solitudine

Dipendenze da social

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In questo articolo parleremo dei rischi che si corrono usando i vari social network, cosa che ormai fa la maggior parte delle persone, di qualsiasi età. Dietro a ciascuno dei vari facebook, instagram, twitter (per citare solo i più diffusi) ci sono programmatori, esperti di marketing che non hanno a cuore il benessere di chi utilizza le loro applicazioni, bensi solo il massimo profitto aziendale.                                                                                           

Come fanno ad arricchirsi queste imprese? Con le pubblicità personalizzate che ci appaiono quando “scrolliamo” le varie pagine. Affinchè noi vediamo più pubblicità cercano il modo di farci stare più tempo possibile sui social; a questo scopo hanno inventato le notifiche di cosa viene pubblicato, di chi ti ha taggato, di chi ha commentato un tuo post, o di chi mi messo mi piace ad un tuo post, etc etc….

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Alcuni programmatori che hanno lavorato per i colossi dell’informatica si sono resi conto, troppo tardi, di aver creato dei mostri; si sono accorti che una volta tornati a casa dal lavoro, invece di trascorrere il loro tempo libero con le rispettive famiglie, si rinchiudevano in una stanza nascosti ad usare le app da loro inventate. Se anche chi ha creato un programma si trova avviluppato nella sua stessa tela, allora figuriamoci quanto possa essere vulnerabile un adolescente! In una fase in cui la confusione, l’insicurezza date anche da un corpo che cambia e non sempre nel modo in cui vorremmo noi, pensiamo a quanto possano essere pericolosi i filtri che ti fanno sembrare più bella, più truccata…                                                                 

In questo modo si rischia di compromettere il senso di autostima e identità dei ragazzi; nel corso di milioni di anni ci siamo evoluti preoccupandoci di ciò che i membri della nostra tribù pensavano di noi, perchè ciò è importante; ma siamo pronti per preoccuparci di ciò che pensano di noi migliaia di persone, tutte quelle con cui entriamo in contatto con i vari social?           

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Per quanto riguarda le notifiche il problema principale è la necessità di distogliere continuamente l’attenzione da ciò che si sta facendo. Ad ogni nuova notifica si deve interrompere l’attività in corso per leggerne il contenuto. E l’eventuale attesa della notifica successiva impedirebbe di rimanere concentrati. Ogni volta che si interrompe l’attività in corso per controllare lo smartphone, il cervello si ritrova a dover ricominciare da capo. Questo comporta uno stress eccessivo. Al quale si aggiunge il continuo stato di allerta legato all’attesa inconscia del suono del telefono. E quando arriva il fatidico “bip” la reazione dell’organismo è quella di produrre gli ormoni dello stress. Reagisce, in sostanza, come una preda braccata da un predatore.

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Siamo abbastanza evoluti per ricevere approvazioni sociali superficiali come “likes” e “cuoricini” ogni 5 minuti? Da quanto ci dice la situazione degli adolescenti americani (l’avanguardia di quello che poi succede all’incirca in tutto il mondo cosiddetto civilizzato) sembrerebbe proprio di no. Tra il 2011 ed il 2013 è iniziato un forte incremento di ansia e depressione. In particolare rispetto al decennio precedente  i casi di ricovero per autolesionismo sono saliti del 62% per le ragazze adolescenti più grandi, trai i 15 e i 19 anni e addirittura del 189% per le preadolescenti, tra i 10 e i 14 anni. Ancora più allarmante l’aumento dei casi di suicidio saliti del 70% rispetto al decennio precedente per le adolescenti più grandi, e del 151% per le preadolescenti dai 10 ai 14 anni.                                           

Questo andamento addita i social media come responsabili; i ragazzi della cosiddetta generazione Z (quelli nati dopo il 1996) sono i primi nella storia ad essersi iscritti ai social alle medie. Un’intera generazione è più fragile, più ansiosa e più depressa; è scesa la percentuale di chi ottiene la patente di guida, è diminuita la percentuale di chi ha storie o relazioni.

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Ciò si verifica perchè le app, i social media ora sono studiati per rivoltare la nostra psicologia contro noi stessi; è fondamentale invece che chi li progetta non pensi solo ad arricchirsi, ma anche a non rovinare la vita di chi  utilizza questi strumenti.                                                                                     

Se ci sentiamo soli, a disagio, dubbiosi o spaventati ricorriamo ad una specie di ciucccio digitale senza il quale non siamo più in grado di affrontare le situazioni.                                                                                            Per molti di noi gli smartphone e le gratificazioni date dai vari social sono cosi importanti che organizziamo la nostra vita attorno ai nostri dispositivi telefonici e le scambiamo per dei valori e per la verità.

Volendo un pò calcare la mano potremmo dire che ormai il mondo, perlomeno quello di chi ha lo smartphone si divide in 2 tipologie di persone: quelli che guardano il telefono prima di andare in bagno appena alzati dal letto da una parte, quelli che le guardano mentre sono sul water dall’altra. Voi a quale appartenete? 

La droga? Le droghe!

Sacha Moccheggiani 2 comments

Come molti avranno saputo dai vari media purtroppo qualche giorno fa, a Terni, sono morti due ragazzi di 15 e 16 anni. Per ora si sa solo che la morte è stata causata da una sostanza tossica, e che i due non avevano patologie.  Avevano concluso una serata bevendo il contenuto di una boccetta comprata da un quarantenne per 15 euro; uno dei problemi che contribuiscono a dare luogo a queste morti di giovanissimi/e è proprio il fatto che con pochissimi soldi ci si può sballare da morire. Qualche decennio fa un grammo di eroina costava 120 mila lire, non era a portata di tutti. 

All’ interno della boccetta in questione ci sarebbe stato del metadone diluito con acqua  Si tratta di un oppioide  sintetico utilizzato per ridurre l’assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti  Se questa sostanza è assunta in quantità controllata, da un tossicodipendente da oppiacei, non ci sono pericoli per la salute; se invece ad assumerla è qualcuno il cui organismo non è abituato a queste sostanze, gli effetti possono essere letali.                                                                                                Nel caso dei due adolescenti umbri sembra essersi verificata proprio questa spiacevole evenienza; i due ragazzi sono morti di arresto cardiaco, nel sonno. Ognuno a casa sua. Isolati, come si viveva durante il lock down. Forse il nesso più sostanziale con gli scorsi mesi di reclusione forzata però è che in quel periodo il mercato delle droghe illegali ha avuto grandi difficoltà, per cui sono state immesse nel mercato sostanze legali, (reperibili dai servizi per tossicodipendenti), usate in medicina, che però sono molto pericolose se non le si conosce. Il metadone e la codeina sono tra queste.  Tra le ipotesi delle cause della morti dei due ragazzi c’è anche la codeina, un analgesico usato per calmare la tosse, di moda da qualche anno tra i giovani che lo usano per sballarsi.            In Italia ancora queste morti di giovanissimi per assunzioni di sostanza sintetiche si verificano ancora rado, in altri paesi, come negli Usa, sono molto più diffuse. La causa principale di queste tragedie sono l’ignoranza, la mancanza di informazioni sulle differenti sostanze stupefacenti.

La demonizzazione indiscriminata della droga ha queste conseguenze.      Molto più intelligente e costruttivo distinguere tra le varie droghe, i loro diversi effetti e la loro differente pericolosità.                                                       

L‘Informabus unità di strada del comune di Ancona da più di 15 anni gira le strade e le piazze di questa città e da qualche anno naviga nella rete per dare informazioni ai giovani e giovanissimi sui comportamenti a rischio, tra cui in particolare sugli effetti e i rischi delle diverse droghe. Come dimostrano anche i fatti di cronaca il nostro lavoro è più importante e necessario che mai; ommentate, contateci o veniteci a trovare sul camper!

Le dipendenze tecnologiche ai tempi dei coronavirus

Sacha Moccheggiani No Comments

Il fatto di dover stare a casa praticamente tutto il giorno per contenere il contagio potrebbe avere non poche ripercussioni sul nostro stato emotivo e psicologico. Se la carenza degli stimoli del mondo esterno di cui dobbiamo fare a meno possono essere almeno in parte compensati dalle nostre attività suil web, d’altro canto queste possono dar luogo a vari problemi.
Con lo smart working o ancor di più con la completa sospensione del lavoro o delle normale attività, i confini e i ritmi delle attività quotidiane si sono fatti più fluidi con la conseguenza di una possibile sregolazione degli equilibri abituali; ciò può comportare un disordine nei ritmi della giornata ed un accumulo di tensioni che soprattutto di notte possono emergere con prepotenza. La sedentarietà può portare ad un surplus di energie che si traducono in tensione fisica e mentale, particolarmente accentuate in persone predisposte all’ansia o tendenti a comportamenti compulsivi.
Probabilmente in questo modo si possono spiegare dati come il picco di quasi il 50% in più rispetto al normale di visite a siti pornografici come Porn Hub. Inoltre alcuni portali del porno stanno offrendo abbonamenti gratuiti in queste settimane di quarantena. Il pericolo è quello di fuggire dalla prigione della solitudine per entrare in quella della dipendenza tecnologica o da pornografia. La pornodipendenza può portare al progressivo disinteresse verso la sessualità con il partner, la chiusura e l’isolamento. Per single e coppie non conviventi una delle conseguenze della odierna situazione di isolamento è l’astinenza dai rapporti sessuali.    A questo si può ovviare grazie alle moderne frontiere della sessualità in remoto come il sexting e le videochat. Qui le necessarie precauzioni riguardano la tutela della privacy e l’anonimato per prevenire il rischio di fenomeni di Cyberbullismo e Revenge-Porn basati sulla diffusione non consensuale di immagini intime.

In queste settimane la maggior parte delle persone è a rischio di dipendenza dai social e dall’Information-Overload, ossia la ricerca compulsiva di informazioni on-line. Questa pratica può essere particolarmente insidiosa generando confusione e ulteriore ansietà sui temi relativi al contagio da Coronavirus Covid-19 ma anche su allarmi e previsioni riguardanti le conseguenze sociali e politiche future. A queste paure del futuro sono collegate dipendenze come quella dal gioco online che potrebbe essere stimolato dall’illusione di guadagni alternativi in un momento in cui l’economia di molti è ferma o in remissione. Invece la chiusura di esercizi commerciali e la percezione di maggior difficoltà di reperire determinati prodotti potrebbe amplificare la tendenza allo shopping compulsivo online che insieme al gioco rischia di mettere ulteriormente in crisi le finanze di queste persone.

Tutto quanto descritto finora rientra nella cosiddettta internet addiction che comprende tra i suoi sintomi la perdita del senso del tempo online, il progressivo impoverimento dell’impegno riposto in altri interessi e attività, l’iniziale euforia a cui segue il senso di colpa per l’eccessivo utilizzo della rete, la chiusura e l’isolamento rispetto alla famiglia e agli amici. Insomma in questo periodo si tratterebbe di un isolamento nell’isolamento.

Per evitare di incorrere in questi problemi si può stabilire e  monitorare il tempo passato on line e definito un budget di spesa per e-commerce e giochi a pagamento.et ragionato per spese da effettuare su siti di e-commerce e giochi a pagamento. Per evitare di venire travolti dall’information-overload è bene riferirsi esclusivamente a fonti informative ufficiali e autorevoli. Gli psicoterapeuti consigliano anche di mantenere interazioni sociali attraverso conversazioni telefoniche e non solo chat testuali; per staccarsi e compensare il tempo speso davanti allo schermo è provvedere a una routine di esercizi fisici e possibilmente tecniche di rilassamento e pratiche meditative. Per fronteggiare l’eccessivo utilizzo di pornografia che può portare ad una overdose di immagini e stimoli visivi con conseguente perdita di contatti con la sessualità reale i sessuologi consigliano di alternare la lettura di racconti erotici per un’eterogeneità di stimoli.                                                                  Se l’autoerotismo può ricoprire un’utile funzione sensuale e distensiva, può però assumere carattere compulsivo se utilizzata per sedare un ricorrente stato di inquietudine e ansietà. In quest’ultimo caso è opportuno elaborare e affrontare i motivi del proprio stato d’animo individuando strategie più mirate per la gestione dell’ansia.

Se si pensa di avere un problema non bisogna vergognarsi ma sentirsi orgogliosi di provare a star meglio; non c’è assolutamente niente di male a chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta per affrontare in modo efficace la situazione. In questo periodo molti professionisti stanno offrendo servizi in videoconferenza per garantire supporto durante l’emergenza. Restare a casa corrisponde a una responsabilità sociale oltre ad assumere un valore protettivo verso se stessi. Associarvi una particolare cura del proprio benessere fisico e psicologico garantisce un atteggiamento attivo e positivo.

Le dipendenze al tempo dei coronavirus

Sacha Moccheggiani No Comments

Queste settimane di isolamento e segregazione forzata a casa sono difficili per tutti, ma per alcuni anche di più; pensate per esempio a chi ha problemi di dipendenza. Non importa se a mancare è un sentimento, una persona oppure una sostanza. Il risultato, in gradi differenti, sarà sempre lo stesso: malessere, tanto malessere. È questo il prezzo da pagare. Il prezzo più alto però sarà quello che pagherà chi non riesce a fare a meno di sostanze illegali e gioco d’azzardo. A differenza di chi può comprare alcol al supermercato, o a chi gioca d’azzardo on line, chi invece è schiavo di droghe illecite e di bingo, gratta e vinci, slot machine si trova in grande difficoltà. Con le limitazioni agli spostamenti, le sostanze illegali potrebbero col tempo diventare difficili da reperire: ciò può creare un corto circuito in chi non riesce a smettere di fare uso di droghe illecite. Essere a secco, in questi giorni blindati, per chi ha una dipendenza rilevante può risultare più drammatico dell’essere contagiati. Molte le persone denunciate perché uscite per procurarsi droga: una condizione che non viene considerata uno stato di necessità autocertificabile per gli spostamenti.

I consumatori di droga, in Italia, sono milioni, e per molti sarà difficile interrompere i propri consumi, rinunciare alla compagnia della propria sostanza, soprattutto in questi giorni tesi e carichi di paure. Il rischio è che si passi alla dipendenza di altre sostanze legali come l’alcol o i farmaci, che possono essere più facilmente reperibili, oppure che si alimenti il traffico di droghe tramite l’e-commerc. Si potrebbe provare a ridurre i consumi, perché nel caso ci si dovesse trovare in astinenza forzata, questa possa essere meno dolorosa possibile, ma in una situazione di solitudine ed ansia acuite ciò non è per niente facile. Costretti a rimanere in casa risulta più difficile fuggire dai propri fantasmi. 

Questo momento di clausura forzata può essere però l’occasione per prendere in mano la propria vita. Non è un caso che molti istituti per la cura delle dipendenze in questi giorni stanno ricevendo tante telefonate. Molti chiamano per dipendenze da eroina e cocaina, altri per quelle gioco d’azzardo e porno on line. Dietro l’anonimato della terapia on line può essere più facile mettere a nudo le proprie debolezze e chiedere aiuto. Infatti nella nostra società chi è affetto da queste patologie è ancora stigmatizzato, quindi tende a nascondersi e a non affrontare il problema, quando si rende conto, e accetta di avere un problema. Anche il fatto di parlare ad un terapeuta dalla propria abitazione aiuta le persone a sentirsi più protette e quindi più forti e disposte a prendere in mano la propria esistenza.  Magari persone che non avrebbero mai deciso di chiedere aiuto in tempi normali, durante il coronavirus, proprio a causa della reclusione forzata, hanno pensato di dare provare ad uscire dalla propria dipendenza. Non tutti i mali vengono per nuocere.

Apprendere l’arte di amare

Sacha Moccheggiani one comments

In questi giorni in cui dobbiamo stare a casa si può cogliere l’occasione per coltivare varie passioni, come ad esempio la lettura: leggendo il libro dello psicanalista Erich Fromm “L’arte d’amare” ho trovato degli spunti interessanti per affrontare al meglio la vita in generale, ma questi giorni difficili in particolare. Nonostante il libro fu scritto nel 1956 penso che possa essere ancora utile oggi poichè parla (tra le altre cose) di temi cari all’Informabus: solitudine, alcol droghe, sesso, amore!                                 Mi limiterò a parlarvi della prima parte del libro, quella più adatta alla prospettiva del servizio Informabus

L’autore sostiene che la consapevolezza dell’essere umano della propria individualità, di sè stesso come entità separata, la consapevolezza della propria vita breve, l’impotenza di fronte alle forze della natura (come ad esempio il covid 19), e della società gli rendono insopportabile l’esistenza.
L’uomo diventerebbe pazzo, se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno; pensate come staremmo in questi giorni, soprattutto chi abita da solo, se non avessimo modo di comunicare con i nostri amici ed i nostri cari.
In ogni eta’ e civiltà però l’essere umano è messo di fronte alla soluzione dell’eterno problema di come superare la separazione dall’altro.

Secondo Fromm il primo modo utilizzato dall’essere umano è la sessualità: entro certi limiti, è un modo naturale e normale di superare la separazione, e una soluzione parziale alla soluzione dell’isolamento…ma l’atto sessuale, senza amore, non riempe mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo momentaneo. Nella nostra società l’individuo tenta di fuggire all’isolamento rifugiandosi nell’alcol e nelle altre droghe (usate anche in passato durante riti collettivi comunque finalizzati allo sperimentare una fusione col mondo), ma si sente ancora più solo quando è finito lo sballo; di conseguenza egli è spinto a ricorrere alla sostanza con sempre maggior frequenza ed intensità.

La soluzione più frequente scelta dall’uomo nel passato e nel presente però è l’unione col gruppo, il condividerne costumi, usi, pratiche e credenze; se io sono come gli altri non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine. Durante l’adolescenza, ma non solo, questa volontà di con-fondersi con il gruppo è particolarmente forte. 

Un terzo modo per raggiungere l’unione è l’attività creativa, sia quella dell’artista che quella dell’artigiano; in essa l’uomo si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che la circonda, dunque si fonde col mondo. 

Queste tre soluzioni forniscono una risposta solo parziale al problema della solitudine; l’unità raggiunta con il sesso e droghe sono fittizie, quella ottenuta con il conformismo  è solo una parvenza di unione, mentre quella conquistata con l’attività creativa non è interpersonale.

La soluzione completa sta nel raggiungere l’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore; Il desiderio di fusione interpersonale è la passione più antica, la forza che tiene unita la razza umana. Bisogna però distinguere tra amore come la matura soluzione al problema dell’esistenza e quelle forme incomplete di amore che Fromm chiama unioni simbiotiche, in cui le due persone hanno bisogno l’una dell’altra. In contrasto con l’unione simbiotica, l’amore maturo è unione  a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità: nell’amore due esseri diventano uno, ma restano due.  L’amore è un sentimento attivo dell’uomo, una  conquista; amore è soprattutto dare, che non significa cedere, privarsi di qualcosa, sacrificare. Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza. Dare dà più gioia che ricevere perchè in quell’atto ci sentiamo vivi. La sfera più importante del dare non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Una persona dà all’altra sè stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita, ciò che ha di più vivo in sè: la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza…                                                                                                          Nel dare con generosità non si può evitare di ricevere ciò che viene dato di ritorno. Dare significa fare anche dell’altra persona un essere che dà, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Nell’atto di dare nasce qualcosa, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambe. L’amore è una forza che produce amore. Aldilà dell’elemento del dare, il carattere attivo dell’amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme di amore: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza. L’amore non è un sentimento al quale ci si possa abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità. Come tutte le altri arti, anche quella dell’amore richiede prima di tutto profonda conoscenza, rispetto ed interesse, responsabilità e massima attenzione; è un lungo percorso quello attraverso il quale si può apprendere l’arte d’amare.

In questo periodo di reclusione possiamo riflettere su questi concetti, e provare a metterli in pratica con i familiari, ma anche con amici e fidanzate/i via telefono e via social, aspettando il giorno in cui potremmo tornare ad uscire liberamente ed incontrarli.