Piacere, sono il Dovere…

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Piacere, sono il Dovere…

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Prima il dovere, poi il piacere. Così si dice. E quindi per prima cosa ci occupiamo di tutte quelle incombenze noiose ma necessarie, tipo studiare, prepararci per un esame, terminare un lavoro.. e poi finalmente ci dedichiamo a quello che ci piace. Magari uscire con gli amici, suonare uno strumento, andare a fare sport.. insomma ciò che ci fa divertire e ci ridona il sorriso dopo ore e ore di duro lavoro. Certo, c’è chi la prima parte tende a saltarla volentieri a pié pari tutte le volte che gli è possibile.. magari studiacchiando il minimo indispensabile, o addirittura non presentandosi a scuola o agli esami elaborando fantasiose scuse o diabolici piani strategici. Ma a meno che questi strateghi del divertimento non siano figli di rockfeller, prima o poi dovranno comunque fare i conti con Lui: il temuto, terribile, noioso ma imprescindibile Dovere. Il Dovere è qualcosa che ad un certo punto entra a far parte delle nostre vite, e non se ne va più. Arriva piuttosto presto a dire il vero: abbiamo giusto qualche anno di tempo per blaterare suoni a caso senza che debbano avere senso, sperimentare tutte le espressioni e le pernacchie del mondo senza dover essere educati, muoverci nel modo più scoordinato e ruzzolare come ci pare e piace, senza dover avere una meta. E soprattutto, mostrare chiaramente a tutti, ad ogni secondo e senza mezzi termini, cosa ci piace e cosa non ci piace.  E se gli altri non ci ascoltano peggio per loro, probabilmente li convinceremo con urla simili ad ultrasuoni, in grado di trapanare il timpano più paziente e resistente. Quest’epoca folle e sconsiderata della nostra vita si chiama infanzia, e se pur con le sue comprensibili sfide, è un’epoca davvero bella.

E ti credo, direte voi, i bambini non fanno niente dalla mattina alla sera a parte mangiare e dormire e fare pipì e popò! Uhm…. ma ne siete proprio sicuri? Ci avete mai pensato alla quantità mirabolante di cose che si imparano nei primi anni di vita? Tipo ad esempio camminare, non è certo una cosa da poco. E poi parlare! Ci pensate? E senza andare a scuola! Si parte con qualche bibaba mama e prrr… e poi pian piano scappa fuori una parola e un’altra..fino ad un intero vocabolario. Ecco, la differenza è che nessun bambino di due anni, dopo aver sputacchiato il brodino e fatto due pernacchie pensa “ok, adesso facciamo i seri, devo studiare italiano, sennò qui quando imparo a dire a mamma che voglio il triciclo per Natale..?” Perché il bambino impara giocando, seguendo l’istinto e quell’innato senso del piacere che poi ad un certo punto (più avanti) inizia a fare a cazzotti con lui… il Dovere. Quell’incombente presenza che ci fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa. E se riuscissimo a trovare quella formula magica che trasforma il dovere in piacere? E se riuscissimo a trovare il lato divertente di ciò che facciamo, ricordandoci che quando una cosa ci diverte ci viene sempre molto meglio? Insomma quel tizio lì, il dovere, ma cos’ha da guardarci con quella faccia grigia e cupa… ma non se la fa mai una risata?? Magari possiamo trovare un compromesso, fargli un po’ il solletico…. e da parte nostra provare a recuperare quella divertita serietà che hanno i bambini quando giocano: è solo questione di ritrovare quello sguardo, e tutto ci apparirà diverso e più divertente. Vale la pena provare, anche perché mantiene giovani, meglio di un centro benessere. Del resto “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” (G. B. Shaw). Voi che ne dite??

C.C.

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