Monthly Archives:febbraio 2016

pianoforte_luna

La musica, una cura dell’anima

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Il tuo musicista preferito. Ne hai uno, sicuramente, tutti lo hanno.  E’ bravo, bravo, bravissimo. Che stile, che portamento, che sound. E quello sguardo accattivante che ti fa sognare, e, diciamolo, ti smuove pure gli ormoni alla grande. Aggressivo/a e potente, con la sua rabbia gridata o rappata al vento contro un mondo che non gli piace. Urla i suoi dolori e i suoi malori… e noi piangiamo insieme a lui/lei. I grandi artisti sono questo, creano le mode, bucano le barriere, sconvolgono le consuetudini, sdoganano i cliché. Che so, Bowie, lui che ora ci ha lasciato e che tutti piangiamo, negli anni 70 gliel’ha fatta vedere lui a quei borghesi perbenisti del cavolo, a suon di piume e luccichini. Avanti tutta, fuori i benpensanti, dentro loro, gli artisti che non devono chiedere mai, che sono i grandi numeri uno e che qualsiasi numero due lo osservano da un alto piedistallo. Che sono fotogenici anche mentre fanno i bisogni sul water, perché loro non si scompongono. O meglio, sono tutti scomposti sempre, per fare tendenza. Quando vai a un concerto per due ore ti senti un figo a sbraitare con loro, poi  torni a casa, al tuo mondo, ti guardi allo specchio, non vedi nulla di particolarmente fotogenico mentre sei sul water, e pensi beh, ho sognato per un po’, torniamo alla norma dei poveri normali, che stanno a milioni di anni luce da qualsiasi palcoscenico. E poi, ogni tanto, qualcosa cambia. Tipo in una insospettabile cornice Sanremese dove di novità te ne aspetti pochine…(ma perché essere prevenuti). Arriva lui, Bosso. Lui il super portamento non se lo può permettere, è in sedia a rotelle. Togli anche lo sguardo alla Bowie e l’indole aggressiva. E pure i malori sbraitati ai quattro venti. Lui che di malori da urlare ne avrebbe, volendo. Invece non rappa neanche figuriamoci, in compenso ti fa piangere. Ma piangere di commozione, di gioia, di speranza. Perché lui  la musica l’ha presa così, come una medicina che cura i dolori dell’anima, qualcosa che ti scalda il cuore, ti fa stare bene. Una stanza comoda e accogliente in cui puoi stare quando vuoi, e cullarti nelle tue emozioni più belle, o anche andare ad osservare quelle più scomode. Perché ogni canzone, come ci racconta, anticamente era chiamata “stanza”. Ci racconta di come ogni essere umano viva 12 stanze nella sua vita, la prima non la puoi ricordare finché non arrivi all’ultima, dove finalmente trovi la tua libertà. E nel viaggio tra le stanze più luminose e più buie la musica ci accompagna…non  tanto come un urlo contro qualcuno o qualcosa, una rottura degli schemi….no. E’ costruzione. E’ una condivisione di una verità che ti viene dalla stanza più intima dell’anima. Un dono sincero della tua forza vitale più autentica, lontana anni luce dalle pose plastiche sul water.  E tutti a piangere. Commozione, lacrime, applausi. Qualcuno dirà che è l’effetto naturale che fa la persona affetta da un serio problema fisico quando scala comunque i gradini del successo. Eppure io direi che c’è dell’altro. C’è che questa persona ha avuto tempo e voglia di andare a capire cosa ci sta (dovrebbe stare) davvero a fare uno su un palcoscenico nel 2016. Ti mostra la bellezza e la forza della sua anima, e ti infonde, poco a poco, la voglia di andare a scoprire e mostrare anche la tua di bellezza. Ti fa un regalo, e grande. E allora non ti senti un figo urlando sotto i piedi di una star per cinque minuti, ti senti come uno a cui hanno detto “hey, a me hanno donato questa cosa meravigliosa, ora te ne regalo un po’, perché ti aiuti a trovare anche il tuo di dono meraviglioso”. E quando torni a casa ti porti via qualcosa, una fiammella che si è accesa e che se la curi bene crescerà. Ecco io credo che oggi siamo più o meno consciamente avidi di questo: un’arte che non sia la celebrazione dell’ego debordante di qualcuno, ma qualcosa che ti scaldi dentro e che sia profondamente e umilmente vero. Questa è grandezza. Grazie Bosso, persone come te non hanno bisogno di abbattere muri, quelli cadono da soli per vergogna, e aprono strade nuove, finalmente.

negativo

Ascoltiamo l’altro me…

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Una giornata no. Di quelle che anche ingoiare un boccone del nostro piatto preferito sembra uno sforzo titanico. Neanche la nostra canzone riesce a tirarci su… Facciamo una passeggiata virtuale tra  le frasi più improbabili di faccialibro…da spanciarsi dalle risate…e invece niente. Ma che è? Gli angoli della bocca sembrano murati dal botulino dopo un intervento mal riuscito. Ci guardiamo pure il centesimo selfie di quei tipi che cambiano compulsivamente le immagini del profilo tre volte al giorno. Sono tutte uguali scattate nel bagno davanti allo specchio con la bocca allungata in avanti (va di moda così) stile papero, o stile altra operazione al botulino mal riuscita. Ancora neanche una risatina piccola piccola…cavolo…sembra preoccupante. Una fastidiosa sensazione sembra essersi impossessata della nostra pancia e non se ne vuole andare. Non si capisce chi l’abbia invitata, e a dirla tutta questa presenza indesiderata non ha proprio nessun motivo valido per stare là. Quindi ora sarà meglio che se ne torni da dove è venuta. Già… ma da dove è venuta appunto?? E chi sarebbe poi questa intrusa? Sembra proprio assomigliare molto a quella goffa tipetta blu che nel cartone animato inside out chiamano tristezza (detta anche “mai una gioia”). Eh no eh… non possiamo farci vedere con questo muso lungo altrimenti chissà che diranno gli amici… noi che siamo sempre stati i festaioli di turno, quelli che non si perdono mai una serata, quelli che hanno sempre la battuta pronta. Piacciamo a tutti proprio per questo del resto no?  Ma oggi in realtà non abbiamo voglia proprio di parlare con nessuno. Chi, noi? I chiacchieroni di turno quasi a rischio logorrea? Già. Altra cosa preoccupante. Forse dovremmo contattare uno psicologo. Forse siamo proprio alla frutta. Forse abbiamo una doppia personalità…stiamo scivolando nella depressione…non siamo poi così simpatici e allegri…rimarremo soli…la nostra vita è finita…aaaaaaaagggghhh!!! Altttttt!!! Freniamo questa deriva disperata per carità. Sembriamo uno di quei cartoni animati giapponesi quando si agitano talmente tanto che si ritrovano con la faccia sformata, vediamo di non peggiorare la situazione. Qualcuno (più saggio di un cartone animato giapponese) diceva che non dobbiamo cercare di far andare le cose come vogliamo ma accettare le cose così come vanno. E poi la nonna dice sempre che non tutto il male viene per nuocere. E se fosse vero? Ci mettiamo sul divano e proviamo a parlare con questo scomodo intruso…che magari è lì per dirci qualcosa? Uhm… e va bene, tanto altro non riusciamo proprio a fare. Del resto la psicologia insegna che emozioni come la tristezza o la rabbia non vengono mai per caso. E se persistono è perché le accogliamo nel modo sbagliato, sperando che se ne vadano il più presto possibile. Chi, noi? Noooooo… Beh, e anche fosse, ma che avrebbe di tanto importante da dirci questa tristezza?? Magari che ci sono tante cose di noi stessi che non abbiamo ancora scoperto e che meritano attenzione. Che forse non ci va sempre di sorridere, soprattutto quando si ostinano a fare battute antipatiche su quelle cose che in realtà ci feriscono… non siamo mica macchine da cabaret! E che magari quel commento a sproposito che abbiamo volutamente ignorato in realtà ci è rimasto incastrato sullo stomaco. O che quelle cose che a tutti piacciono a volte non ci divertono affatto… Che non siamo proprio esattamente come ci ostiniamo a mostrarci agli altri ogni giorno. E che quell’altra parte di noi, un po’ più in ombra… magari non è proprio niente male e merita la nostra attenzione!!

Alla fine dobbiamo ammetterlo, questa storia dell’inquilina sgradita aveva un suo significato… ben venga un momento di silenzio ogni tanto… potrebbe darci la chiave per aprire porte che non avevamo notato… e scoprire mondi che ci attendono, tutti dentro di noi!

C.C.

bocca_grigia

50 sfumature…di gigio

informabusancona No Comments

“Io non faccio l’amore, io scopo, forte”, dice il signor “Grigio” (per gli amici Grey) alla sua nuova conquista, che si mordicchia le labbra, con quello sguardo da piccola fiammiferaia. Lei ha l’aria dolce e sperduta di una appena uscita da un cartone animato Disney, solo che questa uscita le è costata un pochino cara. Perché là fuori le cose sono un tantino diverse. “Ti fidi di me?” le chiede il signor Grigio tendendole la mano. Ma invece di portarla su un tappeto volante come Aladdin aveva fatto con Jasmine, la porta nella famosa stanza dei giochi, dove comunque ci sono delle simpatiche corde e catene per svolazzare appesi al soffitto. Questo è il momento in cui Anastasia capisce che decisamente non stiamo più parlando di cartone animato. E che non  canteranno insieme neppure la famosa canzone “il mondo è tuo, il mondo è mio”.. perché da contratto è lui il padrone, lei la schiava, e lì il mondo è decisamente solo del signor Grigio. Però c’è da dire che Grey è molto più ricco di quel poveraccio di Aladdin, e per Anastasia non bada a spese: un’auto nuova di zecca, un pc, vestiti…. ovviamente scelti sempre da lui, così che lei non si scomodi troppo ad esprimere desideri suoi. Non è previsto per contratto. Del resto era ora che sdoganassero questa figura obsoleta del principe azzurro, e arrivasse finalmente lui, il principe grigio. Che non va a cavallo e neppure sul tappeto volante, poiché ha una quindicina di auto di lusso in garage. Anastasia comincia a prenderci gusto, si sente “Eva nel paradiso terrestre” e lui è un incantevole serpente che la guida alla scoperta di un mondo oscuro ed eccitante, e lei non sa resistergli. E’ un dominatore, un vero maschio Alfa, davvero affascinante. Non gli piace fare l’amore, solo sesso sfrenato  nella sua stanza dei giochi. Non si lascia neanche toccare. Insomma a dirla tutta qualche problemino ce l’ha, ma non è anche questo che lo rende così affascinante? Questa sua presenza ossessiva e possessiva, insieme a questa assenza affettiva, che manda tutti gli ormoni per aria, che ti fa piangere per ore, e desiderare solo che lui sia lì vicino a te…? Ahhh questa sì che è passione!! E poi questi suoi problemi sono frutto di un trauma, non è colpa sua. C’è sempre quella vocina in fondo allo stomaco che sussurra “lui cambierà per amore, devi solo avere pazienza e stargli vicino”. E Anastasia è disposta a fare proprio tutto, anche giocare al dottore nella stanza dei giochi. Dottore si fa per dire, che sembra più una stanza da torture medievali..ma del resto l’intimità è uno spazio privato e ognuno la vive secondo la propria fantasia. Secondo alcune ricerche pare anche che chi pratica il BDSM (pratiche erotiche amate dal signor Grigio) sia meno nevrotico di altri. E infatti anche noi pensiamo che dare voce alle proprie nascoste fantasie sessuali è un ottimo antidoto alla nevrosi e anche un fattore di coesione nella coppia. Peccato che qui le fantasie siano solo del signor Grey. Pazienza. Peccato anche che lui abbia fatto un tantino confusione tra il piacere e il dolore. Ancora pazienza. E poi peccato che non possa fare a meno di umiliare e “punire” la sua donna, perché questo lo eccita terribilmente. E qui Anastasia perde la pazienza. Incredibile ma vero. Persino prima che lui le chieda di fare sesso appesa all’elicottero per poi paracadutarsi su un tappeto di spine, e noi che la credevamo senza speranze…. Scherzi a parte, e con il massimo rispetto per l’intimità e i gusti sessuali di chiunque, noi ci augureremmo che invece di passare alle cinquanta sfumature di nero e rosso, Anastasia potesse uscire da questa favola moderna, e continuare la sua esplorazione della sessualità da un’altra parte. Possibilmente mandando il signor Grigio a quel paese, o meglio da un terapeuta, per risolvere i suoi traumi, perché la sua sottomissione invece di aiutare lui, potrebbe più probabilmente traumatizzare lei. E quindi ci piace, che ne so, immaginarla in India a studiare le discipline tantriche, in cui la ricerca del piacere sessuale nasce dalla meraviglia dello scambio e del rispetto reciproco, e si unisce all’evoluzione spirituale della persona. Oppure a casa sua con il ragazzo della porta accanto, che la ricopre di fiori ed è curiosissimo di sapere cosa le fa piacere e cosa no, fuori e dentro il letto. Che di sfumature ce ne sono molte più di 50, soprattutto se non ti limiti al grigio.

C.C.