Pessimismo: no grazie

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Pessimismo: no grazie

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C’è crisi. Il lavoro non si trova. Questo paese è ridicolo…roba da vergognarsi in tutta Europa. Ormai il declino è inarrestabile…economia, politica, lavoro, diritti, ambiente…E come se non bastasse (e basterebbe) non ci sono neanche più le mezze stagioni. In effetti questo è un po’ preoccupante, anche perché mentre ti organizzi per la prova costume hai ancora la tentazione di metterti il piumino perché si gela, e questo crea confusione. Soprattutto perché la regola vuole che prima della prova costume si sudi un bel po’ per mettersi in forma. Comunque, che tu stia sudando o meno, resta la consapevolezza che il mondo nel frattempo va a a rotoli. Sfido chiunque a trovare almeno un due percento di notizie positive in qualsiasi telegiornale. Attentati, baruffe e inciuci politici, cronaca nera…e il tutto comunicato prontamente ad ora di pranzo, per facilitare la digestione. E se presti l’orecchio sembra tipo una specie di nenia sottilmente fastidiosa che ti accompagna durante il giorno dal supermercato al bar… passando dalla vecchina che “tanto ormai cosa vuoi farci, andiamo avanti..” a quello che “era meglio quando si stava peggio”, inframezzati dagli improperi dell’automobilista inacidito che “guarda sto deficiente ha preso la patente coi punti del detersivo”. Poi però il fine settimana esci con gli amici, e finalmente ti rilassi. Magari vai al bar e ti siedi per fare due chiacchiere. E magari parli di qualche bel progetto che vorresti realizzare. “Progetti?” “E chi ne fa più di progetti, capirai con l’aria che tira, qui è impossibile costruirsi un futuro”. “A testa bassa, prendi un po’ quello che viene, cosa ci vuoi fare?” Cavolo…il morbo del pessimismo e fastidio ha invaso anche il sabato sera..? E lì un attimo ti guardi intorno in cerca della vecchina della nenia fastidiosa…dell’automobilista incavolato…pure di quel giornalista odioso che ogni giorno ti manda di traverso il pranzo (ma poveretto fa il suo lavoro). E invece trovi il vecchietto solitario con lo sguardo perso nel bicchiere di grappa.. se ti avvicinassi, lo sai, ti racconterebbe per l’ennesima volta dei bei tempi andati, con lo sguardo melanconico di chi sperava in un mondo migliore. E con tutto sto pessimismo e fastidio come dargli torto…ricerche di marketing e giornalismo on-line dicono che la cattiva notizia fa enorme audience, e quindi ovviamente ce ne propinano in quantità. E a furia di ascoltarle contribuiamo anche noi al dilagare della nenia fastidiosa, che a tratti è anche una bella scusa per incavolarci con un mondo che non funziona, e magari mettere da parte le idee positive. Ma se ci piacciono così tanto le cattive notizie…dobbiamo proprio rassegnarci al pessimismo e fastidio..?? O c’è una cura?? Intanto chiediamoci se abbiamo voglia di uscire da questa nenia o se in fondo ci stiamo comodi. Abrahm Lincoln (che nella sua vita ha combinato un paio di cosette interessanti, tra cui porre fine alla schiavitù) diceva: “Possiamo lamentarci perché i cespugli di rose hanno le spine, o gioire perché i cespugli spinosi hanno le rose”. E allora, posto il fatto che alle spine siamo tristemente abituati, abituiamoci a guardare anche le rose. E fin qui, siamo al famoso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto…ma il trucco è che più osserviamo le rose, più le curiamo, e più ne facciamo nascere!! E il giorno che inizieremo tutti ad amare le rose (perdonate ora questa vena sognatrice, ma a noi i sogni sono molto cari..) quelle prenderanno molta più forza delle spine (e magari al telegiornale ci racconteranno quante persone oggi si dedicano a progetti umanitari, a ricerche utili, al volontariato…molto più che raccontarci fatti di cronaca nera che, essendo cose su cui non possiamo nulla, ci lasciano soltanto acidità di stomaco). E se vogliamo dirla con tutt’altro stile…possiamo citare la nostra Littizietto, che ci invita a “Diserbare la nostra vita dai demolitori di entusiasmi…quelli che di mestiere fanno i trovatori di pelo nell’uovo”. Un altro modo per dirci di dare energia a quello che ci fa stare bene, e togliere dal portone d’ingresso del mondo di oggi il cartello “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. E’ un cartello vecchiotto, e oggi c’è bisogno di quintali di speranza, diamoci da fare!

C.C.

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