adolescenti

La capacità di prendere decisioni e le altre life skills

informabusancona No Comments

Tante volte sul camper mi trovo a parlare con le ragazze ed i ragazzi dell’importanza della consapevolezza nelle scelte che fanno riguardo ai comportamenti a rischio. Fare sesso occasionale con o senza preservativo, provare una sostanza o non provarla, o piu semplicemente bere alcolici a stomaco vuoto o pieno può cambiare non solo una serata, ma anche un’intera esistenza.

La “capacità di prendere decisioni” rientra nel novero delle 10 “life skills”, l’insieme di abilità sociali, cognitive e personali che consentono di affrontare positivamente le richieste e le sfide che ci riserva la vita quotidiana. Vediamole un pò nel dettaglio:

  1. la capacità di prendere decisioni ovvero decision making: saper elaborare in modo attivo il processo decisionale sostenendo la decisione più opportuna;
  2. la capacità di risolvere i problemi  (il problem solving) saper risolvere in modo costruttivo i problemi e le criticità;
  3. il pensiero creativo, cioè l’abilità di trovare soluzioni alternative alle svariate situazioni che si presentano nella vita. Essa ha un ruolo importante nella richiestissima capacità di problem solving;
  4. il senso critico: la capacità di ri-elaborare in modo autonomo e oggettivo situazioni e avvenimenti; il pensiero critico potrebbe sostenere moltissimo i giovani a contrastare e gestire meglio quelli che sono gli innegabili “rischi” che si celano in un utilizzo “non etico della Rete internet”;
  5. la comunicazione efficace: sapersi esprimere in modo efficace nelle diverse situazioni, saper esprimere sentimenti, bisogni e stati d’animo in modo appropriato, essere in grado di ascoltare l’altro;
  6. la capacità di relazionarsi con gli altri, ossia l’abilità di stabilire e mantenere relazioni significative in modo positivo e saper interrompere relazioni, se necessario, in modo costruttivo e non violento;
  7. la conoscenza di sé, delle proprie abilità, dei propri punti di forza e di debolezza e dei propri bisogni;
  8. l’empatia ossia la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, cioè di ascoltare senza pre-giudizi, cercando di capire il punto di vista dell’altro;
  9.  la gestione delle emozioni: consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di gestione delle stesse in un contesto multiplo;
  10. la gestione dello stress ovvero la capacità di riconoscere le cause che creano tensione, di saper mettere in atto dei cambiamenti, di sapersi adattare alle situazioni.

Tali competenze possono essere raggruppate secondo 3 aree:

  • EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress
  • RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
  • COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo

Ormai quasi 30 anni fa, nel 1993, per la prima volta il Dipartimento di Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva confermato tali abilità psicosociali quali competenze privilegiate per promuovere l’educazione alla salute nell’ambito scolastico e, prima ancora, nell’ambito personale.

Sempre secondo l’OMS la fascia di età adatta per cominciare ad apprendere tali competenze sia tra i 6 e16 anni, periodo in cui eventuali comportamenti a rischio non sono ancora cristallizzati. Ma queste abilità sono importanti in tutte le fasi della vita di una persona e in ogni contesto, a scuola, in ambiente lavorativo, ma in generale nella vita quotidiana. Possedere adeguate competenze interpersonali, ad esempio, ti permette di avere relazioni migliori perché basate sulle interazioni sicure e scambi basati sul reciproco rispetto. Nelle scuole spesso vengono trasmesse competenze che riguardano le materie di studio, ma l’arte di “imparare a vivere” è spesso relegata al “fai da te.” Oppure se sei fortunato, ti imbatti nel servizio Informabus che nei suoi progetti negli istituti superiori, e durante le sue uscite per le strade e per le piazze di Ancona ha spesso parlato ai ragazzi con cui è venuto in contatto.

Volete approfondire il discorso? Commentate l’articolo, oppure scriveteci ai nostri account facebook o instagram, o se preferite vi aspettiamo sul nostro camper colorato che gira per la città!

Quale libertà per i diritti lgbtiq?

informabusancona No Comments

Uno degli argomenti che a volte emergono nei dialoghi che il servizio Informabus ha con i ragazzi e le ragazze che si avvicinano all’unità di strada è quello dell’omosessualità. Ad esempio quando si parla di preservativi capita che uno dei ragazzi prenda in giro un altro del gruppo dicendo che lui il preservativo lo utilizza con persone dello stesso sesso. Probabilmente si tratta di uno scherzo bonario che però riflette ancora una mentalità discriminatoria nei confronti di orientamenti sessuali minoritari. In queste circostanze non perdiamo occasione per parlare dell’importanza del rispetto per chi vive la propria sessualità in maniera diversa.

Non dimentichiamo che solo nel 1973 l’American Psychiatric Association rimosse l’omosessualità dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, negando così la sua precedente definizione di omosessualità come disordine mentale. Oggi, perlomeno nella maggior parte dei paesi l’essere gay o lesbiche non è più punito dalla legge, ma ancora d’altra parte, molte nazioni del Medio Oriente e africane, così come vari stati asiatici, caraibici e sudpacifici, ritengono l’omosessualità illegale. In sei nazioni il comportamento omosessuale è punibile con l’ergastolo; in altre dieci la pena può giungere alla morte.

Secondo Wikipedia l’omosessualità è una variante naturale del comportamento animale che comporta l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale verso individui dello stesso sesso. Nella definizione di  orientamento sessuale, l’omosessualità viene collocata nel continuum etero-omosessuale della sessualità umana, riscontra in molte specie animali e in molte antiche culture le relazioni omosessuali erano altamente diffuse.

Tornando ai nostri giorni ci piace riportare la notizia che pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che dichiara i Paesi Ue “zona di libertà” per le persone “Lgbtiq”, ovvero  lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer. Si tratta di un atto simbolico per denunciare tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o l’orientamento sessuale delle persone, nonchè per prendere posizione contro ciò che sta accadendo in Polonia ed Ungheria. Nel documento approvato dall’europarlamento viene sottolineato che dal marzo 2019 più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi si sono autodefiniti zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBTIQ e che nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la “diffusione e promozione della propaganda LGBTIQ”.

Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro questa documento, ma daltronde non c’è da stupirsene viste le ideologie xenofobe ed intolleranti da cui provengono i due partiti della destra radicale italiana. Non a caso sempre La Lega e Fratelli d’Italia si sono anche opposti alla legge contro l’omofobia approvata alla Camera, ma non in Senato, che punirebbe col carcere chi commette violenza o incita a farlo sulla base dell’orientamento sessuale. L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge che tuteli in modo adeguato e specifico la comunità Lgbtqi. Secondo alcuni, a quanto pare, non c’è questa necessità.

Ma la realtà qual’è? Ogni anno nel “bel paese” si verificano da 100 a 200 casi di violenza e discriminazione nei confronti di appartenenti alla comunità lgbtiq, Nei registri delle associazioni LGBTQI dell’Italia settentrionale la metà degli iscritti viene dal Sud. Vuol dire che è altissima la percentuale di persone che abbandonano le proprie case, le proprie città, il proprio mondo nelle regioni del Sud per fuggire al Nord e sfuggire a pregiudizi e violenze. Si va  dalle aggressioni, agli adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, poi ci sono violenze familiari,  discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o ristoranti, scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, infine hate speech e di incitazione all’odio.

Sapete qual’è la percentuale di gay in Italia sulla popolazione totale? Il 5% dei nostri concittadini è gay e lo 0,1 trans. Ve l’aspettavate una cifra cosi? Io sinceramente no, sarà perche’ ancora, anche se meno di qualche anno fa, gli omosessuali e gli altri lgbtiq sono vittime di violenza e discriminazione, e non sono affatto incentivati a mostrare i loro sentimenti ed il loro modo di essere. Sarebbe ora nel 2021 no? Voi che ne pensate?

Adolescenti suicidi

informabusancona No Comments

Oggi parliamo di un tema veramente scomodo: la morte di bambini ed adolescenti causate da suicidio o condotte autolesionistiche. Partiamo da 2 tragici fatti di cronaca verificatisi negli ultimi giorni: una bambina di 10 anni a Palermo e un bambino di 9 a Bari. Secondo una prima ricostruzione la piccola avrebbe raccolto la sfida che su “tik tok viene chiamata “hanging challenge” e che prevede una prova di resistenza; consiste nello stringersi una cintura attorno al collo e resistere il più possibile. Purtroppo la bambina è arrivata all’asfissia con conseguente morte cerebrale. Del bambino di Bari trovato impiccato in cameretta invece per ora si sa ben poco, praticamente solo che la morte è avvenuta per soffocamento e che il bambino è stato trovato dalla mamma con una cordicella stretta attorno al collo, agganciata ad un attaccapanni.

Quello che invece è evidente è che in quest’epoca di pandemia stanno crescendo gli episodi di autolesionismo o in alcuni casi di tentativi di suicidio tra bimbi ed adolescenti così come sta aumentando il numero dei ricoveri nel reparto di Neuropsichiatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni. Seconda causa di morte anche per i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Da una ricerca è emerso che in adolescenza un ragazzo su tredici ha tentato il suicidio, invece, la pianificazione o l’ideazione suicidaria comprende il 30% dei giovani (Kolves e De Leo, 2016). Il suicidio può essere definito non come desiderio di morte, ma come cessazione del flusso d’idee, come risoluzione del dolore psicologico insopportabile. Si può considerare il suicidio come un movimento di allontanamento da emozioni intollerabili, dolore insopportabile o forte angoscia e non come un movimento verso la morte. Il suicidio non è un atto impulsivo, come spesso si crede, la persona non decide improvvisamente di mettere fine alla propria esistenza, ma spesso è un atto meditato nel tempo. Il soggetto non riesce più a trovare uno scopo di vita, percepisce il proprio disagio interiore come intollerabile e arriva, quindi, a sentirsi “in-aiutabile”.
A lanciare l’allarme è Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del nosocomio pediatrico romano. “Da ottobre ad oggi, quindi dopo la prima ondata Covid, abbiamo registrato un aumento dei ricoveri del 30% circa. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”, aggiunge.

Poi continua: “Tutto questo è assolutamente associato al periodo di chiusura, gli adolescenti vivono con grande preoccupazione questo periodo e quindi c’è una ripercussione sui loro vissuti particolarmente importante. Mi comincio a chiedere quando tutta questa emergenza sarà finita quello che dovremo gestire. Sarà un’onda lunga”.

E ancora:  “C’è un altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici. Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione”.

Stiamo chiedendo di rimanere in stand by, di sospendere la propria vita a degli esseri viventi che hanno bisogno di fare, di fare eperienze reali, di sperimentare con il gruppo dei pari. Insomma la situazione è davvero critica, e le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Dall’opinione pubblica stanno aumentando il malcontento e le proteste per delle norme che penalizzano molto pesantemente i piu giovani per salvaguardare gli altri, ma forse stiamo chiedendo loro sforzi eccessivi? Voi che ne pensate?

Gli adolescenti e la pandemia

informabusancona No Comments

Gli anni dell’adolescenza di solito sono quelli in cui si vivono “le prime volte”: prima uscita con il/la ragazzo/a che ti piace, il primo bacio, la prima volta che si fa l’amore, prima volta che si fa tardi la sera, ci si apre al mondo e ci si inizia a sperimenta lontano dal nido familiare; esperienze fondamentali per crescere e formare la propria identità. Chi vive questa fase della propria vita in questo periodo storico rischia di dover posticipare queste tappe e di vivere invece altre prime volte: la prima didattica a distanza, il primo lockdown, il primo compleanno senza amici e amiche…

Ho sentito per radio di alcuni nonni che hanno detto di voler rinunciare alla propria dose di vaccino per cederla ai nipoti, in modo che possano tornare a scuola e porre fine a questa reclusione. Ho sentito anche un’altra signora di 80 anni ha detto che secondo lei i vaccini andrebbero somministrati prima ad insegnanti e studenti, in maniera tale da permettere a questi ultimi di poter tornare alla loro vita, perlomeno di mattina, perchè loro sono il futuro, mentre i suoi coetanei sono il passato. Purtroppo queste voci mi sembrano isolate nel coro di coloro che rimproverano i ragazzi e le ragazze di stare troppo vicini, senza le mascherine, o dicono loro: “noi abbiamo vissuto la guerra, che vuoi che sia qualche mese di restrizioni, distanziamento sociale, mascherine, didattica a distanza…pensassero ad Anna Frank…”.

Quali saranno le conseguenze psicologiche e relazionali per questi ragazzi e ragazze, una volta che parentesi di semi prigionia si chiuderanno? Secondo il recente rapporto di Save the Children ben 6 ragazzi su 10 ritengono che il lockdown abbia avuto e stia avendo ripercussioni negative sulla propria capacità di socializzare e sul proprio stato d’animo e umore e allo stesso tempo il 50% dei ragazzi, 1 su 2, ritiene che anche le proprie amicizie abbiano subito ripercussioni negative a causa dell’impossibilità di andare a scuola.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 220036870-a087783a-b739-4cb3-9b8f-e18e9145098d-1024x580.jpg

Escludendo la possibilità di relazionarsi con gli altri gli adolescenti si sono chiusi in sé stessi, dismettendo in qualche modo il loro ruolo. Non hanno voglia di fare dibattiti, di contrastare i genitori e di esprimere il loro punto di vista. La loro voglia di relazionarsi con gli altri, visto che non ne hanno la possibilità, è andata scemando. E per questo motivo la questione della scuola è centrale e tragica. Tolte le scuole viene meno l’asse portante delle relazioni; rischiamo davvero che gli adolescenti finiscano ripiegati su sé stessi. Oggi come oggi non soltanto il presente è diventato arido ma è anche estremamente difficile per i più giovani immaginare il proprio futuro.

I ragazzi e le ragazze che si avvicinano al camper dell’unità di Strada Informabus mi confermano di avere queste difficoltà, questi disagi. Voi cosa ne pensate?

Straight edge = rigare dritto

informabusancona No Comments


Cosi si chiama un movimento nato nei primi anni 80 negli Usa da alcuni gruppi punk (per la precisione hard-core punk) in risposta al nichilismo dilagante in quegli anni attorno a loro. Questi giovani ragazzi ribelli ebbero la necessità di diffondere un concetto positivo di ribellione e di reazione; proposero di condurre uno stile di vita sano e sobrio, lontano da alcol, altre droghe, sesso promiscuo. Il fine era mantenersi lucidi, svegli, attivi, non perdere tempo e lottare per le loro battaglie idealiste, egualitarie, anticapitaliste, antiimperialiste ed ecologiste.

“una mente sobria è un’arma potente”

Tra questi nuovi punk, droghe e alcol cominciarono a essere visti come strumenti di controllo e oppressione, e il sesso occasionale associato a un meccanismo che spingeva a trattare le persone come oggetti e impediva la formazione di legami forti. La diffusione di questa “sottocultura” fu traghettata dallo stile di vita dei Minor Threat, descritto nelle canzoni “Straight edge” del 1981 (I’m a person just like you / But I’ve got better things to do / Than sit around and fuck my head / Hang out with the living dead”) e “Out Of Step” del 1983 (“I don’t smoke / I don’t drink / I don’t fuck / At least I can fucking think”).

Ian MacKaye, cantante dei Minor Threat

L’esigenza di distacco e di netta distinzione si avvertì anche nello stile di chi aveva sposato questa filosofia di vita in quegli anni di estrema perdizione: spariscono i vestiti con le borchie e le folli creste colorate in favore di uno stile più sobrio.
Iniziano ad apparire,  tatuate sulle mani degli straight edge, delle X nere; nel “Atlantic Club”, uno dei locali americani più in voga in quegli anni, era vietato distribuire alcolici ai minorenni che, una volta varcato l’ingresso del club, venivano timbrati con delle grosse X sulla mani, affinché fosse loro proibito il consumo di alcool. Politica abbracciata in pieno dagli sXe che emularono la simbologia delle X.

Il movimento Straight Edge è figlio di un estremo bisogno di libertà da qualsiasi tipo di dipendenza fisica o mentale; nasce, soprattutto, come unico metodo per ritrovare se stessi e non essere succubi di nessuna distrazione che possa distogliere la concentrazione dal proprio io cercando di custodire il concetto di libertà in senso assoluto. Sono passati quasi 40 anni, ma ancora ci sono seguaci di questa filosofia, in tutto il pianeta, Italia compresa; ad esempio il fumettista Michele Rech, più conosciuto come Zerocalcare è uno di loro. Sicuramente motivi per essere lucidi e determinati a cambiare il mondo ne potremmo trovare anche oggi; ad esempio l’emergenza ecologica, da cui è scaturita quella sanitaria, sociale ed economica del covid 19…

Invece i consumi di alcol e altre droghe tra i giovanissimi sono sempre in aumento, e sta anche tornando prepotentemente di moda l’eroina. Spesso i ragazzi e le ragazze, nell’età dell’adolescenza fanno certe cose per non essere da meno, per non essere considerati “sfigati”. Tutti bevono, tutti fumano, sniffano, prendono sciroppo per la tosse e sprite, te che fai? Ti dissoci? Non ti conformi? Ebbene c’è chi pensa che è più ribelle non consumare droghe e avere più energie psico-fisiche per cercare di realizzare i propri sogni! Voi che ne pensate?

Essere giovani in tempo di pandemia

informabusancona 2 comments

In questi ultimi giorni in cui la situazione covid-19 è di nuovo peggiorata si torna a parlare di restrizioni e in qualche regione anche di chiusura totale. Già qualche mese fa siamo stati costretti in questa situazione e le persone che ne hanno sofferto di più sono stati i bambini ed i giovani. Certamente a tutti noi è mancata la libertà di vedere amici e parenti e di poter fare ciò che vogliamo, ma chi si trova più in difficoltà se privato della possibilità di uscire di casa, giocare, correre e relazionarsi con gli altri? Indubbiamente chi è ancora nei primi anni della propria vita e ha l’urgenza, il bisogno di conoscere il mondo e gli altri, i propri pari d’età. Gli adulti possono utilizzare il tempo della solitudine per approfondire, studiare, coltivare passioni; ormai dovrebbero aver tessuto la loro trama di relazioni, formato la loro personalità e dovrebbero patire meno l’impossibilità di uscire e vedere altre persone.

Per i bambini e gli adolescenti è cosi importante il contatto fisico, il toccarsi, l’abbracciarsi; invece le regole vigenti sconsigliano, anzi reprimono questi bisogni. Deve essere veramente difficile vivere questo momento storica per queste giovani vite. Non tutti però la pensano così, tant’è che spesso i giovani sono stati criticati per la loro presunta mancanza di senso di responsabilità che avrebbero dimostrato affollando i corsi e le piazze delle nostre città, senza l’uso delle mascherine, o comunque non rispettando il distanziamento sociale.

Visto che la stragrande maggioranza dei malati (con sintomi) di Covid-19 è costituita da over 70, chiaramente sono quest’ultimi i più preoccupati. Alcuni anziani auspicano la chiusura di asili e scuole, perchè solo cosi secondo loro i contagi si fermeranno; però ci sono altri anziani come la sociologa Chiara Saraceno, 79 anni, secondo cui già i più giovani hanno già pagato prezzi altissimi in termini di ricadute psicologiche e materiali, di sviluppo cognitivo, di aumento delle disuguaglianze durante la cosiddetta prima ondata. Per cui, sostiene l’altruista signora Saraceno, ora tocca agli anziani fare un passo indietro e sacrificarsi, autolimitando la propria mobilità, anche se non deve essere facile accettare di non vivere pienamente gli ultimi anni della propria vita.

Altri come il critico letterario Alberto Asor Rosa invece sostengono che isolare gli anziani dalle generazioni più giovani sia sbagliato, perchè le relazioni tra persone appartenenti a due età cosi diverse è molto importante e fonte di grande ricchezza. Probabilmente entrambe le posizioni hanno ragion d’essere… Voi che ne pensate?

Per il compleanno dei 18 anni…

informabusancona one comments

Avete sentito parlare della morte della ragazza della provincia di Terni che per il suo diciottesimo compleanno aveva ricevuto come regalo dal ragazzo la sua prima dose di eroina? Purtroppo è stata anche l’ultima.. dose… ed esperienza della sua vita; infatti la mattina del giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare questo giorno speciale, Maria Chiara è stata trovata morta a casa del fidanzato. Lui ha detto che di aver assecondato il suo desiderio di provare l’eroina per celebrare la sua maggiore età. Avevano “smezzato” 20 euro di roba.

Solo qualche mese fa sempre in Umbria, sempre in provincia di Terni 2 ragazzini di 13 e 14 anni erano morti in seguito all’assunzione di metadone. Questi terribili episodi dimostrano che le informazioni sui diversi effetti e rischi correlati all’uso delle diverse droghe non arrivano a destinazione; è paradossale che questo accada nella cosiddetta “era dell’informazione”, in cui chiunque può cercare notizie su qualsiasi cosa. Eppure sembra non si percepisca più la differenza tra farsi una canna e una dose di eroina o cocaina e si tende a mischiare tutto.

Secondo la relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze il 33,6% degli studenti tra i 15 e 19 anni ha fatto uso di una sostanza psicotropa illegale, e il 10,6% di due o più sostanze. Anni fa chi faceva uso di sostanze spesso ne aveva una d’elezione, oggi invece sono in molti di più ad usare più sostanze (policonsumo). A farsi di eroina arrivava qualcuno alla fine di un percorso di anni di uso di droghe, mentre ora si può provare la roba molto presto e con grande facilità, leggerezza ed inconsapevolezza. Dalla suddetta relazione risulta che 38000 giovani tra i 15 e 17 anni usano regolarmente eroina e 74000 cocaina, due droghe pesanti che causano danni gravissimi all’organismo, in particolare se assunte durante lo sviluppo.

Le morti per overdose d’eroina nel 2019 sono state 373, con un aumento del 11% rispetto all’anno precedente, ma se ne parla poco. I prezzi delle droghe pesanti sono scesi molto, cosi come l’attenzione, la consapevolezza e le campagne informative sul tema in questione. Inoltre si sono diffuse le nuove droghe sul web. Insomma la situazione è allarmante e merita di essere presa seriamente in considerazione. Il servizio Informabus da oltre 15 anni continua a distribuire materiale informazioni sulle diverse droghe (legali e non) spiegando ai giovanissimi i rischi e gli effetti di questi, ed altri comportamenti a rischio. Vi aspettiamo per le vie della città di Ancona per parlarne e confrontarci!

Porno on line

informabusancona one comments

.

Nella società in cui viviamo l’età in cui i giovanissimi hanno accesso ai contenuti della rete si abbassa sempre più e non sempre gli stimoli sono adeguati all’età di chi li riceve. Ci vuole un determinato sviluppo emotivo, oltre che cognitivo per comprendere ed elaborare certe informazioni, per riuscire a comprendere dove collocarle e che senso attribuire loro. Tra gli stimoli in questioni ci sono anche quelli di natura sessuale e pornografica; basta digitare sullo smartphone e sul computer delle parole chiave per avere accesso ad immagini e video che mettono in scena anche le più varie ed estreme perversioni sessuali.

Immagini di sesso estremo rischiano di diventare elementi perturbanti e di creare un’eccessiva attivazione emotiva in bambini o ragazzini che non hanno ancora conoscenze ed informazioni in merito. Parliamo di bambini di 7,8 o 9 anni che si “istruiscono” in rete e che vedono filmati pornografici. E’ necessario far loro acquisire nuove competenze che gli possono consentire di poter decodificare e contestualizzare correttamente ciò che vedono. In questo caso giocano un ruolo fondamentale gli adulti di riferimento

Se da un lato è sempre più facile entrare in contatto con qualsiasi tipo di contenuto sessuale, d’altro canto a tutt’oggi parlare di questi argomenti con un adulto per un pre-adolescente o un adolescente rimane una cosa molto difficile. Molti genitori si vergognano di trattare questi argomenti con i/le propri/e figli/e, o hanno paura di sbagliare, perciò scelgono, consapevolmente o meno, di delegare questa importante passaggio di informazioni ad altri. Questi altri, a seconda dei casi, possono essere insegnanti, educatori o la rete coi suoi motori di ricerca.

Anche il genitori più attento che si preoccupa di mettere ogni tipo di filtro ai dispositivi con cui i figli accedono alla rete, non può illudersi di riuscire a controllare totalmente ciò che accade a scuola o a casa degli amichetti. Ci sono sempre compagni più scaltri, audaci, ribelli, o meno controllati che hanno libero accesso ai contenuti presenti in rete e mostrano anche agli altri gli esiti delle loro ricerche.

La pornografia non deve essere il mezzo con cui i bambini si avvicinano alla sessualità, devono essere accompagnati in questo percorso naturale di crescita sotto tutti i punti di vista per evitare che gli venga offerta una rappresentazione della sessualità sbagliata, dove la connotazione emotiva viene meno oppure, di creargli degli apprendimenti che possono potenzialmente andare anche a condizionarli anche in epoche future a livello affettivo e comportamentale.

Il dialogo con gli adulti è possibile solo se i genitori sono predisposti a confrontarsi con loro su questi argomenti e manifestano un’adeguata apertura mentale. I bambini non devono crescere con la convinzione che la sessualità sia qualcosa di sbagliato, di sporco, amorale o che non si deve fare; devono capire che ci sono delle tappe dello sviluppo e che hanno dei riferimenti con cui confrontarsi in grado di chiarirgli i dubbi. Non significa ostentare o esibire la sessualità o, come temono molti genitori, autorizzarli o istigarli a farlo. L’educazione sessuale permette a un figlio di farsi un’idea concreta e più aderente alla realtà. Non si deve aspettare che sia sempre lui a fare domande pensando erroneamente che sia quello il momento più giusto. Si deve parlare con serenità, con buon senso, ovviamente usando parole appropriate per lo sviluppo del bambino, possibilmente facendogli degli esempi pertinenti per la loro età. Questa condizione li renderà adolescenti più responsabili e sicuri.

L’unità di strada Informabus parla con pre-adolescenti ed adolescenti di queste tematiche ed ascolta senza giudicare ciò che hanno da loro hanno da dire; abbiamo ospitato sul camper progetti di educazione sessuale ed affettiva condotti da psicologhe, sessuologhe, ginecologhe. Vi aspettiamo sotto al camper per continuare a parlarne!

Dipendenze da social

informabusancona No Comments

In questo articolo parleremo dei rischi che si corrono usando i vari social network, cosa che ormai fa la maggior parte delle persone, di qualsiasi età. Dietro a ciascuno dei vari facebook, instagram, twitter (per citare solo i più diffusi) ci sono programmatori, esperti di marketing che non hanno a cuore il benessere di chi utilizza le loro applicazioni, bensi solo il massimo profitto aziendale.                                                                                           

Come fanno ad arricchirsi queste imprese? Con le pubblicità personalizzate che ci appaiono quando “scrolliamo” le varie pagine. Affinchè noi vediamo più pubblicità cercano il modo di farci stare più tempo possibile sui social; a questo scopo hanno inventato le notifiche di cosa viene pubblicato, di chi ti ha taggato, di chi ha commentato un tuo post, o di chi mi messo mi piace ad un tuo post, etc etc….

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è images-2.jpg

Alcuni programmatori che hanno lavorato per i colossi dell’informatica si sono resi conto, troppo tardi, di aver creato dei mostri; si sono accorti che una volta tornati a casa dal lavoro, invece di trascorrere il loro tempo libero con le rispettive famiglie, si rinchiudevano in una stanza nascosti ad usare le app da loro inventate. Se anche chi ha creato un programma si trova avviluppato nella sua stessa tela, allora figuriamoci quanto possa essere vulnerabile un adolescente! In una fase in cui la confusione, l’insicurezza date anche da un corpo che cambia e non sempre nel modo in cui vorremmo noi, pensiamo a quanto possano essere pericolosi i filtri che ti fanno sembrare più bella, più truccata…                                                                 

In questo modo si rischia di compromettere il senso di autostima e identità dei ragazzi; nel corso di milioni di anni ci siamo evoluti preoccupandoci di ciò che i membri della nostra tribù pensavano di noi, perchè ciò è importante; ma siamo pronti per preoccuparci di ciò che pensano di noi migliaia di persone, tutte quelle con cui entriamo in contatto con i vari social?           

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è images-3.jpg

Per quanto riguarda le notifiche il problema principale è la necessità di distogliere continuamente l’attenzione da ciò che si sta facendo. Ad ogni nuova notifica si deve interrompere l’attività in corso per leggerne il contenuto. E l’eventuale attesa della notifica successiva impedirebbe di rimanere concentrati. Ogni volta che si interrompe l’attività in corso per controllare lo smartphone, il cervello si ritrova a dover ricominciare da capo. Questo comporta uno stress eccessivo. Al quale si aggiunge il continuo stato di allerta legato all’attesa inconscia del suono del telefono. E quando arriva il fatidico “bip” la reazione dell’organismo è quella di produrre gli ormoni dello stress. Reagisce, in sostanza, come una preda braccata da un predatore.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è images.jpg

Siamo abbastanza evoluti per ricevere approvazioni sociali superficiali come “likes” e “cuoricini” ogni 5 minuti? Da quanto ci dice la situazione degli adolescenti americani (l’avanguardia di quello che poi succede all’incirca in tutto il mondo cosiddetto civilizzato) sembrerebbe proprio di no. Tra il 2011 ed il 2013 è iniziato un forte incremento di ansia e depressione. In particolare rispetto al decennio precedente  i casi di ricovero per autolesionismo sono saliti del 62% per le ragazze adolescenti più grandi, trai i 15 e i 19 anni e addirittura del 189% per le preadolescenti, tra i 10 e i 14 anni. Ancora più allarmante l’aumento dei casi di suicidio saliti del 70% rispetto al decennio precedente per le adolescenti più grandi, e del 151% per le preadolescenti dai 10 ai 14 anni.                                           

Questo andamento addita i social media come responsabili; i ragazzi della cosiddetta generazione Z (quelli nati dopo il 1996) sono i primi nella storia ad essersi iscritti ai social alle medie. Un’intera generazione è più fragile, più ansiosa e più depressa; è scesa la percentuale di chi ottiene la patente di guida, è diminuita la percentuale di chi ha storie o relazioni.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è images-1-1.jpg

Ciò si verifica perchè le app, i social media ora sono studiati per rivoltare la nostra psicologia contro noi stessi; è fondamentale invece che chi li progetta non pensi solo ad arricchirsi, ma anche a non rovinare la vita di chi  utilizza questi strumenti.                                                                                     

Se ci sentiamo soli, a disagio, dubbiosi o spaventati ricorriamo ad una specie di ciucccio digitale senza il quale non siamo più in grado di affrontare le situazioni.                                                                                            Per molti di noi gli smartphone e le gratificazioni date dai vari social sono cosi importanti che organizziamo la nostra vita attorno ai nostri dispositivi telefonici e le scambiamo per dei valori e per la verità.

Volendo un pò calcare la mano potremmo dire che ormai il mondo, perlomeno quello di chi ha lo smartphone si divide in 2 tipologie di persone: quelli che guardano il telefono prima di andare in bagno appena alzati dal letto da una parte, quelli che le guardano mentre sono sul water dall’altra. Voi a quale appartenete? 

Sex Education

informabusancona No Comments

Questa volta vi parleremo di una serie tv, ma non una a caso tra le innumerevoli che popolano la rete, ma di una che tratta gran parte dei temi di cui si occupa, da più di 15 anni ormai, l’Unità di Strada Informabus: amore, sessualità, malattie sessualmente trasmissibili, identità di genere, autoerotismo, pornografia, contraccezione, pillola del giorno dopo, interruzioni di gravidanza, rispetto, amicizia, rapporti coi genitori, bullismo, scuola, dipendenze, identità di genere, bisessualità, omosessualità..


Stiamo parlando di Sex Education, la serie che ci mostrano il mondo degli adolescenti e della loro sessualità in maniera inedita, con concretezza e realismo ma, al tempo stesso, leggerezza e ironia. Nei sedici episodi finora usciti, divisi in due stagioni vengono messi in scena in modo sincero e ironico i dubbi e le insicurezze che colpiscono gli adolescenti durante le prime fasi di scoperta della propria sessualità.

La serie uscita in streaming a gennaio del 2019, ruota attorno alle vicende di Otis, un adolescente che, grazie alle conoscenze apprese dalla madre sessuologa, decide di aprire una clinica clandestina nel liceo che frequenta per offrire terapia sessuale ai compagni. Il sedicenne Otis frequenta l’Istituto Moordale insieme al suo migliore amico Eric; un giorno si ritrova a parlare con Adam, un compagno di scuola nonché figlio del preside con problemi eiaculatori il quale, grazie ai consigli di Otis, riesce ad avere un rapporto completo con la sua ragazza, Aimee. Di seguito a ciò Maeve, un’amica di Aimee, comprende le abilità terapeutiche di Otis e gli propone di diventare il «terapista sessuale» degli studenti della Moordale, previo pagamento. Così comincia l’avventura da sessuologo di Otis che, insieme con Maeve ed Eric, costituisce il fulcro delle relazioni del Moordale.

Il messaggio veicolato da Sex Education, che noi sottoscriviamo al 100%, tant’è che potrebbe essere uno slogan del servizio Informabus, è che non esistono domande stupide o troppo imbarazzanti, la sessualità va affrontata senza timori e chiedendo l’aiuto di un esperto quando necessario, poiché “se non si fa attenzione, il sesso può distruggere vite”.