovano con la faccia sformata, vediamo di non peggiorare la situazione. Qualcuno (più saggio di un cartone animato giapponese) diceva che non dobbiamo cercare di far andare le cose come vogliamo ma accettare le cose così come vanno. E poi la nonna dice sempre che non tutto il male viene per nuocere. E se fosse vero? Ci mettiamo sul divano e proviamo a parlare con questo scomodo intruso…che magari è lì per dirci qualcosa? Uhm… e va bene, tanto altro non riusciamo proprio a fare. Del resto la psicologia insegna che emozioni come la tristezza o la rabbia non vengono mai per caso. E se persistono è perché le accogliamo nel modo sbagliato, sperando che se ne vadano il più presto possibile. Chi, noi? Noooooo… Beh, e anche fosse, ma che avrebbe di tanto importante da dirci questa tristezza?? Magari che ci sono tante cose di noi stessi che non abbiamo ancora scoperto e che meritano attenzione. Che forse non ci va sempre di sorridere, soprattutto quando si ostinano a fare battute antipatiche su quelle cose che in realtà ci feriscono… non siamo mica macchine da cabaret! E che magari quel commento a sproposito che abbiamo volutamente ignorato in realtà ci è rimasto incastrato sullo stomaco. O che quelle cose che a tutti piacciono a volte non ci divertono affatto… Che non siamo proprio esattamente come ci ostiniamo a mostrarci agli altri ogni giorno. E che quell’altra parte di noi, un po’ più in ombra… magari non è proprio niente male e merita la nostra attenzione!!

Alla fine dobbiamo ammetterlo, questa storia dell’inquilina sgradita aveva un suo significato… ben venga un momento di silenzio ogni tanto… potrebbe darci la chiave per aprire porte che non avevamo notato… e scoprire mondi che ci attendono, tutti dentro di noi!

C.C.

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