Monthly Archives:Maggio 2016

Illuminare il futuro

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Illuminiamo il futuro è un’iniziativa promossa da Save the Children e realizzata da tanti gruppi di ragazze e ragazzi in tutta Italia per sconfiggere la “povertà educativa” in Italia. I dati che riguardano la situazione italiana sono allarmanti: oltre un milione di bambini e adolescenti vive in povertà assoluta. A fianco alla povertà economica esiste anche un’altra povertà che è quella educativa, e che riguarda la mancanza di opportunità di formazione per bambini e ragazzi. Noi nell’educazione e nell’informazione ovviamente ci crediamo, e ancor di più nell’importanza di dare a bambini e giovani gli strumenti per costruire il proprio futuro! E questo sabato all’evento Illuminiamo il futuro organizzato ad Ancona c’eravamo anche noi di Informabus e ringraziamo i ragazzi di sottosopra che ci hanno invitato e coinvolto. Un pomeriggio diverso in piazza Roma con diversi laboratori allestiti per giovani e bambini: laboratorio di riciclo, giocoleria di strada, petizioni e altre attività interessanti. E poi il nostro camper! E soprattutto un gran numero di giovani e bambini curiosi. Come sempre siamo stati ben felici di accogliere dentro e fuori dal camper ragazze e ragazzi interessati alle nostre tematiche, per ascoltare, rispondere alle domande, fare due chiacchiere. Come sempre le curiosità e le domande che proprio proprio non sapete dove portare…. che si infilano così nel cervello come una cantilena senza trovare risposta… che magari vi fanno girovagare su internet senza meta su siti improbabili…o semplicemente vi creano un pizzicorino alla gola ogni volta che cercate di comunicarle a qualcuno….ecco, noi le accogliamo molto volentieri. E per quel che possiamo vi rispondiamo ovviamente. E poi un giro sul nostro camper è sempre divertente…. perché si chiacchiera con tranquillità, ci si libera pian piano del “pizzicorino alla gola”, ci si toglie sempre qualche dubbio, si fanno anche due risate… e poi tra le altre cose si possono anche provare gli occhiali “sballanti”. No, non si tratta di sostanze, avete capito bene sono proprio occhiali. E se sabato avete visto qualche personaggio ciondolare a tentoni zigzagando tra dei birilli come avesse perso gran parte del suo senso dell’equilibrio, o era ubriaco già di pomeriggio, oppure stava provando i nostri occhiali. E questa seconda opzione la potevate ovviamente verificare guardandolo in faccia perché sono abbastanza vistosi, ecco tipo maschera da sub. Simulano la vista sotto effetto di alcol, e quindi oltre ad essere divertenti, vi fanno capire quanto ci sia poco da ridere a mettersi al volante ubriachi! Insomma, per noi di Informabus è stato un altro sabato in vostra compagnia, ma anche un pomeriggio in collaborazione con ragazzi impegnati e in gamba, che credono nella necessità di mettere le basi per un futuro migliore. A noi questo ottimismo e pro-attivismo piace moltissimo, e speriamo sempre sia contagioso!! Anche perché, quale miglior antidoto contro l’abuso di sostanze?

E se volete partecipare ad un altro evento davvero interessante, vi aspettiamo questo sabato, 21 maggio, sempre in Piazza Roma, con occhio ALCOLore, giornata di prevenzione alcologica in compagnia di esperti, musica, e performance dei nostri amici writers!!

C.C.

Pessimismo: no grazie

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C’è crisi. Il lavoro non si trova. Questo paese è ridicolo…roba da vergognarsi in tutta Europa. Ormai il declino è inarrestabile…economia, politica, lavoro, diritti, ambiente…E come se non bastasse (e basterebbe) non ci sono neanche più le mezze stagioni. In effetti questo è un po’ preoccupante, anche perché mentre ti organizzi per la prova costume hai ancora la tentazione di metterti il piumino perché si gela, e questo crea confusione. Soprattutto perché la regola vuole che prima della prova costume si sudi un bel po’ per mettersi in forma. Comunque, che tu stia sudando o meno, resta la consapevolezza che il mondo nel frattempo va a a rotoli. Sfido chiunque a trovare almeno un due percento di notizie positive in qualsiasi telegiornale. Attentati, baruffe e inciuci politici, cronaca nera…e il tutto comunicato prontamente ad ora di pranzo, per facilitare la digestione. E se presti l’orecchio sembra tipo una specie di nenia sottilmente fastidiosa che ti accompagna durante il giorno dal supermercato al bar… passando dalla vecchina che “tanto ormai cosa vuoi farci, andiamo avanti..” a quello che “era meglio quando si stava peggio”, inframezzati dagli improperi dell’automobilista inacidito che “guarda sto deficiente ha preso la patente coi punti del detersivo”. Poi però il fine settimana esci con gli amici, e finalmente ti rilassi. Magari vai al bar e ti siedi per fare due chiacchiere. E magari parli di qualche bel progetto che vorresti realizzare. “Progetti?” “E chi ne fa più di progetti, capirai con l’aria che tira, qui è impossibile costruirsi un futuro”. “A testa bassa, prendi un po’ quello che viene, cosa ci vuoi fare?” Cavolo…il morbo del pessimismo e fastidio ha invaso anche il sabato sera..? E lì un attimo ti guardi intorno in cerca della vecchina della nenia fastidiosa…dell’automobilista incavolato…pure di quel giornalista odioso che ogni giorno ti manda di traverso il pranzo (ma poveretto fa il suo lavoro). E invece trovi il vecchietto solitario con lo sguardo perso nel bicchiere di grappa.. se ti avvicinassi, lo sai, ti racconterebbe per l’ennesima volta dei bei tempi andati, con lo sguardo melanconico di chi sperava in un mondo migliore. E con tutto sto pessimismo e fastidio come dargli torto…ricerche di marketing e giornalismo on-line dicono che la cattiva notizia fa enorme audience, e quindi ovviamente ce ne propinano in quantità. E a furia di ascoltarle contribuiamo anche noi al dilagare della nenia fastidiosa, che a tratti è anche una bella scusa per incavolarci con un mondo che non funziona, e magari mettere da parte le idee positive. Ma se ci piacciono così tanto le cattive notizie…dobbiamo proprio rassegnarci al pessimismo e fastidio..?? O c’è una cura?? Intanto chiediamoci se abbiamo voglia di uscire da questa nenia o se in fondo ci stiamo comodi. Abrahm Lincoln (che nella sua vita ha combinato un paio di cosette interessanti, tra cui porre fine alla schiavitù) diceva: “Possiamo lamentarci perché i cespugli di rose hanno le spine, o gioire perché i cespugli spinosi hanno le rose”. E allora, posto il fatto che alle spine siamo tristemente abituati, abituiamoci a guardare anche le rose. E fin qui, siamo al famoso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto…ma il trucco è che più osserviamo le rose, più le curiamo, e più ne facciamo nascere!! E il giorno che inizieremo tutti ad amare le rose (perdonate ora questa vena sognatrice, ma a noi i sogni sono molto cari..) quelle prenderanno molta più forza delle spine (e magari al telegiornale ci racconteranno quante persone oggi si dedicano a progetti umanitari, a ricerche utili, al volontariato…molto più che raccontarci fatti di cronaca nera che, essendo cose su cui non possiamo nulla, ci lasciano soltanto acidità di stomaco). E se vogliamo dirla con tutt’altro stile…possiamo citare la nostra Littizietto, che ci invita a “Diserbare la nostra vita dai demolitori di entusiasmi…quelli che di mestiere fanno i trovatori di pelo nell’uovo”. Un altro modo per dirci di dare energia a quello che ci fa stare bene, e togliere dal portone d’ingresso del mondo di oggi il cartello “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. E’ un cartello vecchiotto, e oggi c’è bisogno di quintali di speranza, diamoci da fare!

C.C.

Essere soli, o stare con sé stessi?

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Meglio soli che male accompagnati, recita il vecchio detto. E in effetti, così su due piedi, sembra non avere tutti i torti. Se dobbiamo passare il tempo con chi non ci fa stare bene, tanto vale passarlo da soli…o no? Però dobbiamo anche ammettere che la solitudine non fa molto “trendy”, che spesso avere molte persone intorno vuol dire essere tipi interessanti e in gamba. Insomma, se uno ha pochi amici, probabilmente è un po’ sfigato. E fare gli sfigati non piace a nessuno ovviamente. (cosa voglia dire poi “sfigato” nessuno lo sa, ma pare non sia molto di moda). Quindi? Forse al momento attuale meglio rovesciare l’antico detto (che probabilmente ormai è fin troppo retrò) con “anche fosse male accompagnati, sempre meglio che da soli”. Che dite? Del resto oggi gli amici li possiamo anche tenere comodamente sul nostro profilo di faccia libro…giusto a fare numero. Che comunque anche avere pochi amici su facebook non è che faccia proprio onore a quanto pare. Per non parlare del numero di likes sulle foto che postiamo o sulle frasi ad effetto del nostro stato. Ecco potremmo fare così: le “male compagnie” (quelli che più di tanto poi non ci piacciono) le possiamo tenere su facebook, le altre magari le frequentiamo per davvero. E così manteniamo una buona immagine da almeno una trentina di “like”. Scherzi a parte…ma cosa significa davvero sentirsi soli? Pensate che in inglese esistono addirittura due termini per indicare la solitudine piacevole (solitude) e quella che invece provoca dolore (loneliness). Ebbene sì, pare che esista anche una dimensione piacevole dello stare da soli. Magari quella in cui sentiamo il bisogno di riflettere per conto nostro su qualcosa, senza richiedere l’opinione di altri, ascoltandoci per trovare il nostro punto di vista più autentico. Oppure quella in cui ci leggiamo un buon libro, o ci dedichiamo ad una passione tutta nostra come suonare uno strumento, ascoltare musica, disegnare…O semplicemente quella dimensione in cui non ci va proprio di vedere nessuno, e vogliamo solo goderci un po’ di silenzio o di buona musica. E da questi momenti di sana “solitude” possiamo poi tornare a goderci la compagnia…probabilmente più arricchiti di prima, con qualcosa in più da dire, condividere, raccontare. E no, non c’è nulla di sfigato in questo, anzi! Certo però, che esiste anche la solitudine dolorosa, quella che può portare pian piano una persona ad isolarsi e a sfuggire il contatto con gli altri. Alcune ricerche ci dicono che in questi casi è importante fare un piccolo sforzo, ed uscire allo scoperto. Accettare inviti da altri, mettersi in condizione di conoscere persone (un corso interessante, un centro di aggregazione, dello sport di squadra…o ciò che ci piace). E poi pian piano selezionare, perché sentirsi soli significa anche non avere compagnie che rispondano alle nostre aspettative e con cui siamo a nostro agio. Alcuni studi ci raccontano anche che chi soffre di solitudine tende automaticamente a mettere in atto comportamenti che allontanano gli altri, anche senza rendersene conto, proteggendosi per paura di essere rifiutato. A quel punto può diventare automatico interpretare in modo negativo alcuni atteggiamenti altrui…iniziando ad isolarsi sempre di più. In sostanza anche qui il famoso detto “meglio soli che male accompagnati” non vale più, perché rischiamo di sentirci sempre male accompagnati senza neanche dare una reale possibilità agli altri! Insomma, alla fine, più impariamo ad avere fiducia in noi stessi, più ne avremo negli altri, e potremo essere “bene accompagnati”.

E voi, che ne pensate?

C.C.