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Quale libertà per i diritti lgbtiq?

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Uno degli argomenti che a volte emergono nei dialoghi che il servizio Informabus ha con i ragazzi e le ragazze che si avvicinano all’unità di strada è quello dell’omosessualità. Ad esempio quando si parla di preservativi capita che uno dei ragazzi prenda in giro un altro del gruppo dicendo che lui il preservativo lo utilizza con persone dello stesso sesso. Probabilmente si tratta di uno scherzo bonario che però riflette ancora una mentalità discriminatoria nei confronti di orientamenti sessuali minoritari. In queste circostanze non perdiamo occasione per parlare dell’importanza del rispetto per chi vive la propria sessualità in maniera diversa.

Non dimentichiamo che solo nel 1973 l’American Psychiatric Association rimosse l’omosessualità dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, negando così la sua precedente definizione di omosessualità come disordine mentale. Oggi, perlomeno nella maggior parte dei paesi l’essere gay o lesbiche non è più punito dalla legge, ma ancora d’altra parte, molte nazioni del Medio Oriente e africane, così come vari stati asiatici, caraibici e sudpacifici, ritengono l’omosessualità illegale. In sei nazioni il comportamento omosessuale è punibile con l’ergastolo; in altre dieci la pena può giungere alla morte.

Secondo Wikipedia l’omosessualità è una variante naturale del comportamento animale che comporta l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale verso individui dello stesso sesso. Nella definizione di  orientamento sessuale, l’omosessualità viene collocata nel continuum etero-omosessuale della sessualità umana, riscontra in molte specie animali e in molte antiche culture le relazioni omosessuali erano altamente diffuse.

Tornando ai nostri giorni ci piace riportare la notizia che pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che dichiara i Paesi Ue “zona di libertà” per le persone “Lgbtiq”, ovvero  lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer. Si tratta di un atto simbolico per denunciare tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o l’orientamento sessuale delle persone, nonchè per prendere posizione contro ciò che sta accadendo in Polonia ed Ungheria. Nel documento approvato dall’europarlamento viene sottolineato che dal marzo 2019 più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi si sono autodefiniti zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBTIQ e che nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la “diffusione e promozione della propaganda LGBTIQ”.

Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro questa documento, ma daltronde non c’è da stupirsene viste le ideologie xenofobe ed intolleranti da cui provengono i due partiti della destra radicale italiana. Non a caso sempre La Lega e Fratelli d’Italia si sono anche opposti alla legge contro l’omofobia approvata alla Camera, ma non in Senato, che punirebbe col carcere chi commette violenza o incita a farlo sulla base dell’orientamento sessuale. L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge che tuteli in modo adeguato e specifico la comunità Lgbtqi. Secondo alcuni, a quanto pare, non c’è questa necessità.

Ma la realtà qual’è? Ogni anno nel “bel paese” si verificano da 100 a 200 casi di violenza e discriminazione nei confronti di appartenenti alla comunità lgbtiq, Nei registri delle associazioni LGBTQI dell’Italia settentrionale la metà degli iscritti viene dal Sud. Vuol dire che è altissima la percentuale di persone che abbandonano le proprie case, le proprie città, il proprio mondo nelle regioni del Sud per fuggire al Nord e sfuggire a pregiudizi e violenze. Si va  dalle aggressioni, agli adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, poi ci sono violenze familiari,  discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o ristoranti, scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, infine hate speech e di incitazione all’odio.

Sapete qual’è la percentuale di gay in Italia sulla popolazione totale? Il 5% dei nostri concittadini è gay e lo 0,1 trans. Ve l’aspettavate una cifra cosi? Io sinceramente no, sarà perche’ ancora, anche se meno di qualche anno fa, gli omosessuali e gli altri lgbtiq sono vittime di violenza e discriminazione, e non sono affatto incentivati a mostrare i loro sentimenti ed il loro modo di essere. Sarebbe ora nel 2021 no? Voi che ne pensate?

Pillola abortiva, si o no?

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Qualcuno che sta leggendo quest’articolo per caso sabato scorso 6 febbraio è passato in piazza Roma verso le 17:00? Se la risposta è affermativa allora sicuramente avrà visto tanta gente con striscioni, cartelli e bandiere.

Si trattava di persone molto diverse tra loro: c’erano ragazze, famiglie con bambini e passeggini, adulti, anziani, punk con creste e borchie; tutti però condividevano la voglia, l’urgenza di protestare contro la decisione della regione Marche di non accettare le nuove linee guida del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico, che allungano il periodo in cui si può ricorrere al farmaco fino alla nona settimana di gravidanza e annullano l’obbligo di ricovero (anche day hospital) in seguito all’assunzione della pillola Ru486 permettendo anche ai consultori di effettuare la somministrazione.

Innanzitutto cerchiamo di capire di che farmaco stiamo parlando: la pillola RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco ( in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica; il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia solo nel 2009. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio), la RU-486: ——— non richiede intervento chirurgico e anestesia, non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione (che è comunque prevista normativamente in alcuni Stati) – —— non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.); – può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell’embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

Attualmente la pillola della discordia è in uso in tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad eccezione della Polonia e della Lituania, oltre che dell’Irlanda e di Malta (paesi nei quali l’aborto è vietato). Per quanto attiene il resto del mondo, come nell’UE anche negli Usa, in molti paesi dell’Europa dell’est, in India, in Cina e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per capire meglio la questione bisogna tenere in considerazione il contesto in cui questa nuova situazione si innesta; nonostante l’aborto sia legale nel nostro paese dal 1978, (grazie alla legge 194) una parte dei cittadini per questioni etico-religiose non è daccordo con questa pratica. Padronissimi, per carità, ma dal non volersi avvalere di un diritto a voler negare agli altri di poterlo fare ce ne passa, eh? In Italia l’obiezione di coscienza sul tema (ginecologi che si rifiutano di eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza) è in media è del 70%, le Marche sono su quelle cifre, e il numero sta crescendo sempre più: continuando cosi, cosa succederà tra qualche anno?

A preoccupare è prima di tutto un dato: l’aborto clandestino esiste ancora. Lo ammette lo stesso Ministero della Salute, che, nella sua ultima relazione al Parlamento (gennaio 2019) approssimava una stima (ma non dati certi, trattandosi di una pratica illegale): tra le 10 e le 13 mila donne ogni anno ancora vi ricorrono. Che senso ha allora rendere ulteriormente difficile la via già difficile di chi sceglie di interrompere una gravidanza non desiderata? Molto probabilmente spesso si tratta di una scelta già difficile e sofferta.

Pertanto invece di mettere i bastoni tra le ruota a chi si trova in una situazione già difficile, forse sarebbe meglio cercare di lavorare sulla prevenzione, con informazioni e contraccezione: proprio quello che facciamo noi sul camper dell‘Unità di Strada Informabus! Venite a trovarci per dire la vostra, oppure commentate quest’articolo!

Adolescenti suicidi

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Oggi parliamo di un tema veramente scomodo: la morte di bambini ed adolescenti causate da suicidio o condotte autolesionistiche. Partiamo da 2 tragici fatti di cronaca verificatisi negli ultimi giorni: una bambina di 10 anni a Palermo e un bambino di 9 a Bari. Secondo una prima ricostruzione la piccola avrebbe raccolto la sfida che su “tik tok viene chiamata “hanging challenge” e che prevede una prova di resistenza; consiste nello stringersi una cintura attorno al collo e resistere il più possibile. Purtroppo la bambina è arrivata all’asfissia con conseguente morte cerebrale. Del bambino di Bari trovato impiccato in cameretta invece per ora si sa ben poco, praticamente solo che la morte è avvenuta per soffocamento e che il bambino è stato trovato dalla mamma con una cordicella stretta attorno al collo, agganciata ad un attaccapanni.

Quello che invece è evidente è che in quest’epoca di pandemia stanno crescendo gli episodi di autolesionismo o in alcuni casi di tentativi di suicidio tra bimbi ed adolescenti così come sta aumentando il numero dei ricoveri nel reparto di Neuropsichiatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni. Seconda causa di morte anche per i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Da una ricerca è emerso che in adolescenza un ragazzo su tredici ha tentato il suicidio, invece, la pianificazione o l’ideazione suicidaria comprende il 30% dei giovani (Kolves e De Leo, 2016). Il suicidio può essere definito non come desiderio di morte, ma come cessazione del flusso d’idee, come risoluzione del dolore psicologico insopportabile. Si può considerare il suicidio come un movimento di allontanamento da emozioni intollerabili, dolore insopportabile o forte angoscia e non come un movimento verso la morte. Il suicidio non è un atto impulsivo, come spesso si crede, la persona non decide improvvisamente di mettere fine alla propria esistenza, ma spesso è un atto meditato nel tempo. Il soggetto non riesce più a trovare uno scopo di vita, percepisce il proprio disagio interiore come intollerabile e arriva, quindi, a sentirsi “in-aiutabile”.
A lanciare l’allarme è Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del nosocomio pediatrico romano. “Da ottobre ad oggi, quindi dopo la prima ondata Covid, abbiamo registrato un aumento dei ricoveri del 30% circa. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”, aggiunge.

Poi continua: “Tutto questo è assolutamente associato al periodo di chiusura, gli adolescenti vivono con grande preoccupazione questo periodo e quindi c’è una ripercussione sui loro vissuti particolarmente importante. Mi comincio a chiedere quando tutta questa emergenza sarà finita quello che dovremo gestire. Sarà un’onda lunga”.

E ancora:  “C’è un altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici. Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione”.

Stiamo chiedendo di rimanere in stand by, di sospendere la propria vita a degli esseri viventi che hanno bisogno di fare, di fare eperienze reali, di sperimentare con il gruppo dei pari. Insomma la situazione è davvero critica, e le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Dall’opinione pubblica stanno aumentando il malcontento e le proteste per delle norme che penalizzano molto pesantemente i piu giovani per salvaguardare gli altri, ma forse stiamo chiedendo loro sforzi eccessivi? Voi che ne pensate?

Straight edge = rigare dritto

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Cosi si chiama un movimento nato nei primi anni 80 negli Usa da alcuni gruppi punk (per la precisione hard-core punk) in risposta al nichilismo dilagante in quegli anni attorno a loro. Questi giovani ragazzi ribelli ebbero la necessità di diffondere un concetto positivo di ribellione e di reazione; proposero di condurre uno stile di vita sano e sobrio, lontano da alcol, altre droghe, sesso promiscuo. Il fine era mantenersi lucidi, svegli, attivi, non perdere tempo e lottare per le loro battaglie idealiste, egualitarie, anticapitaliste, antiimperialiste ed ecologiste.

“una mente sobria è un’arma potente”

Tra questi nuovi punk, droghe e alcol cominciarono a essere visti come strumenti di controllo e oppressione, e il sesso occasionale associato a un meccanismo che spingeva a trattare le persone come oggetti e impediva la formazione di legami forti. La diffusione di questa “sottocultura” fu traghettata dallo stile di vita dei Minor Threat, descritto nelle canzoni “Straight edge” del 1981 (I’m a person just like you / But I’ve got better things to do / Than sit around and fuck my head / Hang out with the living dead”) e “Out Of Step” del 1983 (“I don’t smoke / I don’t drink / I don’t fuck / At least I can fucking think”).

Ian MacKaye, cantante dei Minor Threat

L’esigenza di distacco e di netta distinzione si avvertì anche nello stile di chi aveva sposato questa filosofia di vita in quegli anni di estrema perdizione: spariscono i vestiti con le borchie e le folli creste colorate in favore di uno stile più sobrio.
Iniziano ad apparire,  tatuate sulle mani degli straight edge, delle X nere; nel “Atlantic Club”, uno dei locali americani più in voga in quegli anni, era vietato distribuire alcolici ai minorenni che, una volta varcato l’ingresso del club, venivano timbrati con delle grosse X sulla mani, affinché fosse loro proibito il consumo di alcool. Politica abbracciata in pieno dagli sXe che emularono la simbologia delle X.

Il movimento Straight Edge è figlio di un estremo bisogno di libertà da qualsiasi tipo di dipendenza fisica o mentale; nasce, soprattutto, come unico metodo per ritrovare se stessi e non essere succubi di nessuna distrazione che possa distogliere la concentrazione dal proprio io cercando di custodire il concetto di libertà in senso assoluto. Sono passati quasi 40 anni, ma ancora ci sono seguaci di questa filosofia, in tutto il pianeta, Italia compresa; ad esempio il fumettista Michele Rech, più conosciuto come Zerocalcare è uno di loro. Sicuramente motivi per essere lucidi e determinati a cambiare il mondo ne potremmo trovare anche oggi; ad esempio l’emergenza ecologica, da cui è scaturita quella sanitaria, sociale ed economica del covid 19…

Invece i consumi di alcol e altre droghe tra i giovanissimi sono sempre in aumento, e sta anche tornando prepotentemente di moda l’eroina. Spesso i ragazzi e le ragazze, nell’età dell’adolescenza fanno certe cose per non essere da meno, per non essere considerati “sfigati”. Tutti bevono, tutti fumano, sniffano, prendono sciroppo per la tosse e sprite, te che fai? Ti dissoci? Non ti conformi? Ebbene c’è chi pensa che è più ribelle non consumare droghe e avere più energie psico-fisiche per cercare di realizzare i propri sogni! Voi che ne pensate?

Essere giovani in tempo di pandemia

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In questi ultimi giorni in cui la situazione covid-19 è di nuovo peggiorata si torna a parlare di restrizioni e in qualche regione anche di chiusura totale. Già qualche mese fa siamo stati costretti in questa situazione e le persone che ne hanno sofferto di più sono stati i bambini ed i giovani. Certamente a tutti noi è mancata la libertà di vedere amici e parenti e di poter fare ciò che vogliamo, ma chi si trova più in difficoltà se privato della possibilità di uscire di casa, giocare, correre e relazionarsi con gli altri? Indubbiamente chi è ancora nei primi anni della propria vita e ha l’urgenza, il bisogno di conoscere il mondo e gli altri, i propri pari d’età. Gli adulti possono utilizzare il tempo della solitudine per approfondire, studiare, coltivare passioni; ormai dovrebbero aver tessuto la loro trama di relazioni, formato la loro personalità e dovrebbero patire meno l’impossibilità di uscire e vedere altre persone.

Per i bambini e gli adolescenti è cosi importante il contatto fisico, il toccarsi, l’abbracciarsi; invece le regole vigenti sconsigliano, anzi reprimono questi bisogni. Deve essere veramente difficile vivere questo momento storica per queste giovani vite. Non tutti però la pensano così, tant’è che spesso i giovani sono stati criticati per la loro presunta mancanza di senso di responsabilità che avrebbero dimostrato affollando i corsi e le piazze delle nostre città, senza l’uso delle mascherine, o comunque non rispettando il distanziamento sociale.

Visto che la stragrande maggioranza dei malati (con sintomi) di Covid-19 è costituita da over 70, chiaramente sono quest’ultimi i più preoccupati. Alcuni anziani auspicano la chiusura di asili e scuole, perchè solo cosi secondo loro i contagi si fermeranno; però ci sono altri anziani come la sociologa Chiara Saraceno, 79 anni, secondo cui già i più giovani hanno già pagato prezzi altissimi in termini di ricadute psicologiche e materiali, di sviluppo cognitivo, di aumento delle disuguaglianze durante la cosiddetta prima ondata. Per cui, sostiene l’altruista signora Saraceno, ora tocca agli anziani fare un passo indietro e sacrificarsi, autolimitando la propria mobilità, anche se non deve essere facile accettare di non vivere pienamente gli ultimi anni della propria vita.

Altri come il critico letterario Alberto Asor Rosa invece sostengono che isolare gli anziani dalle generazioni più giovani sia sbagliato, perchè le relazioni tra persone appartenenti a due età cosi diverse è molto importante e fonte di grande ricchezza. Probabilmente entrambe le posizioni hanno ragion d’essere… Voi che ne pensate?

Guerra alla droga?

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Tante volte ragazzi e ragazze saliti sul camper Informabus mi hanno chiesto se io, che parlavo loro di rischi legati all’uso e abuso di sostanze, fossi a favore della legalizzazione delle droghe, in particolare di quelle leggere; oggi affrontiamo proprio tale questione.                                                             

Il 7 maggio scorso, la Global Commission on Drug Policy ha pubblicato un nuovo rapporto sull’applicazione delle leggi sulla droga nel mondo.
Fondata da ex capi di Stato o di governo, da leader esperti e noti del mondo politico, economico e culturale, la Commissione è senza dubbio tra i più autorevoli soggetti internazionali in sostegno a politiche sulla droga basate su prove scientifiche, diritti umani, salute pubblica e sicurezza.

Ciò che emerge è che dopo cinquant’anni di approccio repressivo e “militarista”, la guerra alla droga ha fallito nel ridurre il consumo di sostanze stupefacenti e nel contrastare efficacemente il narcotraffico internazionale ed ha ulteriormente impoverito ed emarginato le fasce più deboli della popolazione.       

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Le 52 pagine, ricche di dati e analisi, del rapporto si traducono in un appello a tutti gli Stati affinché riconoscano l’inadeguatezza delle leggi repressive sul consumo e il possesso di sostanze e avviino riforme coraggiose in materia. Si invitano inoltre gli Stati a riconoscere la natura transnazionale delle organizzazioni criminali e a dotarsi di adeguati strumenti che consentano alle forze dell’ordine di coordinarsi a livello internazionale. Viene inoltre rilevato come la regolamentazione delle droghe, partendo proprio dai dati che arrivano dai Paesi che hanno legalizzato la cannabis, unitamente ad un approccio che dia priorità a salute, pubblica sicurezza e diritti umani, rappresenti “la via responsabile per indebolire la criminalità organizzata e al contempo per salvaguardare principi più ampi di giustizia, sviluppo e inclusione sociale ed economica”.

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La Commissione infrange quindi il tabù sulle conseguenze negative della cosiddetta “war on drugs”, chiedendo agli Stati membri del’ONU, e quindi anche all’Italia, un cambiamento di paradigma affinché si dia priorità alla tutela del cittadino attraverso interventi di prevenzione e di riduzione del danno e del rischio nel consumo di sostanze, e si abbandonino leggi repressive che colpiscono esclusivamente i consumatori.                                   

Daltronde è risaputo che le carceri sono piene di persone detenute per reati inerenti alle droghe: l’Italia con il 31,3% dei detenuti ristretti per violazione delle leggi sulla droga continua a essere come l’anno scorso il Paese del Consiglio d’Europa con il più alto numero di condannati in via definitiva per reati di droga. L’Italia stacca di più di 12 punti percentuali Spagna (19%) e Francia (18,3%), di quasi 20 punti la Germania (12,6%) e si mantiene ben oltre la media europea ferma al 18%.                                             

Se l’esito di questo rapporto venisse preso in considerazione, con i soldi risparmiati passando da un approccio repressivo ad uno preventivo, servizi come l’Unità di Strada Informabus potrebbero essere potenziati ed essere anche più efficaci. Chissà quando cambiera’ questo paradigma?

La droga? Le droghe!

Sacha Moccheggiani 2 comments

Come molti avranno saputo dai vari media purtroppo qualche giorno fa, a Terni, sono morti due ragazzi di 15 e 16 anni. Per ora si sa solo che la morte è stata causata da una sostanza tossica, e che i due non avevano patologie.  Avevano concluso una serata bevendo il contenuto di una boccetta comprata da un quarantenne per 15 euro; uno dei problemi che contribuiscono a dare luogo a queste morti di giovanissimi/e è proprio il fatto che con pochissimi soldi ci si può sballare da morire. Qualche decennio fa un grammo di eroina costava 120 mila lire, non era a portata di tutti. 

All’ interno della boccetta in questione ci sarebbe stato del metadone diluito con acqua  Si tratta di un oppioide  sintetico utilizzato per ridurre l’assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti  Se questa sostanza è assunta in quantità controllata, da un tossicodipendente da oppiacei, non ci sono pericoli per la salute; se invece ad assumerla è qualcuno il cui organismo non è abituato a queste sostanze, gli effetti possono essere letali.                                                                                                Nel caso dei due adolescenti umbri sembra essersi verificata proprio questa spiacevole evenienza; i due ragazzi sono morti di arresto cardiaco, nel sonno. Ognuno a casa sua. Isolati, come si viveva durante il lock down. Forse il nesso più sostanziale con gli scorsi mesi di reclusione forzata però è che in quel periodo il mercato delle droghe illegali ha avuto grandi difficoltà, per cui sono state immesse nel mercato sostanze legali, (reperibili dai servizi per tossicodipendenti), usate in medicina, che però sono molto pericolose se non le si conosce. Il metadone e la codeina sono tra queste.  Tra le ipotesi delle cause della morti dei due ragazzi c’è anche la codeina, un analgesico usato per calmare la tosse, di moda da qualche anno tra i giovani che lo usano per sballarsi.            In Italia ancora queste morti di giovanissimi per assunzioni di sostanza sintetiche si verificano ancora rado, in altri paesi, come negli Usa, sono molto più diffuse. La causa principale di queste tragedie sono l’ignoranza, la mancanza di informazioni sulle differenti sostanze stupefacenti.

La demonizzazione indiscriminata della droga ha queste conseguenze.      Molto più intelligente e costruttivo distinguere tra le varie droghe, i loro diversi effetti e la loro differente pericolosità.                                                       

L‘Informabus unità di strada del comune di Ancona da più di 15 anni gira le strade e le piazze di questa città e da qualche anno naviga nella rete per dare informazioni ai giovani e giovanissimi sui comportamenti a rischio, tra cui in particolare sugli effetti e i rischi delle diverse droghe. Come dimostrano anche i fatti di cronaca il nostro lavoro è più importante e necessario che mai; ommentate, contateci o veniteci a trovare sul camper!

Estate anconetana

Sacha Moccheggiani No Comments

Dopo gli scorsi mesi difficili di lockdown finalmente da qualche tempo si può uscire, anche se con cautele e precauzioni. Non è facilissimo per gli esercenti, nè per i clienti rispettare le regole imposte dal governo per arginare il covid 19; se poi si litiga fino a venire alla mani, (e alle bottiglie anche…. solo perchè quella ragazza che ora sta con te prima stava con me, ed io ti guardo male, e tu mi guardi male…Litigare per le femmine, come gli animali, se poi l’alcol fa emergere la parte più bestiale… Come avrete capito stiamo parlando del fatto che nelle ultime settimane si sono verificate varie risse nella piazza principale della movida anconetana, piazza del Plebiscito.

Se si hanno tante energie da sfogare, dovute anche allo stress accumulato nei mesi scorsi, una bella giornata di mare è consigliata; oppure se non si è appagati e si vuole uscire, forse la sera meglio godersi una tranquilla serata all’aperto in compagnia, senza esagerare e non diventare molesti. Oppure è auspicabile approfittare del fatto che, quando ormai qualcuno pronosticava un’estate di lockdown, sono riprese anche tanti interessanti eventi come cinema all’aperto, concerti di vari generi musicali, teatro, incontri culturali… Insomma le possibilità per stare bene sono tante…Se volete ne parliamo una delle prossime sere nei pressi del camper dell’unità di strada Informabus!

Dipendenze tecnologiche ai tempi dei Coronavirus

Sacha Moccheggiani 2 comments

Il fatto di dover stare a casa praticamente tutto il giorno per contenere il contagio potrebbe avere non poche ripercussioni sul nostro stato emotivo e psicologico. Se la carenza degli stimoli del mondo esterno di cui dobbiamo fare a meno possono essere almeno in parte compensati dalle nostre attività suil web, d’altro canto queste possono dar luogo a vari problemi.
Con lo smart working o ancor di più con la completa sospensione del lavoro o delle normale attività, i confini e i ritmi delle attività quotidiane si sono fatti più fluidi con la conseguenza di una possibile sregolazione degli equilibri abituali; ciò può comportare un disordine nei ritmi della giornata ed un accumulo di tensioni che soprattutto di notte possono emergere con prepotenza. La sedentarietà può portare ad un surplus di energie che si traducono in tensione fisica e mentale, particolarmente accentuate in persone predisposte all’ansia o tendenti a comportamenti compulsivi.
Probabilmente in questo modo si possono spiegare dati come il picco di quasi il 50% in più rispetto al normale di visite a siti pornografici come Porn Hub. Inoltre alcuni portali del porno stanno offrendo abbonamenti gratuiti in queste settimane di quarantena. Il pericolo è quello di fuggire dalla prigione della solitudine per entrare in quella della dipendenza tecnologica o da pornografia. La pornodipendenza può portare al progressivo disinteresse verso la sessualità con il partner, la chiusura e l’isolamento. Per single e coppie non conviventi una delle conseguenze della odierna situazione di isolamento è l’astinenza dai rapporti sessuali.    A questo si può ovviare grazie alle moderne frontiere della sessualità in remoto come il sexting e le videochat. Qui le necessarie precauzioni riguardano la tutela della privacy e l’anonimato per prevenire il rischio di fenomeni di Cyberbullismo e Revenge-Porn basati sulla diffusione non consensuale di immagini intime.

In queste settimane la maggior parte delle persone è a rischio di dipendenza dai social e dall’Information-Overload, ossia la ricerca compulsiva di informazioni on-line. Questa pratica può essere particolarmente insidiosa generando confusione e ulteriore ansietà sui temi relativi al contagio da Coronavirus Covid-19 ma anche su allarmi e previsioni riguardanti le conseguenze sociali e politiche future. A queste paure del futuro sono collegate dipendenze come quella dal gioco online che potrebbe essere stimolato dall’illusione di guadagni alternativi in un momento in cui l’economia di molti è ferma o in remissione. Invece la chiusura di esercizi commerciali e la percezione di maggior difficoltà di reperire determinati prodotti potrebbe amplificare la tendenza allo shopping compulsivo online che insieme al gioco rischia di mettere ulteriormente in crisi le finanze di queste persone.

Tutto quanto descritto finora rientra nella cosiddettta internet addiction che comprende tra i suoi sintomi la perdita del senso del tempo online, il progressivo impoverimento dell’impegno riposto in altri interessi e attività, l’iniziale euforia a cui segue il senso di colpa per l’eccessivo utilizzo della rete, la chiusura e l’isolamento rispetto alla famiglia e agli amici. Insomma in questo periodo si tratterebbe di un isolamento nell’isolamento.

Per evitare di incorrere in questi problemi si può stabilire e  monitorare il tempo passato on line e definito un budget di spesa per e-commerce e giochi a pagamento.et ragionato per spese da effettuare su siti di e-commerce e giochi a pagamento. Per evitare di venire travolti dall’information-overload è bene riferirsi esclusivamente a fonti informative ufficiali e autorevoli. Gli psicoterapeuti consigliano anche di mantenere interazioni sociali attraverso conversazioni telefoniche e non solo chat testuali; per staccarsi e compensare il tempo speso davanti allo schermo è provvedere a una routine di esercizi fisici e possibilmente tecniche di rilassamento e pratiche meditative.Per fronteggiare l’eccessivo utilizzo di pornografia che può portare ad una overdose di immagini e stimoli visivi con conseguente perdita di contatti con la sessualità reale i sessuologi consigliano di alternare la lettura di racconti erotici per un’eterogeneità di stimoli.                                                                  Se l’autoerotismo può ricoprire un’utile funzione sensuale e distensiva, può però assumere carattere compulsivo se utilizzata per sedare un ricorrente stato di inquietudine e ansietà. In quest’ultimo caso è opportuno elaborare e affrontare i motivi del proprio stato d’animo individuando strategie più mirate per la gestione dell’ansia.

Se si pensa di avere un problema non bisogna vergognarsi ma sentirsi orgogliosi di provare a star meglio; non c’è assolutamente niente di male a chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta per affrontare in modo efficace la situazione. In questo periodo molti professionisti stanno offrendo servizi in videoconferenza per garantire supporto durante l’emergenza. Restare a casa corrisponde a una responsabilità sociale oltre ad assumere un valore protettivo verso se stessi. Associarvi una particolare cura del proprio benessere fisico e psicologico garantisce un atteggiamento attivo e positivo.

Cannabinoidi sintetici

Sacha Moccheggiani No Comments

Da qualche anno ormai si sente parlare di cannabinoidi sintetici, chiamati anche Spyce, K2, X, Tai high hawaiian haze, Mary joy, Exodus damnation, Ecsess, Devil’s weed, Clockwork orange, Bombay blue extreme, Blue cheese, Black mamba, Annihilation.
Nel nostro Paese, 1 ragazzo su 10 in età adolescenziale ha consumato cannabinoidi sintetici almeno una volta, secondo il rapporto di Espad Italia.

Le sostanze chimiche contenute all’interno di queste droghe agiscono come i cannabinoidi, legandosi ai recettori di cannabinoidi nel cervello, (noi nel nostro cervello produciamo endocannabinoidi), ma non hanno la stessa azione dei cannabinoidi naturali e qui risiede il loro pericolo. I cannabinoidi sintetici funzionano “meglio” sui recettori cannabinoidi rispetto a quelli naturali, e per questo risultano potentissimi e possono produrre effetti così tossici

Uno studio recente, “Ischemic stroke after use of the synthetic marijuana ‘spice,” pubblicato l’8 novembre su Neurology dai ricercatori dell’Università della Florida del sud, traccia un collegamento fra l’uso di cannabis sintetica e l’ictus. A differenza della marijuana, con cui è praticamente impossibile andare in overdose, un uso massiccio di cannabis sintetica può provocare allucinazioni intense, palpitazioni, incapacità nell’articolare suoni, vomito, eccessi psicotici, paranoia, agitazione, tremori, innalzamento della temperatura corporea e attacchi di cuore. Nei casi più estremi si può anche arrivare alla morte. Vi abbiamo convinto a starne alla larga?