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Le dipendenze tecnologiche ai tempi dei coronavirus

Sacha Moccheggiani No Comments

Il fatto di dover stare a casa praticamente tutto il giorno per contenere il contagio potrebbe avere non poche ripercussioni sul nostro stato emotivo e psicologico. Se la carenza degli stimoli del mondo esterno di cui dobbiamo fare a meno possono essere almeno in parte compensati dalle nostre attività suil web, d’altro canto queste possono dar luogo a vari problemi.
Con lo smart working o ancor di più con la completa sospensione del lavoro o delle normale attività, i confini e i ritmi delle attività quotidiane si sono fatti più fluidi con la conseguenza di una possibile sregolazione degli equilibri abituali; ciò può comportare un disordine nei ritmi della giornata ed un accumulo di tensioni che soprattutto di notte possono emergere con prepotenza. La sedentarietà può portare ad un surplus di energie che si traducono in tensione fisica e mentale, particolarmente accentuate in persone predisposte all’ansia o tendenti a comportamenti compulsivi.
Probabilmente in questo modo si possono spiegare dati come il picco di quasi il 50% in più rispetto al normale di visite a siti pornografici come Porn Hub. Inoltre alcuni portali del porno stanno offrendo abbonamenti gratuiti in queste settimane di quarantena. Il pericolo è quello di fuggire dalla prigione della solitudine per entrare in quella della dipendenza tecnologica o da pornografia. La pornodipendenza può portare al progressivo disinteresse verso la sessualità con il partner, la chiusura e l’isolamento. Per single e coppie non conviventi una delle conseguenze della odierna situazione di isolamento è l’astinenza dai rapporti sessuali.    A questo si può ovviare grazie alle moderne frontiere della sessualità in remoto come il sexting e le videochat. Qui le necessarie precauzioni riguardano la tutela della privacy e l’anonimato per prevenire il rischio di fenomeni di Cyberbullismo e Revenge-Porn basati sulla diffusione non consensuale di immagini intime.

In queste settimane la maggior parte delle persone è a rischio di dipendenza dai social e dall’Information-Overload, ossia la ricerca compulsiva di informazioni on-line. Questa pratica può essere particolarmente insidiosa generando confusione e ulteriore ansietà sui temi relativi al contagio da Coronavirus Covid-19 ma anche su allarmi e previsioni riguardanti le conseguenze sociali e politiche future. A queste paure del futuro sono collegate dipendenze come quella dal gioco online che potrebbe essere stimolato dall’illusione di guadagni alternativi in un momento in cui l’economia di molti è ferma o in remissione. Invece la chiusura di esercizi commerciali e la percezione di maggior difficoltà di reperire determinati prodotti potrebbe amplificare la tendenza allo shopping compulsivo online che insieme al gioco rischia di mettere ulteriormente in crisi le finanze di queste persone.

Tutto quanto descritto finora rientra nella cosiddettta internet addiction che comprende tra i suoi sintomi la perdita del senso del tempo online, il progressivo impoverimento dell’impegno riposto in altri interessi e attività, l’iniziale euforia a cui segue il senso di colpa per l’eccessivo utilizzo della rete, la chiusura e l’isolamento rispetto alla famiglia e agli amici. Insomma in questo periodo si tratterebbe di un isolamento nell’isolamento.

Per evitare di incorrere in questi problemi si può stabilire e  monitorare il tempo passato on line e definito un budget di spesa per e-commerce e giochi a pagamento.et ragionato per spese da effettuare su siti di e-commerce e giochi a pagamento. Per evitare di venire travolti dall’information-overload è bene riferirsi esclusivamente a fonti informative ufficiali e autorevoli. Gli psicoterapeuti consigliano anche di mantenere interazioni sociali attraverso conversazioni telefoniche e non solo chat testuali; per staccarsi e compensare il tempo speso davanti allo schermo è provvedere a una routine di esercizi fisici e possibilmente tecniche di rilassamento e pratiche meditative. Per fronteggiare l’eccessivo utilizzo di pornografia che può portare ad una overdose di immagini e stimoli visivi con conseguente perdita di contatti con la sessualità reale i sessuologi consigliano di alternare la lettura di racconti erotici per un’eterogeneità di stimoli.                                                                  Se l’autoerotismo può ricoprire un’utile funzione sensuale e distensiva, può però assumere carattere compulsivo se utilizzata per sedare un ricorrente stato di inquietudine e ansietà. In quest’ultimo caso è opportuno elaborare e affrontare i motivi del proprio stato d’animo individuando strategie più mirate per la gestione dell’ansia.

Se si pensa di avere un problema non bisogna vergognarsi ma sentirsi orgogliosi di provare a star meglio; non c’è assolutamente niente di male a chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta per affrontare in modo efficace la situazione. In questo periodo molti professionisti stanno offrendo servizi in videoconferenza per garantire supporto durante l’emergenza. Restare a casa corrisponde a una responsabilità sociale oltre ad assumere un valore protettivo verso se stessi. Associarvi una particolare cura del proprio benessere fisico e psicologico garantisce un atteggiamento attivo e positivo.

Apprendere l’arte di amare

Sacha Moccheggiani one comments

In questi giorni in cui dobbiamo stare a casa si può cogliere l’occasione per coltivare varie passioni, come ad esempio la lettura: leggendo il libro dello psicanalista Erich Fromm “L’arte d’amare” ho trovato degli spunti interessanti per affrontare al meglio la vita in generale, ma questi giorni difficili in particolare. Nonostante il libro fu scritto nel 1956 penso che possa essere ancora utile oggi poichè parla (tra le altre cose) di temi cari all’Informabus: solitudine, alcol droghe, sesso, amore!                                 Mi limiterò a parlarvi della prima parte del libro, quella più adatta alla prospettiva del servizio Informabus

L’autore sostiene che la consapevolezza dell’essere umano della propria individualità, di sè stesso come entità separata, la consapevolezza della propria vita breve, l’impotenza di fronte alle forze della natura (come ad esempio il covid 19), e della società gli rendono insopportabile l’esistenza.
L’uomo diventerebbe pazzo, se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno; pensate come staremmo in questi giorni, soprattutto chi abita da solo, se non avessimo modo di comunicare con i nostri amici ed i nostri cari.
In ogni eta’ e civiltà però l’essere umano è messo di fronte alla soluzione dell’eterno problema di come superare la separazione dall’altro.

Secondo Fromm il primo modo utilizzato dall’essere umano è la sessualità: entro certi limiti, è un modo naturale e normale di superare la separazione, e una soluzione parziale alla soluzione dell’isolamento…ma l’atto sessuale, senza amore, non riempe mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo momentaneo. Nella nostra società l’individuo tenta di fuggire all’isolamento rifugiandosi nell’alcol e nelle altre droghe (usate anche in passato durante riti collettivi comunque finalizzati allo sperimentare una fusione col mondo), ma si sente ancora più solo quando è finito lo sballo; di conseguenza egli è spinto a ricorrere alla sostanza con sempre maggior frequenza ed intensità.

La soluzione più frequente scelta dall’uomo nel passato e nel presente però è l’unione col gruppo, il condividerne costumi, usi, pratiche e credenze; se io sono come gli altri non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine. Durante l’adolescenza, ma non solo, questa volontà di con-fondersi con il gruppo è particolarmente forte. 

Un terzo modo per raggiungere l’unione è l’attività creativa, sia quella dell’artista che quella dell’artigiano; in essa l’uomo si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che la circonda, dunque si fonde col mondo. 

Queste tre soluzioni forniscono una risposta solo parziale al problema della solitudine; l’unità raggiunta con il sesso e droghe sono fittizie, quella ottenuta con il conformismo  è solo una parvenza di unione, mentre quella conquistata con l’attività creativa non è interpersonale.

La soluzione completa sta nel raggiungere l’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore; Il desiderio di fusione interpersonale è la passione più antica, la forza che tiene unita la razza umana. Bisogna però distinguere tra amore come la matura soluzione al problema dell’esistenza e quelle forme incomplete di amore che Fromm chiama unioni simbiotiche, in cui le due persone hanno bisogno l’una dell’altra. In contrasto con l’unione simbiotica, l’amore maturo è unione  a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità: nell’amore due esseri diventano uno, ma restano due.  L’amore è un sentimento attivo dell’uomo, una  conquista; amore è soprattutto dare, che non significa cedere, privarsi di qualcosa, sacrificare. Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza. Dare dà più gioia che ricevere perchè in quell’atto ci sentiamo vivi. La sfera più importante del dare non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Una persona dà all’altra sè stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita, ciò che ha di più vivo in sè: la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza…                                                                                                          Nel dare con generosità non si può evitare di ricevere ciò che viene dato di ritorno. Dare significa fare anche dell’altra persona un essere che dà, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Nell’atto di dare nasce qualcosa, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambe. L’amore è una forza che produce amore. Aldilà dell’elemento del dare, il carattere attivo dell’amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme di amore: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza. L’amore non è un sentimento al quale ci si possa abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità. Come tutte le altri arti, anche quella dell’amore richiede prima di tutto profonda conoscenza, rispetto ed interesse, responsabilità e massima attenzione; è un lungo percorso quello attraverso il quale si può apprendere l’arte d’amare.

In questo periodo di reclusione possiamo riflettere su questi concetti, e provare a metterli in pratica con i familiari, ma anche con amici e fidanzate/i via telefono e via social, aspettando il giorno in cui potremmo tornare ad uscire liberamente ed incontrarli.

Incidenti e limiti

informabusancona No Comments

In Italia gli ultimi 3 fine settimana sono stati tragici per quanto riguarda gli incidenti stradali notturni; 24 giovani sono morti e 47 sono rimasti feriti in 27 incidenti gravi. Ci eravamo illusi di esserci lasciati alle spalle questi episodi. Dopo l’abbassamento da 0,8 a 0,5 della soglia massima di alcolemia nel sangue nel 2001, dopo l’istituzione della patente a punti nel 2003 e le norme più restrittive su alcol e guida del 2010 (sopra l’1,5 g/l c’è la confisca del mezzo)  effettivamente la situazione era migliorata. Anche in seguito a campagne informative e  preventiva come quella che l’Unità di Strada Informabus ha svolto negli anni, oltre che a più numerosi controlli etilometrici che avevano portato al sequestro di tante patenti c’era una maggior attenzione alla guida responsabile.

Negli ultimi anni invece l’attenzione sul tema è scemata ed è comparso anche un nuovo rilevante fattore di rischio: l’uso del cellulare alla guida. Guidare stanchi, sballati, mentre si guarda il telefonino diventa veramente impegnativo ed estremamente pericoloso.. Oltre a questo sembra esserci anche un’ulteriore questione: il contrasto tra, da un lato la necessità di limiti di velocità, di alcolemia e dall’altro la contemporanea tendenza alla dissoluzione del concetto stesso di limite.  Siamo infatti in un’era in cui limiti spazio-temporali sembrano essere concetti quasi obsoleti, o comunque in divenire. Ad esempio, ormai da qualche anno a questa parte puoi parlare con una persona e vederla sullo schermo anche se abita dall’altra parte del pianeta, in tempo reale. Qualche decennio fa questa opportunità sarebbe apparsa impossibile, forse anche inimmaginabile.


La cultura promossa da molte pubblicità di telefonia ed altre tecnologie varie è quella del NO LIMITS, ma i limiti invece sono fondamentali per la vita. Magari vanno spostati, ma non spazzati via. I giovani si trovano tra questi 2 poli opposti; entrambi li chiamano a sè, uno da una parte, l’altro dall’altra, li tirano fino  rischiare di lacerarli. Lacerati proprio come i corpi devastati dagli incidenti stradali. L’Unità di Strada Informabus del Comune di Ancona da 15 anni ormai dialoga con i giovani anche su questi temi. Vi aspettiamo per continuare a confrontarci!

GAP: gioco d’azzardo patologico

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Bim bum bam alle ventitré!

La conta per chi cominciava un gioco, un momento che ci teneva col fiato sospeso da piccoli, suspense e adrenalina nello stesso momento. Lasciavamo che il “caso” o la “fortuna”, decidete voi, decidesse per noi.

E’ ciò che succede quando si gioca d’azzardo. Non c’è tanta abilità da mettere in campo, si lascia che la fortuna o sfortuna giochi per noi. Un pulsante, una grattata, 5 numeri…ecco la nostra unica abilità. Ma cosa spinge a giocare a questo se poi di gioco ce n’è davvero poco? La risposta è semplice se pur cinica: la posta che c’è in palio.

Se esce un certo tipo di combinazione potrebbe cambiare la nostra vita…wow con 2 euro vincere uno stipendio da qui a 20 anni.

Ma spesso questi giochi diventano sfogo per disagi preesistenti, e diventano essi stessi un’ossessione compulsiva. Si gioca sempre di più, insistentemente, si giocano stipendi in pochi minuti alla ricerca di quel brivido che è la vincita.

Negli ultimi anni questo tipo di fenomeno si è allargato notevolmente ed è diventato oggetto di studi attenti e specifici con l’obiettivo di arginarlo e in qualche modo prevenirlo.

Qui ad Ancona il 24 novembre pv presso il Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona ci sarà un convegno che avrà come tema proprio questo: il gioco d’azzardo patologico.

Si cercherà di fare il punto sulla situazione nazionale e regionale e come ci si stia muovendo per fronteggiare un fenomeno ormai molto radicato in tutti le fasce di età e in tutte le categorie.

informabusancona.it/convegnogap2016

Resilienza

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Mai sentito parlare di resilienza? No, non si tratta di una sostanza stupefacente. Ma può comunque avere degli effetti piuttosto stupefacenti! Non si vende, non si compra, ma ne abbiamo comunque tutti almeno un po’, chi più chi meno. Cosa sarà mai? No, non si vince un premio in denaro se indovinate chiamando il numero in sovrimpressione…quindi ok, sveliamo subito il mistero: si tratta di una qualità dei metalli. E che ce ne importa a noi? Dei metalli in effetti niente. Ma questa qualità è interessante: indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. E allora? Non siamo mica omini di latta. Beh, ma questa qualità è piaciuta così tanto agli psicologi che lo stesso termine è utilizzato anche per noi esseri non metallici. E questa capacità che abbiamo è davvero qualcosa di interessante!! Insomma, un po’ come la facoltà di una di quelle palline anti stress che le schiacci le spiaccichi le mordi le tiri e le strazi per placare i tuoi nervi, e loro…puff! Dopo un attimo di incertezza in cui sembrano irrimediabilmente deformate, tornano tranquillamente alla loro rotonda cicciottosità, impassibili e paffute come gli Umpa Lumpa della fabbrica di cioccolato. Ecco, questa è la resilienza! Che non vuol dire mantenere un’espressione da Umpa Lumpa felice anche nel momento in cui finisce tutto il cioccolato e magari nel frattempo piove contro ogni previsione e noi eravamo andati dal parrucchiere a farci la piastra. Ma in effetti è un po’ qualcosa di simile. Significa avere la capacità di riprenderci dopo un evento difficile o traumatico, facendo sì che le avversità della vita non ci demoliscano, ma anzi ci rendano più forti. Sono persone resilienti quelle che pur vivendo situazioni difficili riescono comunque a recuperare un loro equilibrio e a riorganizzare la propria vita in modo positivo. Interessante no? E anche importante. Chi di noi non ha vissuto eventi difficili o traumatici? Del resto la nascita è già parecchio impegnativa di per sé: arrivare a questo mondo non è esattamente una passeggiata!! Dopo nove mesi al calduccio e al buio dove non dobbiamo preoccuparci di nulla improvvisamente ci troviamo catapultati in un mondo sconosciuto, dove ci tagliano subito il nostro prezioso cordoncino, dove dobbiamo immediatamente imparare a respirare, piangere, urlare, nutrirci…in mezzo a esseri giganti che emettono suoni strampalati e che ci sbatacchiano a destra e sinistra, altro che pallina antistress! Ed è solo l’inizio del viaggio, figuriamoci: se il buongiorno si vede dal mattino!! Ma la buona notizia è che se riusciamo a prenderle nel modo giusto, anche le difficoltà ci aiutano a crescere, diventare più forti e più resilienti, e quindi ad avere la capacità di vedere maggiormente gli aspetti positivi attorno a noi e in noi stessi. Certo, questo non significa che da ora in avanti andremo in giro a farci prendere a botte in modo da testare la nostra pallina antistress interiore… Ma magari se fronteggeremo una crisi potremo cercare di rintracciare dentro di noi quelle qualità che ci permettono di affrontare il problema al meglio, focalizzandoci sul fatto che quel momento negativo passerà, e noi ne usciremo cresciuti e rafforzati. Certo, spesso serve anche un aiuto esterno, delle buone relazioni, o magari l’aiuto di un esperto. Ma sapere che abbiamo molte più risorse di quanto crediamo è importante, perché comunque i protagonisti della nostra vita restiamo sempre noi. Insomma, con noi stessi ci passeremo volenti o nolenti tutto il tempo della nostra vita, tanto vale cercare di scoprire tutti i nostri lati migliori e valorizzarli quanto più possibile! Questo ci aiuterà a fidarci sempre di più di noi stessi, e a diminuire l’impatto negativo degli eventi difficili. E se avete voglia di raccontarci come avete superato un momento difficile, vi aspettiamo sul camper per fare due chiacchiere!!

C.C.

Immondizie aMare…

informabusancona No Comments

Lui si chiama Boyan Slat, e ha 21 anni. A soli 18 anni ha avuto un’idea geniale sulla pulizia degli oceani da tonnellate e tonnellate di plastica. Eh già, chiuso nella sua camera di studente, ha deciso di concentrarsi su un modo di migliorare il pianeta, di aiutare l’ambiente. E c’è riuscito alla grande a quanto pare! Pensate che ci sono già  enormi isole di plastica che ingorgano gli oceani, e solo nel Pacifico ci sono 150 mila tonnellate di rifiuti in plastica!! La situazione è così preoccupante che senza alcun intervento pare che nel 2050 gli oceani arriverebbero a contare più pezzi di plastica che pesci. E Boyan, è riuscito ad inventare un metodo che, sfruttando le correnti marine, riuscirebbe a convogliare i rifiuti in un unico punto, riducendo a pochi anni il tempo di pulizia delle acque. Tempo che, senza un metodo specifico, potrebbe ammontare a circa 79 mila anni!!!! Insomma le cose andrebbero giusto un po’ alla lunga e considerata la quantità di rifiuti che continuiamo a scartare e a buttare in mare, ci troveremmo a nuotare ben presto nell’immondizia. E questo cosa c’entra con noi? Boyan ha utilizzato per caso qualche strana sostanza stupefacente per raggiungere questa illuminazione? No, non ci risulta. Ma ci piace dare la buona notizia di un ragazzo giovanissimo che ha deciso di impegnare gran parte delle sue energie per migliorare il destino del pianeta. Ci piace l’idea di andare contro tendenza rispetto a tutte le cattive notizie che ci arrivano ogni giorno dal telegiornale che ci bloccano la digestione e ci fanno pensare che viviamo in un mondo davvero tremendo e ci mantengono quella sensazione fastidiosa e pungente di pessimismo cosmico latente. Quella sensazione del “ma tanto ormai cosa ci vuoi fare, siamo fregati il paese va così, il mondo va così, la scuola va così che vita grama che grama vita”. Beh, comprensibile un po’ di sconforto quando non fanno altro che raccontarci di eventi tragicomici, o tragici, o catastrofici (di solito si suddividono così le notizie). Alla sezione notizie nazionali/politica interna pensi: “basta, espatrio”. Passato alla sezione notizie internazionali, pensi “magari, vado a bere, che anche espatriare non serve”. Scherzi a parte queste notizie positive ci piacciono perché sfatano il mito del “non è possibile” e ci fanno capire che se mettiamo energia e creatività in qualcosa che ci sta veramente a cuore possiamo fare molto, e anche ritrovare un sacco di bell’ottimismo! Certo non è che dobbiamo salvare il pianeta da soli ma anche qualcosa di più piccolo, tipo un’operazione di pulizia della spiaggia vicino casa, per cominciare può già darci soddisfazione.

Per quanto riguarda il nostro Boyan, lui si è spinto un po’ oltre…non solo ha avuto un’idea geniale (molto più geniale di facebook per intenderci, anche se magari gli renderà meno soldi…) ma poi si è impegnato per renderla realizzabile. Perché le grandi idee le realizzano spesso dei sognatori che credono nelle visioni che hanno, soprattutto quando sembrano così difficili da realizzare. Boyan ha creato un’associazione, che si chiama The Ocean cleanup, e attraverso il crowfunding ha raccolto i soldi per iniziare il progetto: circa un milione e mezzo di euro! Ora finalmente i lavori stanno iniziando e noi facciamo a tutta l’equipe un enorme in boccallupo o in culo alla balena, come si dice!!!

E voi, avete qualche idea che vi piacerebbe realizzare?

C.C.

Liberi liberi siamo noi…

informabusancona No Comments

Libertà!!!!! Grida  William Wollas mentre lo stanno quasi per uccidere…libertà, al di sopra di ogni cosa, anche della propria sopravvivenza. Chi non ha mai visto Braveheart? Certo il film è un po’ datato ma di quelli che almeno una volta nella vita vanno guardati…Roba d’altri tempi. Combattere in battaglia fino all’ultimo, perché chi combatte può morire, ma vivere da schiavi è la peggiore delle  morti. Uh mamma mia che pesantezza…state già tornando a leggervi “le più belle frasi di Osho” su faccialibro per sdrammatizzare? (per chi non lo sapesse, una parodia tutta da ridere sul Maestro Osho). Del resto queste lotte all’ultimo sangue contro la schiavitù non sono roba dei nostri giorni, insomma, per lo meno non della nostra quotidianità…lasciamole a Wollas, o magari agli anni settanta. Che già erano meno impegnativi dell’epoca di William, si ballava nel fango, si fumavano un sacco di spinelli, si sbraitava un po’ per le strade, per poi tornare al mood peace e love (in America), o anche “volemose bene” a Roma. Certo la situazione era bella movimentata, del resto il decennio era partito un po’ così, non aveva fatto in tempo a iniziare e già erano morti Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, era davvero un po’ troppo. Forse Woodstock aveva portato un po’ sfiga, del resto con tutta quella pioggia le premesse non erano buone. Ma negli anni successivi la libertà comunque resta un tema importante, di tante piccole e grandi lotte, pacifiche, armate, fatte di musica, di arte, di follia, di manifestazioni di gente che urla, che medita, che si veste in modo improbabile giusto così, per dire “io faccio come c…. mi pare” come appunto ci consiglia Osho in una delle migliori frasi della nuova pagina (postuma). E oggi? Beh, la storia di fare un po’ come cavolo ci pare resta sempre abbastanza in voga, perché la libertà è un tema che ci appartiene, in tutte le epoche, a tutte le età. Anche libertà piccole, quotidiane, di uscire la sera, di frequentare chi vogliamo, di vestirci come ci pare, di fare quello che ci va di fare… Ecco magari (ma solo magari) al momento c’è un pochino meno di pathos rispetto ai decenni passati, insomma non c’è poi tutto sto bisogno di sbraitare, di manifestare in giro, di fare tutto questo gran casino per chiedere questa libertà. Del resto tutti questi anni di rotture di scatole (si fa per dire) ci avranno pur lasciato qualcosa: se prima era un problema anche mettersi una minigonna, adesso basta accendere la televisione e sono tutte con il sedere all’aria alla faccia delle minigonne! Insomma ne abbiamo fatti di passi da gigante, altro che Woodstock. Se decidiamo di farci una cresta fucsia in testa magari i genitori non saltano di gioia, ma di fatto a parte qualche sguardo perplesso per strada, non avremo troppe rotture di scatole. Abbiamo tutta l’informazione libera del mondo su internet e possiamo viaggiare come ci pare e piace (parlo di noi popoli fortunati occidentali…), credere nella religione che ci pare, scegliere il nostro punto di vista politico, o anche non sceglierlo che tanto quelli vanno avanti tranquilli da soli senza elezioni (e cosa questa abbia a che fare con il concetto di libertà è da vedere). Certo restano alcuni doveri e limiti ovviamente. Ma forse possiamo sederci tranquilli e smettere di stare a preoccuparci tanto di questa fantomatica libertà. O forse l’abbiamo già fatto. Ma ci siamo mai chiesti cosa voglia dire per noi essere liberi? Un tizio diceva che il genere più importante di libertà è sentirsi liberi di essere ciò che siamo davvero. Beh è una libertà interessante, perché siamo solo noi a potercela concedere. E in effetti c’è poco da sbraitare e da manifestare, perché la libertà dalla paura del giudizio altrui e dalla necessità di adeguarsi a quello che ci raccontano i media, le mode, le politiche, è un tipo di libertà che nessuno ci può togliere, e nessuno ci può dare. E conquistarcela può essere un po’ difficile, ma anche molto divertente, e ne vale davvero la pena! Ed è anche possibile che una volta conquistata dentro, questa libertà, ci rendiamo conto che fuori qualcosa continua a starci stretto, a non appartenerci e magari, a modo nostro, senza sbraitare, torneremo a “manifestare”, per strada, a casa, o dove ci pare, semplicemente creando e proponendo ciò che ci piace, la nostra visione di libertà. Voi che ne pensate?

C.C.

M’amo o non m’amo…

informabusancona No Comments

M’ama…. non m’ama…. m’ama…..non m’ama…. e così via finché i petali della povera margheritina non saranno finiti. E dopo aver adeguatamente spulciato la povera innocente, se la risposta non ci piace, ricominciamo da capo con un altro malcapitato fiorellino. Beh…avete ragione questo è un metodo antiquato e oggi ormai ci sono le app o qualche strano sito che magari inserendo semplicemente i nomi del nostro lui/lei ci daranno il responso sul nostro destino amoroso. Il tempo passa, ma certe cose, in fondo, non cambiano poi molto. L’innamoramento, margheritina o app che dir si voglia, da sempre gli stessi sintomi…le farfalle allo stomaco…magari un certo nodo alla gola…e quella sensazione di attesa in cui si mescolano l’euforia e l’ansia…la sensazione di volare alto mista alla paura di non avere un paracadute…Emozioni dei primi tempi, di qualcosa di nuovo che nasce dentro di noi e che ci spinge verso qualcuno, ci porta a sognare, a desiderare, con un’intensità di cui raramente siamo capaci. E questo desiderio può portarci gioie e dolori, euforia e tristezza e catalizzare una gran quantità delle nostre energie. Certo, esistono poi anche tante situazioni in cui tutto scorre liscio, non servono le margheritine (“petalose”) da “spetalare”, ci si incontra entrambi colpiti dalla freccia di cupido nello stesso istante, e vissero tutti felici e contenti. Queste situazioni magari fanno meno audience, e sicuramente non le troveremo raccontate in qualche film o best seller di successo. Manca la suspense. Niente tragedie, mirabolanti montagne russe emozionali, abbandoni e ritrovi appassionati…insomma che noia che barba. Chi andrebbe a vedere un film dove non ci sono colpi di scena, lacrime e poi sorrisi, furiosi litigi e poi momenti di quiete idilliaca? Tuttavia non sempre ci va di vivere in un film, a meno che non abbiamo scelto di fare gli attori e non puntiamo ad Hollywood e vogliamo allenarci nel frattempo anche nella quotidianità, così giusto per non perdere lo spirito di avventura. Probabilmente in realtà anche i divi di Hollywood a casa si mettono in pantofole e cercano un po’ di calma dopo aver inseguito qualche mostro alieno o aver giocato a 007 o chi più ne ha più ne metta probabilmente non hanno troppa voglia di altre tempeste emozionali. Quando poi le tempeste emozionali non ci vanno e ci ritroviamo sempre in una miriade di alti e bassi, forse, a volte, conviene prendere la famosa margheritina e farsi una domanda diversa: “mi amo…non mi amo…” Oppure lasciare perdere la margheritina e semplicemente (si fa per dire) chiudere un attimo gli occhi per farsi questa domanda e cercare di trovare dentro di noi la risposta. Sembra facile! Ma alle volte scatta in noi un desiderio o un sentimento così forte che ci fa dimenticare piano piano anche di quelle che sono le nostre esigenze, di quello che realmente ci fa stare bene. L’amore si sa, è una forza tempestosa e coinvolgente, e questo è anche il suo fascino. Guai se volessimo ingabbiarlo in qualcosa di statico o tiepido come diceva la nonna al cuor non si comanda! E qualche tempesta emozionale ci sta, perché le emozioni sono qualcosa di meraviglioso, che ci rende vivi. Però è anche bene mantenere una piccola spia di controllo. Insomma ascoltare quella vocina dentro di noi che comunque ci ricorda di amare prima di tutto noi stessi, perché soltanto così riusciremo davvero ad amare qualcun altro. E anche a vivere l’amore in modo gioioso e costruttivo. E quando proprio ci rendiamo conto che nonostante tutto, nonostante le tempeste, i malumori, i malori, il nodo allo stomaco che si protrae un po’ troppo a lungo (viene dopo le farfalle, quando quelle si sono stufate di svolazzare e se ne sono andate da un pezzo insieme alla margherita spetalata, ma l’ansia resta), il desiderio di stare con quella persona è inestinguibile, magari chiediamoci cosa ci spinge a restare lì. Perché come sappiamo esiste anche la dipendenza affettiva oltre a quella da sostanze, ed è importante saperla riconoscere. Saper riconoscer quando l’amore diventa distruttivo e inizia a farci del male perché in quel caso, forse, potrebbe trattarsi di qualcos’altro, e forse potrebbe essere il caso di tornare alla seconda domanda, e lavorare sull’amore per noi stessi. Beh, non è sempre facile, e di sfumature ce ne sono tante, perché i sentimenti non si inscatolano, per fortuna!! Voi che ne pensate??

Veniteci a dire la vostra sul camper, vi aspettiamo!!

C.C.

Occhio AL COLore

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Per la giornata di prevenzione alcologica…abbiamo fatto il pieno!! Di gente, s’intende…L’abbiamo chiamata occhio ALCOLore, con un gioco di parole che fa riferimento alle due componenti fondamentali della giornata. Perché alla prevenzione dell’abuso di alcol abbiamo aggiunto un po’ di creatività colorata, organizzando un contest di graffiti in piazza Roma. I lavori dei writers del centro sociale la Cupa hanno colorato la piazza in tutti gli angoli, con disegni interessanti sul tema della prevenzione alcologica. Una di queste opere verrà scelta come copertina del depliant che stiamo preparando per voi…dove troverete tutte le informazioni sui rischi fisici e legali dell’abuso di alcol! A noi piace farla anche così la prevenzione, dando spazio al divertimento sano, al gioco, all’arte, alla valorizzazione dei talenti creativi…Perché questo tipo di spazio ci permette di incontrarci, di stare bene, di condividere momenti positivi. Creare momenti aperti al divertimento creativo (che sia attraverso l’arte, lo sport, il gioco..) è qualcosa che ci fa crescere, che aiuta di uscire dalla monotonia del quotidiano, che stimola la scoperta di noi stessi e delle nostre capacità, e soprattutto che ci fa stare bene. E questo tipo di benessere è una forma di prevenzione molto importante. Perché spesso alla base dei comportamenti a rischio c’è la noia, la mancanza di stimoli, la sfiducia nella propria capacità di realizzare ciò che vorremmo e che ci fa stare bene, o la mancanza di consapevolezza su cosa realmente ci piacerebbe fare. Perché quando una cosa ci annoia, c’è poco da fare, andiamo automaticamente a cercare altro, e magari quello che troviamo è la prima cosa a portata di mano, che non sempre è la migliore o quella che fa per noi…e in alcuni casi è lo sballo facile del sabato sera. Ma anche qualche atto di bullismo o vandalismo (di cui si parla ora molto sui giornali locali) che certo non vogliamo qui giustificare, ma che forse potrebbe essere a volte contenuto dalla proposta di valvole di sfogo più costruttive, dalla creazione di spazi accoglienti e di ascolto, che possano essere più forti e incisivi degli spazi repressivi. Senza voler banalizzare le problematiche, sarebbe interessante provare insieme a trovare alternative, nella semplice consapevolezza che il bisogno di divertimento, di sfogo, di ascolto, di espressione libera, è un bisogno che non possiamo eliminare ma soltanto canalizzare verso strade positive, per quanto possibile e nel rispetto di tutti!! Ehm…ci siamo lasciati prendere la mano da elucubrazioni e riflessioni, si vede che a parlare col microfono in mezzo alla piazza ci avevamo preso gusto sabato!! In ogni caso…ci siamo divertiti. E ringraziamo ancora i graffitari per i loro bellissimi lavori, i ragazzi che hanno partecipato e ballato con i nostri dj…tutti quelli che sono venuti a raccontarci qualcosa sul camper sfidando i decibel assurdi della musica fuori e stipandosi tra le bombolette e le attrezzature dentro l’abitacolo. E anche tutti quelli che si sono sballati grazie ai nostri occhiali, ciondolando tra i birilli in mezzo alla piazza con il nostro gioco di simulazione “sballo alcolico”. E ovviamente l’Asur che era con noi insieme all’Unità di strada Il filo di Arianna. E se avete suggerimenti per i prossimi eventi, o nuove danze da mostrarci, vi aspettiamo come sempre sul nostro camper!!

C.C.

Illuminare il futuro

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Illuminiamo il futuro è un’iniziativa promossa da Save the Children e realizzata da tanti gruppi di ragazze e ragazzi in tutta Italia per sconfiggere la “povertà educativa” in Italia. I dati che riguardano la situazione italiana sono allarmanti: oltre un milione di bambini e adolescenti vive in povertà assoluta. A fianco alla povertà economica esiste anche un’altra povertà che è quella educativa, e che riguarda la mancanza di opportunità di formazione per bambini e ragazzi. Noi nell’educazione e nell’informazione ovviamente ci crediamo, e ancor di più nell’importanza di dare a bambini e giovani gli strumenti per costruire il proprio futuro! E questo sabato all’evento Illuminiamo il futuro organizzato ad Ancona c’eravamo anche noi di Informabus e ringraziamo i ragazzi di sottosopra che ci hanno invitato e coinvolto. Un pomeriggio diverso in piazza Roma con diversi laboratori allestiti per giovani e bambini: laboratorio di riciclo, giocoleria di strada, petizioni e altre attività interessanti. E poi il nostro camper! E soprattutto un gran numero di giovani e bambini curiosi. Come sempre siamo stati ben felici di accogliere dentro e fuori dal camper ragazze e ragazzi interessati alle nostre tematiche, per ascoltare, rispondere alle domande, fare due chiacchiere. Come sempre le curiosità e le domande che proprio proprio non sapete dove portare…. che si infilano così nel cervello come una cantilena senza trovare risposta… che magari vi fanno girovagare su internet senza meta su siti improbabili…o semplicemente vi creano un pizzicorino alla gola ogni volta che cercate di comunicarle a qualcuno….ecco, noi le accogliamo molto volentieri. E per quel che possiamo vi rispondiamo ovviamente. E poi un giro sul nostro camper è sempre divertente…. perché si chiacchiera con tranquillità, ci si libera pian piano del “pizzicorino alla gola”, ci si toglie sempre qualche dubbio, si fanno anche due risate… e poi tra le altre cose si possono anche provare gli occhiali “sballanti”. No, non si tratta di sostanze, avete capito bene sono proprio occhiali. E se sabato avete visto qualche personaggio ciondolare a tentoni zigzagando tra dei birilli come avesse perso gran parte del suo senso dell’equilibrio, o era ubriaco già di pomeriggio, oppure stava provando i nostri occhiali. E questa seconda opzione la potevate ovviamente verificare guardandolo in faccia perché sono abbastanza vistosi, ecco tipo maschera da sub. Simulano la vista sotto effetto di alcol, e quindi oltre ad essere divertenti, vi fanno capire quanto ci sia poco da ridere a mettersi al volante ubriachi! Insomma, per noi di Informabus è stato un altro sabato in vostra compagnia, ma anche un pomeriggio in collaborazione con ragazzi impegnati e in gamba, che credono nella necessità di mettere le basi per un futuro migliore. A noi questo ottimismo e pro-attivismo piace moltissimo, e speriamo sempre sia contagioso!! Anche perché, quale miglior antidoto contro l’abuso di sostanze?

E se volete partecipare ad un altro evento davvero interessante, vi aspettiamo questo sabato, 21 maggio, sempre in Piazza Roma, con occhio ALCOLore, giornata di prevenzione alcologica in compagnia di esperti, musica, e performance dei nostri amici writers!!

C.C.