Monthly Archives:novembre 2015

mani

Ti fidi di te?

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Ti fidi di me?… Chiedeva un giovanissimo Leonardo di Caprio in quella scena famosa … mentre sorreggeva la sua amata fingendo di svolazzare sopra l’oceano..

Ti fidi di me?… Dice Aladdin a Jasmine prima di convincerla a saltare sul tappeto volante…

No… la scena successiva non è “ti fidi di me? Disse l’operatore dell’Informabus prima di alzarsi in volo sul camper…” Non stiamo, per il momento, girando un film… (se c’è un produttore in ascolto, ehm, possiamo sempre attrezzarci..)

Ma scherzi a parte,  quante volte avremo sentito o detto questa frase? Film o realtà che dir si voglia, la fiducia resta sempre una delle protagoniste principali… una di quelle cose che se c’è o non c’è fa la differenza, e te ne accorgi. Come uno di quegli invitati che se mancano alla festa, sai già che ti divertirai meno, e ti sembrerà di esserti perso qualcosa. Come andare al mare quando non c’è il sole… e fa anche troppo freddo per fare il bagno… non è la stessa cosa!

Per capirci, se la fiducia non fosse stata insieme a Jasmine ed Aladin, a quest’ora addio volo sul tappeto, che non è cosa da poco… Ma soprattutto, addio al fantastico duetto musicale.. “Il mondo è mio… il mondo e tuo…” ve lo ricordate?? “con le stelle puoi giocar, nessuno ti dirà che non si fa…” cantava Aladdin… Lasciateci essere romantici, perché questo davvero è il magico potere della fiducia. Quando senti che lei (la fiducia, non Jasmine) è al tuo fianco senti che il mondo è davvero tuo, scopri che è molto più bello e magico di quanto sembrava, e ti sembra di volare. No, calma, non si tratta del nome in codice di una nuova droga, la fiducia è qualcosa di molto più potente, ma non si può comprare… E allora come si fa???

Il buon Goethe diceva che “Se avete fiducia in voi stessi, ispirate fiducia agli altri”… e la cosa non ci sembra sbagliata… che ne dite? Del resto se Aladdin invece del suo sorrisone a 32 denti avesse avuto l’occhio sbarrato e la voce tremula mentre invitava Jasmine a volare su un tappeto… credete che lei lo avrebbe seguito..? E soprattutto, credete che sarebbe stato così felice là sospeso nel vuoto?

Insomma… sarà magari che dobbiamo cercarla dentro di noi questa insostituibile compagna di vita… per imparare a volare davvero? Certo non è facile, ma in fin dei conti, forse, siamo noi a decidere quanto spazio concederle. Siamo noi a decidere se lasciarci guidare da lei verso quella vocina che, nel profondo di noi stessi, sa sempre qual’è la strada che vogliamo davvero percorrere…

Come sempre se vi va vi aspettiamo sul camper per ascoltare la vostra opinione… e mi raccomando, abbiate fede: proveremo ad attrezzarci anche per il tappeto volante!!

…e tu, ti fidi di te??

articolo scritto da Chiara Crocianelli – operatrice informabus Ancona

ascolto

E ora a chi lo racconto?

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E ora questa cosa a chi la chiedo??!! A miei genitori??!! Non mi capirebbero mai…forse a Claudio, mmm no chissà dopo cosa penserà…

Capita spesso di avere una cosa da chiedere, magari delicata, e non si sa con chi parlarne. Noi stessi siamo già pieni di pregiudizi tanto da scartare la quasi totalità dei potenziali interlocutori.

Quello non ci capisce, quell’altro non lo sa, l’altro chissà cosa potrebbe pensare, chissà quali prediche mi tocca sentire…

Spesso con questo atteggiamento ci ritroviamo a non condividere quel problemino, quel dubbio che poi spesso si ripercuote in maniera negativa nel nostro comportamento.

Allora sarebbe bello pensare di poter parlare di un argomento, anche delicato, liberamente, senza aver timore di essere giudicato, di essere capito nella maniera sbagliata, solo così, solo per essere ASCOLTATO.

È proprio qui che probabilmente nasce un disagio, un comportamento a rischio, un atteggiamento non positivo per noi stessi.

Oggi siamo sempre connessi grazie al mondo virtuale, internet, whatsapp, facebook… i “social”che ci permettono di parlare di noi ad un pubblico vasto. Condividere un post, una immagine, un pensiero oggi è molto facile e abbiamo subito una sorta di “indice di gradimento” verificando quanti “like” abbiamo incassato.

Una vetrina a disposizione dove poter parlare di noi…

Ma cosa diciamo sui social, cosa cerchiamo di condividere? Sicuramente in qualche modo ci gratifica vedere che ci sia un mondo fatto di click che ci segue.

Ma poi quel problemino che avevamo all’inizio? Quella cosa che ci sembrava difficile da condividere? Quella cosa per cui ci piacerebbe davvero essere ASCOLTATI…?

Abbiamo bisogno di parlare, anche se a volte non ce ne accorgiamo nemmeno, e  quando ne abbiamo occasione non vorremmo smettere più. E’ importante, è necessario, è salutare…

Uno studio della Doxa dell’anno scorso ha proprio rilevato questo bisogno di parlare, di confidarsi negli adolescenti e la cosa apparentemente strana è che vedono comunque nei genitori la migliore occasione di dialogo e ascolto. È confortante che la famiglia sia ancora così importante. Voi cosa dite?

Ad Ancona comunque c’è un’occasione in più per essere ascoltato, per parlare con qualcuno che stia lì ad ascoltarti, senza giudicare. Gli operatori dell’Informabus, girano “fisicamente” per le strade della nostra città e ti aspettano sul camper per parlare, per ascoltare per scambiare qualche informazione su molti argomenti.

Non hai un dubbio anche tu?

Candele zucche  foto stock  Vacanze Halloween

E tu che mostro sei?

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Dopo pochi giorni dall’avvento di streghe e stregoni, zucche (zucconi) vampiri e mostri di ogni genere… eccoci qua nuovamente nei nostri abiti quotidiani. Qualcuno sarà ora davanti ad un pc, qualcun altro chino sui libri per il prossimo esame (o la prossima interrogazione)… immagino ben pochi siano in questo momento alle prese con una pozione a base di ali di pipistrello e bava di lumaca. …E voi? Siete usciti indenni dai vostri mostruosi panni Halloweeniani?

Per quanto si possa polemizzare sul carattere commerciale o sulla non italianità di questa ricorrenza, il suo fascino resta ormai innegabile..

Possiamo confermarvelo anche noi di Informabus che eravamo presenti alla consueta festa organizzata dal Gulliver all’Università di Ingegneria: un tutto esaurito di mostri e mostriciattoli danzanti, cadaveri in ottima forma e vampiri festanti… divertimento assicurato!!

Ma da dove nasce questa tradizione?

Come molti di voi sapranno si tratta di una festa molto antica, che ha le sue origini nella cultura celtica. Per i celti infatti l’anno terminava il 31 ottobre, aprendo le porte ai mesi bui della stagione invernale. In questa data si celebrava quindi quella che era la festa più importante dell’anno, dedicata a Samhain: signore della morte e principe delle tenebre che chiamava a sé tutti gli spiriti dei defunti. Una celebrazione che serviva per esorcizzare antiche paure, e per celebrare l’incontro tra il mondo visibile e quello invisibile. Un incontro sacro che precedeva i lunghi mesi invernali, in cui ci si preparava a stare al chiuso, godendo del raccolto precedente, e raccontando storie.

Oggi, dopo più di 2000 anni, il mondo è decisamente cambiato.. l’invisibile probabilmente ci interessa meno, anche perché siamo già abbastanza impegnati in tutto ciò che è quotidiano e perfettamente visibile. Parliamoci chiaro: queste storie di fantasmi sono roba superata! Del resto solo i bambini hanno paura del buio da quando è stata inventata la luce elettrica! E se le streghe esistessero non se ne andrebbero certo in giro sulla scopa: un mezzo che al momento risulta decisamente poco trendy.

Ma allora perché ci piace tanto sfoggiare cappelli neri a punta e occhiaie stile zio Fester almeno una notte all’anno? A quanto pare l’incontro con l’oscurità continua ad avere il suo fascino…

Perché secondo voi?

Uno di quei tizi che di tanto in tanto amiamo citare diceva: nell’impossibilità di poterci vedere chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità!” Questo tizio si chiamava Freud. Anche lui è un po’ retrò ormai… eppure forse non ha tutti i torti. Sarà che un po’ di questa oscurità ce la portiamo dietro nonostante tutte le lampadine accese? L’oscurità di una paura, di un’emozione che non ci piace e non sappiamo esprimere, di un disagio a cui ancora non abbiamo dato un nome, di una vocina che di tanto in tanto sembra ricordarci di ascoltarci un po’ più a fondo, perché dentro di noi ci sono ancora molte “zone oscure” o inesplorate. E allora Halloween forse è un momento per fare amicizia con quei mostriciattoli che abitano le nostre zone oscure, esorcizzando le paure in modo creativo e divertente… E, se così è, (tanto per tornare ai nostri temi) ci sembra anche un buon modo per fare prevenzione.. a patto ovviamente di starci con la zucca!!

Allora care streghe e cari stregoni in incognito, in attesa che sfoderiate nuovamente le vostre scope ultimo modello, vi aspettiamo sul camper!!!

Articolo scritto da Chiara Crocianelli operatrice Informabus

dipendenza

Dipendenze: che ne pensate?

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Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l’alcolismo, il caffeinismo e il tabagismo, da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, disturbo da alimentazione incontrollata), da relazioni con una persona, da sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva), da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), guardare la televisione, navigare su internet (internet dipendenza), giocare con i videogames.
Benchè esseri umani e topi condividano “solo” il 70% del codice genetico, spesso si sperimenta su questi animali; secondo uno studio per capire gli effetti di cocaina ed eroina 9 topi su 10 isolati in una gabbia scelgono l’acqua con la droga, piuttosto che quella senza.
Se però si amplia la gabbia, si mettono a disposizione delle palline colorate, cibo, gallerie nelle quali zampettare ed altri topi, nessun roditore muore, contro i 9 su 10 di cui sopra. I topi in compagnia usano circa 1/4 della droga dei loro simili isolati.
Pensate ora invece a quante persone a cui viene somministrata qualche droga pesante anche per mesi (in seguito a fratture del bacino per esempio), sviluppano una dipendenza; benchè la sostanza utilizzata in ospedale sia più pura e potente di quella che si può trovare per strada, nessun paziente, una volta dimesso dall’ospedale, va alla ricerca della droga.
Che si tratti di topi o di nostri simili, la questione non cambia: oltre all’effetto chimico sul cervello della sostanza (o di qualsiasi comportamento compulsivo che può dare luogo ad una dipendenza) dobbiamo considerare anche il contesto di vita; è questo che è fondamentale.
Qualunque categoria si prenda in esame, che si tratti di sostanze o di comportamenti da cui si diventa dipendenti, il contesto relazionale sembra avere grande peso nel tenere l’individuo lontano dalla condizione patologica.
Da un secolo circa i governi di quasi tutto il pianeta stanno portando avanti una guerra alla droga con cifre cresciute esponenzialmente investite nell’intento di far sparire le sostanze dalla circolazione. Nonostante ciò anche il consumo di droghe continua a crescere. E se non fosse questa la strada migliore da seguire?
D’altronde è più facile reprimere che affrontare il problema cercando di eliminare le cause che portano le persone a perdere il controllo della loro vita, ma è anche più efficace?
Esiste un’alternativa, voi che ne dite?
Quasi quindici anni fa il Portogallo aveva una delle situazioni peggiori di tutta Europa quanto a diffusione degli stupefacenti, con l’1 per cento della popolazione dipendente da eroina.
Avevano provato con la guerra alla droga, e il problema non faceva che peggiorare.
Così decisero di fare qualcosa di drasticamente diverso. Stabilirono di depenalizzare tutti gli stupefacenti, rinvestendo il denaro che prima spendevano per arresto e detenzione del tossicomane, e adoperandolo invece per rimetterlo in comunicazione – coi propri sentimenti e con la società più ampia. Il passo determinante è quello di assicurargli un’abitazione stabile e un posto di lavoro sociale così da offrirgli uno scopo nella vita, e una ragione per alzarsi dal letto.
Gli esseri umani hanno una profonda necessità di formare legami ed entrare in contatto gli uni con gli altri. È così che ci gratifichiamo. Se non siamo in grado di entrare in contatto con gli altri, c’è il rischio di entrare in contatto con una o più delle tante cause della dipendenza (polidipendenza). Abbiamo creato società umane all’interno delle quali isolarsi da ogni legame è più facile che mai prima d’ora.
Scrivendo quest’articolo per il blog dell’Informabus sto forse contribuendo paradossalmente ad isolarmi ed isolarvi? Allora passo e chiudo, ci vediamo sul camper, vi aspettiamo!