L’amore e la paura

L’amore e la paura

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Avrete sentito della storia di qualche settimana fa della ragazza di Castelfiorentino cacciata di casa perchè lesbica, con la madre che le ha augurato un tumore oltre ad aver dichiarato che preferiva che la figlia fosse drogata piuttosto che omosessuale, perchè perlomeno nel primo caso c’è una cura. L’avrebbe anche minacciata di ucciderla se fosse tornata perchè “meglio 50 anni di galera che una figlia lesbica”.

Questa la reazione della sua famiglia alla lettera con cui ha scelto di fare “coming out”. Poichè la ragazza aveva paura della reazione dei suoi, ha preferito scrivere una lettera nella quale chiedeva loro di starle accanto e l’ha lasciata nel cassetto della mamma, la mattina prima di uscire per andare a lavoro. Una volta tornata da lavoro però i genitori non le hanno aperto più la porta di casa, cosi non ha potuto piu neanche prendere le sue cose, ha perso tutto, lei che prima di dire di essere gay aveva un ottimo rapporto con la madre. Ciònonostante Malika non si è pentita ed è giustamente fiera di essere stata cosi coraggiosa da fare comunque la cosa giusta, seguendo il suo cuore.

Come spiegare questo voltafaccia cosi violento, se non con la paura che ha invaso i genitori della ragazza toscana? Paura della diversità? Come se fosse cosi diverso vivere con una persona ed amarla solo perchè è attratta da persone dello stesso sesso, invece che del sesso opposto. Paura di ciò che non si conosce…Paura del giudizio degli altri? Cosa diranno i vicini, i parenti, gli amici? Paura che, nel caso dei genitori della coraggiosa ragazza , acceca e copre, supera, neutralizza l’amore, anche quello per una figlia. Invece l’amore di Malika, forse reso ancora più forte e limpido dal suo venire allo scoperto, fa si che lei stessa sia riuscita a dimostrare compassione nei confronti di sua madre e suo padre; la figlia reietta ha infatti chiesto di non odiare i suoi genitori, capendo che anche loro hanno bisogno di aiuto.

Purtroppo esistono ancora molte storie come questa, di giovani vittime che come Malika sono state rifiutate dalla loro famiglia fino ad essere cacciate di casa e questo mette ancora una volta in luce quanto sia necessario provvedere a infrastrutture sociali in grado di sostenerle, accoglierle, accompagnarle. Altra necessità messa in luce da queste storie è quella di approvare il Ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia da mesi in attesa di approvazione in Senato, provvedimento tenuto in ostaggio dai partiti di destra e centrodestra. Voi che ne pensate?

La capacità di prendere decisioni e le altre life skills

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Tante volte sul camper mi trovo a parlare con le ragazze ed i ragazzi dell’importanza della consapevolezza nelle scelte che fanno riguardo ai comportamenti a rischio. Fare sesso occasionale con o senza preservativo, provare una sostanza o non provarla, o piu semplicemente bere alcolici a stomaco vuoto o pieno può cambiare non solo una serata, ma anche un’intera esistenza.

La “capacità di prendere decisioni” rientra nel novero delle 10 “life skills”, l’insieme di abilità sociali, cognitive e personali che consentono di affrontare positivamente le richieste e le sfide che ci riserva la vita quotidiana. Vediamole un pò nel dettaglio:

  1. la capacità di prendere decisioni ovvero decision making: saper elaborare in modo attivo il processo decisionale sostenendo la decisione più opportuna;
  2. la capacità di risolvere i problemi  (il problem solving) saper risolvere in modo costruttivo i problemi e le criticità;
  3. il pensiero creativo, cioè l’abilità di trovare soluzioni alternative alle svariate situazioni che si presentano nella vita. Essa ha un ruolo importante nella richiestissima capacità di problem solving;
  4. il senso critico: la capacità di ri-elaborare in modo autonomo e oggettivo situazioni e avvenimenti; il pensiero critico potrebbe sostenere moltissimo i giovani a contrastare e gestire meglio quelli che sono gli innegabili “rischi” che si celano in un utilizzo “non etico della Rete internet”;
  5. la comunicazione efficace: sapersi esprimere in modo efficace nelle diverse situazioni, saper esprimere sentimenti, bisogni e stati d’animo in modo appropriato, essere in grado di ascoltare l’altro;
  6. la capacità di relazionarsi con gli altri, ossia l’abilità di stabilire e mantenere relazioni significative in modo positivo e saper interrompere relazioni, se necessario, in modo costruttivo e non violento;
  7. la conoscenza di sé, delle proprie abilità, dei propri punti di forza e di debolezza e dei propri bisogni;
  8. l’empatia ossia la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, cioè di ascoltare senza pre-giudizi, cercando di capire il punto di vista dell’altro;
  9.  la gestione delle emozioni: consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di gestione delle stesse in un contesto multiplo;
  10. la gestione dello stress ovvero la capacità di riconoscere le cause che creano tensione, di saper mettere in atto dei cambiamenti, di sapersi adattare alle situazioni.

Tali competenze possono essere raggruppate secondo 3 aree:

  • EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress
  • RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
  • COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo

Ormai quasi 30 anni fa, nel 1993, per la prima volta il Dipartimento di Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva confermato tali abilità psicosociali quali competenze privilegiate per promuovere l’educazione alla salute nell’ambito scolastico e, prima ancora, nell’ambito personale.

Sempre secondo l’OMS la fascia di età adatta per cominciare ad apprendere tali competenze sia tra i 6 e16 anni, periodo in cui eventuali comportamenti a rischio non sono ancora cristallizzati. Ma queste abilità sono importanti in tutte le fasi della vita di una persona e in ogni contesto, a scuola, in ambiente lavorativo, ma in generale nella vita quotidiana. Possedere adeguate competenze interpersonali, ad esempio, ti permette di avere relazioni migliori perché basate sulle interazioni sicure e scambi basati sul reciproco rispetto. Nelle scuole spesso vengono trasmesse competenze che riguardano le materie di studio, ma l’arte di “imparare a vivere” è spesso relegata al “fai da te.” Oppure se sei fortunato, ti imbatti nel servizio Informabus che nei suoi progetti negli istituti superiori, e durante le sue uscite per le strade e per le piazze di Ancona ha spesso parlato ai ragazzi con cui è venuto in contatto.

Volete approfondire il discorso? Commentate l’articolo, oppure scriveteci ai nostri account facebook o instagram, o se preferite vi aspettiamo sul nostro camper colorato che gira per la città!

Quale libertà per i diritti lgbtiq?

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Uno degli argomenti che a volte emergono nei dialoghi che il servizio Informabus ha con i ragazzi e le ragazze che si avvicinano all’unità di strada è quello dell’omosessualità. Ad esempio quando si parla di preservativi capita che uno dei ragazzi prenda in giro un altro del gruppo dicendo che lui il preservativo lo utilizza con persone dello stesso sesso. Probabilmente si tratta di uno scherzo bonario che però riflette ancora una mentalità discriminatoria nei confronti di orientamenti sessuali minoritari. In queste circostanze non perdiamo occasione per parlare dell’importanza del rispetto per chi vive la propria sessualità in maniera diversa.

Non dimentichiamo che solo nel 1973 l’American Psychiatric Association rimosse l’omosessualità dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, negando così la sua precedente definizione di omosessualità come disordine mentale. Oggi, perlomeno nella maggior parte dei paesi l’essere gay o lesbiche non è più punito dalla legge, ma ancora d’altra parte, molte nazioni del Medio Oriente e africane, così come vari stati asiatici, caraibici e sudpacifici, ritengono l’omosessualità illegale. In sei nazioni il comportamento omosessuale è punibile con l’ergastolo; in altre dieci la pena può giungere alla morte.

Secondo Wikipedia l’omosessualità è una variante naturale del comportamento animale che comporta l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale verso individui dello stesso sesso. Nella definizione di  orientamento sessuale, l’omosessualità viene collocata nel continuum etero-omosessuale della sessualità umana, riscontra in molte specie animali e in molte antiche culture le relazioni omosessuali erano altamente diffuse.

Tornando ai nostri giorni ci piace riportare la notizia che pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che dichiara i Paesi Ue “zona di libertà” per le persone “Lgbtiq”, ovvero  lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer. Si tratta di un atto simbolico per denunciare tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o l’orientamento sessuale delle persone, nonchè per prendere posizione contro ciò che sta accadendo in Polonia ed Ungheria. Nel documento approvato dall’europarlamento viene sottolineato che dal marzo 2019 più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi si sono autodefiniti zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBTIQ e che nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la “diffusione e promozione della propaganda LGBTIQ”.

Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro questa documento, ma daltronde non c’è da stupirsene viste le ideologie xenofobe ed intolleranti da cui provengono i due partiti della destra radicale italiana. Non a caso sempre La Lega e Fratelli d’Italia si sono anche opposti alla legge contro l’omofobia approvata alla Camera, ma non in Senato, che punirebbe col carcere chi commette violenza o incita a farlo sulla base dell’orientamento sessuale. L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge che tuteli in modo adeguato e specifico la comunità Lgbtqi. Secondo alcuni, a quanto pare, non c’è questa necessità.

Ma la realtà qual’è? Ogni anno nel “bel paese” si verificano da 100 a 200 casi di violenza e discriminazione nei confronti di appartenenti alla comunità lgbtiq, Nei registri delle associazioni LGBTQI dell’Italia settentrionale la metà degli iscritti viene dal Sud. Vuol dire che è altissima la percentuale di persone che abbandonano le proprie case, le proprie città, il proprio mondo nelle regioni del Sud per fuggire al Nord e sfuggire a pregiudizi e violenze. Si va  dalle aggressioni, agli adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, poi ci sono violenze familiari,  discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o ristoranti, scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, infine hate speech e di incitazione all’odio.

Sapete qual’è la percentuale di gay in Italia sulla popolazione totale? Il 5% dei nostri concittadini è gay e lo 0,1 trans. Ve l’aspettavate una cifra cosi? Io sinceramente no, sarà perche’ ancora, anche se meno di qualche anno fa, gli omosessuali e gli altri lgbtiq sono vittime di violenza e discriminazione, e non sono affatto incentivati a mostrare i loro sentimenti ed il loro modo di essere. Sarebbe ora nel 2021 no? Voi che ne pensate?

Pillola abortiva, si o no?

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Qualcuno che sta leggendo quest’articolo per caso sabato scorso 6 febbraio è passato in piazza Roma verso le 17:00? Se la risposta è affermativa allora sicuramente avrà visto tanta gente con striscioni, cartelli e bandiere.

Si trattava di persone molto diverse tra loro: c’erano ragazze, famiglie con bambini e passeggini, adulti, anziani, punk con creste e borchie; tutti però condividevano la voglia, l’urgenza di protestare contro la decisione della regione Marche di non accettare le nuove linee guida del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico, che allungano il periodo in cui si può ricorrere al farmaco fino alla nona settimana di gravidanza e annullano l’obbligo di ricovero (anche day hospital) in seguito all’assunzione della pillola Ru486 permettendo anche ai consultori di effettuare la somministrazione.

Innanzitutto cerchiamo di capire di che farmaco stiamo parlando: la pillola RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco ( in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica; il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia solo nel 2009. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio), la RU-486: ——— non richiede intervento chirurgico e anestesia, non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione (che è comunque prevista normativamente in alcuni Stati) – —— non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.); – può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell’embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

Attualmente la pillola della discordia è in uso in tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad eccezione della Polonia e della Lituania, oltre che dell’Irlanda e di Malta (paesi nei quali l’aborto è vietato). Per quanto attiene il resto del mondo, come nell’UE anche negli Usa, in molti paesi dell’Europa dell’est, in India, in Cina e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per capire meglio la questione bisogna tenere in considerazione il contesto in cui questa nuova situazione si innesta; nonostante l’aborto sia legale nel nostro paese dal 1978, (grazie alla legge 194) una parte dei cittadini per questioni etico-religiose non è daccordo con questa pratica. Padronissimi, per carità, ma dal non volersi avvalere di un diritto a voler negare agli altri di poterlo fare ce ne passa, eh? In Italia l’obiezione di coscienza sul tema (ginecologi che si rifiutano di eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza) è in media è del 70%, le Marche sono su quelle cifre, e il numero sta crescendo sempre più: continuando cosi, cosa succederà tra qualche anno?

A preoccupare è prima di tutto un dato: l’aborto clandestino esiste ancora. Lo ammette lo stesso Ministero della Salute, che, nella sua ultima relazione al Parlamento (gennaio 2019) approssimava una stima (ma non dati certi, trattandosi di una pratica illegale): tra le 10 e le 13 mila donne ogni anno ancora vi ricorrono. Che senso ha allora rendere ulteriormente difficile la via già difficile di chi sceglie di interrompere una gravidanza non desiderata? Molto probabilmente spesso si tratta di una scelta già difficile e sofferta.

Pertanto invece di mettere i bastoni tra le ruota a chi si trova in una situazione già difficile, forse sarebbe meglio cercare di lavorare sulla prevenzione, con informazioni e contraccezione: proprio quello che facciamo noi sul camper dell‘Unità di Strada Informabus! Venite a trovarci per dire la vostra, oppure commentate quest’articolo!

Adolescenti suicidi

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Oggi parliamo di un tema veramente scomodo: la morte di bambini ed adolescenti causate da suicidio o condotte autolesionistiche. Partiamo da 2 tragici fatti di cronaca verificatisi negli ultimi giorni: una bambina di 10 anni a Palermo e un bambino di 9 a Bari. Secondo una prima ricostruzione la piccola avrebbe raccolto la sfida che su “tik tok viene chiamata “hanging challenge” e che prevede una prova di resistenza; consiste nello stringersi una cintura attorno al collo e resistere il più possibile. Purtroppo la bambina è arrivata all’asfissia con conseguente morte cerebrale. Del bambino di Bari trovato impiccato in cameretta invece per ora si sa ben poco, praticamente solo che la morte è avvenuta per soffocamento e che il bambino è stato trovato dalla mamma con una cordicella stretta attorno al collo, agganciata ad un attaccapanni.

Quello che invece è evidente è che in quest’epoca di pandemia stanno crescendo gli episodi di autolesionismo o in alcuni casi di tentativi di suicidio tra bimbi ed adolescenti così come sta aumentando il numero dei ricoveri nel reparto di Neuropsichiatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni. Seconda causa di morte anche per i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Da una ricerca è emerso che in adolescenza un ragazzo su tredici ha tentato il suicidio, invece, la pianificazione o l’ideazione suicidaria comprende il 30% dei giovani (Kolves e De Leo, 2016). Il suicidio può essere definito non come desiderio di morte, ma come cessazione del flusso d’idee, come risoluzione del dolore psicologico insopportabile. Si può considerare il suicidio come un movimento di allontanamento da emozioni intollerabili, dolore insopportabile o forte angoscia e non come un movimento verso la morte. Il suicidio non è un atto impulsivo, come spesso si crede, la persona non decide improvvisamente di mettere fine alla propria esistenza, ma spesso è un atto meditato nel tempo. Il soggetto non riesce più a trovare uno scopo di vita, percepisce il proprio disagio interiore come intollerabile e arriva, quindi, a sentirsi “in-aiutabile”.
A lanciare l’allarme è Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del nosocomio pediatrico romano. “Da ottobre ad oggi, quindi dopo la prima ondata Covid, abbiamo registrato un aumento dei ricoveri del 30% circa. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”, aggiunge.

Poi continua: “Tutto questo è assolutamente associato al periodo di chiusura, gli adolescenti vivono con grande preoccupazione questo periodo e quindi c’è una ripercussione sui loro vissuti particolarmente importante. Mi comincio a chiedere quando tutta questa emergenza sarà finita quello che dovremo gestire. Sarà un’onda lunga”.

E ancora:  “C’è un altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici. Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione”.

Stiamo chiedendo di rimanere in stand by, di sospendere la propria vita a degli esseri viventi che hanno bisogno di fare, di fare eperienze reali, di sperimentare con il gruppo dei pari. Insomma la situazione è davvero critica, e le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Dall’opinione pubblica stanno aumentando il malcontento e le proteste per delle norme che penalizzano molto pesantemente i piu giovani per salvaguardare gli altri, ma forse stiamo chiedendo loro sforzi eccessivi? Voi che ne pensate?

Gli adolescenti e la pandemia

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Gli anni dell’adolescenza di solito sono quelli in cui si vivono “le prime volte”: prima uscita con il/la ragazzo/a che ti piace, il primo bacio, la prima volta che si fa l’amore, prima volta che si fa tardi la sera, ci si apre al mondo e ci si inizia a sperimenta lontano dal nido familiare; esperienze fondamentali per crescere e formare la propria identità. Chi vive questa fase della propria vita in questo periodo storico rischia di dover posticipare queste tappe e di vivere invece altre prime volte: la prima didattica a distanza, il primo lockdown, il primo compleanno senza amici e amiche…

Ho sentito per radio di alcuni nonni che hanno detto di voler rinunciare alla propria dose di vaccino per cederla ai nipoti, in modo che possano tornare a scuola e porre fine a questa reclusione. Ho sentito anche un’altra signora di 80 anni ha detto che secondo lei i vaccini andrebbero somministrati prima ad insegnanti e studenti, in maniera tale da permettere a questi ultimi di poter tornare alla loro vita, perlomeno di mattina, perchè loro sono il futuro, mentre i suoi coetanei sono il passato. Purtroppo queste voci mi sembrano isolate nel coro di coloro che rimproverano i ragazzi e le ragazze di stare troppo vicini, senza le mascherine, o dicono loro: “noi abbiamo vissuto la guerra, che vuoi che sia qualche mese di restrizioni, distanziamento sociale, mascherine, didattica a distanza…pensassero ad Anna Frank…”.

Quali saranno le conseguenze psicologiche e relazionali per questi ragazzi e ragazze, una volta che parentesi di semi prigionia si chiuderanno? Secondo il recente rapporto di Save the Children ben 6 ragazzi su 10 ritengono che il lockdown abbia avuto e stia avendo ripercussioni negative sulla propria capacità di socializzare e sul proprio stato d’animo e umore e allo stesso tempo il 50% dei ragazzi, 1 su 2, ritiene che anche le proprie amicizie abbiano subito ripercussioni negative a causa dell’impossibilità di andare a scuola.

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Escludendo la possibilità di relazionarsi con gli altri gli adolescenti si sono chiusi in sé stessi, dismettendo in qualche modo il loro ruolo. Non hanno voglia di fare dibattiti, di contrastare i genitori e di esprimere il loro punto di vista. La loro voglia di relazionarsi con gli altri, visto che non ne hanno la possibilità, è andata scemando. E per questo motivo la questione della scuola è centrale e tragica. Tolte le scuole viene meno l’asse portante delle relazioni; rischiamo davvero che gli adolescenti finiscano ripiegati su sé stessi. Oggi come oggi non soltanto il presente è diventato arido ma è anche estremamente difficile per i più giovani immaginare il proprio futuro.

I ragazzi e le ragazze che si avvicinano al camper dell’unità di Strada Informabus mi confermano di avere queste difficoltà, questi disagi. Voi cosa ne pensate?

Straight edge = rigare dritto

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Cosi si chiama un movimento nato nei primi anni 80 negli Usa da alcuni gruppi punk (per la precisione hard-core punk) in risposta al nichilismo dilagante in quegli anni attorno a loro. Questi giovani ragazzi ribelli ebbero la necessità di diffondere un concetto positivo di ribellione e di reazione; proposero di condurre uno stile di vita sano e sobrio, lontano da alcol, altre droghe, sesso promiscuo. Il fine era mantenersi lucidi, svegli, attivi, non perdere tempo e lottare per le loro battaglie idealiste, egualitarie, anticapitaliste, antiimperialiste ed ecologiste.

“una mente sobria è un’arma potente”

Tra questi nuovi punk, droghe e alcol cominciarono a essere visti come strumenti di controllo e oppressione, e il sesso occasionale associato a un meccanismo che spingeva a trattare le persone come oggetti e impediva la formazione di legami forti. La diffusione di questa “sottocultura” fu traghettata dallo stile di vita dei Minor Threat, descritto nelle canzoni “Straight edge” del 1981 (I’m a person just like you / But I’ve got better things to do / Than sit around and fuck my head / Hang out with the living dead”) e “Out Of Step” del 1983 (“I don’t smoke / I don’t drink / I don’t fuck / At least I can fucking think”).

Ian MacKaye, cantante dei Minor Threat

L’esigenza di distacco e di netta distinzione si avvertì anche nello stile di chi aveva sposato questa filosofia di vita in quegli anni di estrema perdizione: spariscono i vestiti con le borchie e le folli creste colorate in favore di uno stile più sobrio.
Iniziano ad apparire,  tatuate sulle mani degli straight edge, delle X nere; nel “Atlantic Club”, uno dei locali americani più in voga in quegli anni, era vietato distribuire alcolici ai minorenni che, una volta varcato l’ingresso del club, venivano timbrati con delle grosse X sulla mani, affinché fosse loro proibito il consumo di alcool. Politica abbracciata in pieno dagli sXe che emularono la simbologia delle X.

Il movimento Straight Edge è figlio di un estremo bisogno di libertà da qualsiasi tipo di dipendenza fisica o mentale; nasce, soprattutto, come unico metodo per ritrovare se stessi e non essere succubi di nessuna distrazione che possa distogliere la concentrazione dal proprio io cercando di custodire il concetto di libertà in senso assoluto. Sono passati quasi 40 anni, ma ancora ci sono seguaci di questa filosofia, in tutto il pianeta, Italia compresa; ad esempio il fumettista Michele Rech, più conosciuto come Zerocalcare è uno di loro. Sicuramente motivi per essere lucidi e determinati a cambiare il mondo ne potremmo trovare anche oggi; ad esempio l’emergenza ecologica, da cui è scaturita quella sanitaria, sociale ed economica del covid 19…

Invece i consumi di alcol e altre droghe tra i giovanissimi sono sempre in aumento, e sta anche tornando prepotentemente di moda l’eroina. Spesso i ragazzi e le ragazze, nell’età dell’adolescenza fanno certe cose per non essere da meno, per non essere considerati “sfigati”. Tutti bevono, tutti fumano, sniffano, prendono sciroppo per la tosse e sprite, te che fai? Ti dissoci? Non ti conformi? Ebbene c’è chi pensa che è più ribelle non consumare droghe e avere più energie psico-fisiche per cercare di realizzare i propri sogni! Voi che ne pensate?

Essere giovani in tempo di pandemia

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In questi ultimi giorni in cui la situazione covid-19 è di nuovo peggiorata si torna a parlare di restrizioni e in qualche regione anche di chiusura totale. Già qualche mese fa siamo stati costretti in questa situazione e le persone che ne hanno sofferto di più sono stati i bambini ed i giovani. Certamente a tutti noi è mancata la libertà di vedere amici e parenti e di poter fare ciò che vogliamo, ma chi si trova più in difficoltà se privato della possibilità di uscire di casa, giocare, correre e relazionarsi con gli altri? Indubbiamente chi è ancora nei primi anni della propria vita e ha l’urgenza, il bisogno di conoscere il mondo e gli altri, i propri pari d’età. Gli adulti possono utilizzare il tempo della solitudine per approfondire, studiare, coltivare passioni; ormai dovrebbero aver tessuto la loro trama di relazioni, formato la loro personalità e dovrebbero patire meno l’impossibilità di uscire e vedere altre persone.

Per i bambini e gli adolescenti è cosi importante il contatto fisico, il toccarsi, l’abbracciarsi; invece le regole vigenti sconsigliano, anzi reprimono questi bisogni. Deve essere veramente difficile vivere questo momento storica per queste giovani vite. Non tutti però la pensano così, tant’è che spesso i giovani sono stati criticati per la loro presunta mancanza di senso di responsabilità che avrebbero dimostrato affollando i corsi e le piazze delle nostre città, senza l’uso delle mascherine, o comunque non rispettando il distanziamento sociale.

Visto che la stragrande maggioranza dei malati (con sintomi) di Covid-19 è costituita da over 70, chiaramente sono quest’ultimi i più preoccupati. Alcuni anziani auspicano la chiusura di asili e scuole, perchè solo cosi secondo loro i contagi si fermeranno; però ci sono altri anziani come la sociologa Chiara Saraceno, 79 anni, secondo cui già i più giovani hanno già pagato prezzi altissimi in termini di ricadute psicologiche e materiali, di sviluppo cognitivo, di aumento delle disuguaglianze durante la cosiddetta prima ondata. Per cui, sostiene l’altruista signora Saraceno, ora tocca agli anziani fare un passo indietro e sacrificarsi, autolimitando la propria mobilità, anche se non deve essere facile accettare di non vivere pienamente gli ultimi anni della propria vita.

Altri come il critico letterario Alberto Asor Rosa invece sostengono che isolare gli anziani dalle generazioni più giovani sia sbagliato, perchè le relazioni tra persone appartenenti a due età cosi diverse è molto importante e fonte di grande ricchezza. Probabilmente entrambe le posizioni hanno ragion d’essere… Voi che ne pensate?

Per il compleanno dei 18 anni…

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Avete sentito parlare della morte della ragazza della provincia di Terni che per il suo diciottesimo compleanno aveva ricevuto come regalo dal ragazzo la sua prima dose di eroina? Purtroppo è stata anche l’ultima.. dose… ed esperienza della sua vita; infatti la mattina del giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare questo giorno speciale, Maria Chiara è stata trovata morta a casa del fidanzato. Lui ha detto che di aver assecondato il suo desiderio di provare l’eroina per celebrare la sua maggiore età. Avevano “smezzato” 20 euro di roba.

Solo qualche mese fa sempre in Umbria, sempre in provincia di Terni 2 ragazzini di 13 e 14 anni erano morti in seguito all’assunzione di metadone. Questi terribili episodi dimostrano che le informazioni sui diversi effetti e rischi correlati all’uso delle diverse droghe non arrivano a destinazione; è paradossale che questo accada nella cosiddetta “era dell’informazione”, in cui chiunque può cercare notizie su qualsiasi cosa. Eppure sembra non si percepisca più la differenza tra farsi una canna e una dose di eroina o cocaina e si tende a mischiare tutto.

Secondo la relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze il 33,6% degli studenti tra i 15 e 19 anni ha fatto uso di una sostanza psicotropa illegale, e il 10,6% di due o più sostanze. Anni fa chi faceva uso di sostanze spesso ne aveva una d’elezione, oggi invece sono in molti di più ad usare più sostanze (policonsumo). A farsi di eroina arrivava qualcuno alla fine di un percorso di anni di uso di droghe, mentre ora si può provare la roba molto presto e con grande facilità, leggerezza ed inconsapevolezza. Dalla suddetta relazione risulta che 38000 giovani tra i 15 e 17 anni usano regolarmente eroina e 74000 cocaina, due droghe pesanti che causano danni gravissimi all’organismo, in particolare se assunte durante lo sviluppo.

Le morti per overdose d’eroina nel 2019 sono state 373, con un aumento del 11% rispetto all’anno precedente, ma se ne parla poco. I prezzi delle droghe pesanti sono scesi molto, cosi come l’attenzione, la consapevolezza e le campagne informative sul tema in questione. Inoltre si sono diffuse le nuove droghe sul web. Insomma la situazione è allarmante e merita di essere presa seriamente in considerazione. Il servizio Informabus da oltre 15 anni continua a distribuire materiale informazioni sulle diverse droghe (legali e non) spiegando ai giovanissimi i rischi e gli effetti di questi, ed altri comportamenti a rischio. Vi aspettiamo per le vie della città di Ancona per parlarne e confrontarci!

Dipendenze da social

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In questo articolo parleremo dei rischi che si corrono usando i vari social network, cosa che ormai fa la maggior parte delle persone, di qualsiasi età. Dietro a ciascuno dei vari facebook, instagram, twitter (per citare solo i più diffusi) ci sono programmatori, esperti di marketing che non hanno a cuore il benessere di chi utilizza le loro applicazioni, bensi solo il massimo profitto aziendale.                                                                                           

Come fanno ad arricchirsi queste imprese? Con le pubblicità personalizzate che ci appaiono quando “scrolliamo” le varie pagine. Affinchè noi vediamo più pubblicità cercano il modo di farci stare più tempo possibile sui social; a questo scopo hanno inventato le notifiche di cosa viene pubblicato, di chi ti ha taggato, di chi ha commentato un tuo post, o di chi mi messo mi piace ad un tuo post, etc etc….

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Alcuni programmatori che hanno lavorato per i colossi dell’informatica si sono resi conto, troppo tardi, di aver creato dei mostri; si sono accorti che una volta tornati a casa dal lavoro, invece di trascorrere il loro tempo libero con le rispettive famiglie, si rinchiudevano in una stanza nascosti ad usare le app da loro inventate. Se anche chi ha creato un programma si trova avviluppato nella sua stessa tela, allora figuriamoci quanto possa essere vulnerabile un adolescente! In una fase in cui la confusione, l’insicurezza date anche da un corpo che cambia e non sempre nel modo in cui vorremmo noi, pensiamo a quanto possano essere pericolosi i filtri che ti fanno sembrare più bella, più truccata…                                                                 

In questo modo si rischia di compromettere il senso di autostima e identità dei ragazzi; nel corso di milioni di anni ci siamo evoluti preoccupandoci di ciò che i membri della nostra tribù pensavano di noi, perchè ciò è importante; ma siamo pronti per preoccuparci di ciò che pensano di noi migliaia di persone, tutte quelle con cui entriamo in contatto con i vari social?           

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Per quanto riguarda le notifiche il problema principale è la necessità di distogliere continuamente l’attenzione da ciò che si sta facendo. Ad ogni nuova notifica si deve interrompere l’attività in corso per leggerne il contenuto. E l’eventuale attesa della notifica successiva impedirebbe di rimanere concentrati. Ogni volta che si interrompe l’attività in corso per controllare lo smartphone, il cervello si ritrova a dover ricominciare da capo. Questo comporta uno stress eccessivo. Al quale si aggiunge il continuo stato di allerta legato all’attesa inconscia del suono del telefono. E quando arriva il fatidico “bip” la reazione dell’organismo è quella di produrre gli ormoni dello stress. Reagisce, in sostanza, come una preda braccata da un predatore.

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Siamo abbastanza evoluti per ricevere approvazioni sociali superficiali come “likes” e “cuoricini” ogni 5 minuti? Da quanto ci dice la situazione degli adolescenti americani (l’avanguardia di quello che poi succede all’incirca in tutto il mondo cosiddetto civilizzato) sembrerebbe proprio di no. Tra il 2011 ed il 2013 è iniziato un forte incremento di ansia e depressione. In particolare rispetto al decennio precedente  i casi di ricovero per autolesionismo sono saliti del 62% per le ragazze adolescenti più grandi, trai i 15 e i 19 anni e addirittura del 189% per le preadolescenti, tra i 10 e i 14 anni. Ancora più allarmante l’aumento dei casi di suicidio saliti del 70% rispetto al decennio precedente per le adolescenti più grandi, e del 151% per le preadolescenti dai 10 ai 14 anni.                                           

Questo andamento addita i social media come responsabili; i ragazzi della cosiddetta generazione Z (quelli nati dopo il 1996) sono i primi nella storia ad essersi iscritti ai social alle medie. Un’intera generazione è più fragile, più ansiosa e più depressa; è scesa la percentuale di chi ottiene la patente di guida, è diminuita la percentuale di chi ha storie o relazioni.

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Ciò si verifica perchè le app, i social media ora sono studiati per rivoltare la nostra psicologia contro noi stessi; è fondamentale invece che chi li progetta non pensi solo ad arricchirsi, ma anche a non rovinare la vita di chi  utilizza questi strumenti.                                                                                     

Se ci sentiamo soli, a disagio, dubbiosi o spaventati ricorriamo ad una specie di ciucccio digitale senza il quale non siamo più in grado di affrontare le situazioni.                                                                                            Per molti di noi gli smartphone e le gratificazioni date dai vari social sono cosi importanti che organizziamo la nostra vita attorno ai nostri dispositivi telefonici e le scambiamo per dei valori e per la verità.

Volendo un pò calcare la mano potremmo dire che ormai il mondo, perlomeno quello di chi ha lo smartphone si divide in 2 tipologie di persone: quelli che guardano il telefono prima di andare in bagno appena alzati dal letto da una parte, quelli che le guardano mentre sono sul water dall’altra. Voi a quale appartenete? 

Sex Education

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Questa volta vi parleremo di una serie tv, ma non una a caso tra le innumerevoli che popolano la rete, ma di una che tratta gran parte dei temi di cui si occupa, da più di 15 anni ormai, l’Unità di Strada Informabus: amore, sessualità, malattie sessualmente trasmissibili, identità di genere, autoerotismo, pornografia, contraccezione, pillola del giorno dopo, interruzioni di gravidanza, rispetto, amicizia, rapporti coi genitori, bullismo, scuola, dipendenze, identità di genere, bisessualità, omosessualità..


Stiamo parlando di Sex Education, la serie che ci mostrano il mondo degli adolescenti e della loro sessualità in maniera inedita, con concretezza e realismo ma, al tempo stesso, leggerezza e ironia. Nei sedici episodi finora usciti, divisi in due stagioni vengono messi in scena in modo sincero e ironico i dubbi e le insicurezze che colpiscono gli adolescenti durante le prime fasi di scoperta della propria sessualità.

La serie uscita in streaming a gennaio del 2019, ruota attorno alle vicende di Otis, un adolescente che, grazie alle conoscenze apprese dalla madre sessuologa, decide di aprire una clinica clandestina nel liceo che frequenta per offrire terapia sessuale ai compagni. Il sedicenne Otis frequenta l’Istituto Moordale insieme al suo migliore amico Eric; un giorno si ritrova a parlare con Adam, un compagno di scuola nonché figlio del preside con problemi eiaculatori il quale, grazie ai consigli di Otis, riesce ad avere un rapporto completo con la sua ragazza, Aimee. Di seguito a ciò Maeve, un’amica di Aimee, comprende le abilità terapeutiche di Otis e gli propone di diventare il «terapista sessuale» degli studenti della Moordale, previo pagamento. Così comincia l’avventura da sessuologo di Otis che, insieme con Maeve ed Eric, costituisce il fulcro delle relazioni del Moordale.

Il messaggio veicolato da Sex Education, che noi sottoscriviamo al 100%, tant’è che potrebbe essere uno slogan del servizio Informabus, è che non esistono domande stupide o troppo imbarazzanti, la sessualità va affrontata senza timori e chiedendo l’aiuto di un esperto quando necessario, poiché “se non si fa attenzione, il sesso può distruggere vite”.

La droga? Le droghe!

Sacha Moccheggiani 2 comments
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Come molti avranno saputo dai vari media purtroppo qualche giorno fa, a Terni, sono morti due ragazzi di 15 e 16 anni. Per ora si sa solo che la morte è stata causata da una sostanza tossica, e che i due non avevano patologie.  Avevano concluso una serata bevendo il contenuto di una boccetta comprata da un quarantenne per 15 euro; uno dei problemi che contribuiscono a dare luogo a queste morti di giovanissimi/e è proprio il fatto che con pochissimi soldi ci si può sballare da morire. Qualche decennio fa un grammo di eroina costava 120 mila lire, non era a portata di tutti. 

All’ interno della boccetta in questione ci sarebbe stato del metadone diluito con acqua  Si tratta di un oppioide  sintetico utilizzato per ridurre l’assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti  Se questa sostanza è assunta in quantità controllata, da un tossicodipendente da oppiacei, non ci sono pericoli per la salute; se invece ad assumerla è qualcuno il cui organismo non è abituato a queste sostanze, gli effetti possono essere letali.                                                                                                Nel caso dei due adolescenti umbri sembra essersi verificata proprio questa spiacevole evenienza; i due ragazzi sono morti di arresto cardiaco, nel sonno. Ognuno a casa sua. Isolati, come si viveva durante il lock down. Forse il nesso più sostanziale con gli scorsi mesi di reclusione forzata però è che in quel periodo il mercato delle droghe illegali ha avuto grandi difficoltà, per cui sono state immesse nel mercato sostanze legali, (reperibili dai servizi per tossicodipendenti), usate in medicina, che però sono molto pericolose se non le si conosce. Il metadone e la codeina sono tra queste.  Tra le ipotesi delle cause della morti dei due ragazzi c’è anche la codeina, un analgesico usato per calmare la tosse, di moda da qualche anno tra i giovani che lo usano per sballarsi.            In Italia ancora queste morti di giovanissimi per assunzioni di sostanza sintetiche si verificano ancora rado, in altri paesi, come negli Usa, sono molto più diffuse. La causa principale di queste tragedie sono l’ignoranza, la mancanza di informazioni sulle differenti sostanze stupefacenti.

La demonizzazione indiscriminata della droga ha queste conseguenze.      Molto più intelligente e costruttivo distinguere tra le varie droghe, i loro diversi effetti e la loro differente pericolosità.                                                       

L‘Informabus unità di strada del comune di Ancona da più di 15 anni gira le strade e le piazze di questa città e da qualche anno naviga nella rete per dare informazioni ai giovani e giovanissimi sui comportamenti a rischio, tra cui in particolare sugli effetti e i rischi delle diverse droghe. Come dimostrano anche i fatti di cronaca il nostro lavoro è più importante e necessario che mai; ommentate, contateci o veniteci a trovare sul camper!

Estate anconetana

Sacha Moccheggiani No Comments
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Dopo gli scorsi mesi difficili di lockdown finalmente da qualche tempo si può uscire, anche se con cautele e precauzioni. Non è facilissimo per gli esercenti, nè per i clienti rispettare le regole imposte dal governo per arginare il covid 19; se poi si litiga fino a venire alla mani, (e alle bottiglie anche…. solo perchè quella ragazza che ora sta con te prima stava con me, ed io ti guardo male, e tu mi guardi male…Litigare per le femmine, come gli animali, se poi l’alcol fa emergere la parte più bestiale… Come avrete capito stiamo parlando del fatto che nelle ultime settimane si sono verificate varie risse nella piazza principale della movida anconetana, piazza del Plebiscito.

Se si hanno tante energie da sfogare, dovute anche allo stress accumulato nei mesi scorsi, una bella giornata di mare è consigliata; oppure se non si è appagati e si vuole uscire, forse la sera meglio godersi una tranquilla serata all’aperto in compagnia, senza esagerare e non diventare molesti. Oppure è auspicabile approfittare del fatto che, quando ormai qualcuno pronosticava un’estate di lockdown, sono riprese anche tanti interessanti eventi come cinema all’aperto, concerti di vari generi musicali, teatro, incontri culturali… Insomma le possibilità per stare bene sono tante…Se volete ne parliamo una delle prossime sere nei pressi del camper dell’unità di strada Informabus!

Apprendere l’arte di amare

Sacha Moccheggiani one comments
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In questi giorni in cui dobbiamo stare a casa si può cogliere l’occasione per coltivare varie passioni, come ad esempio la lettura: leggendo il libro dello psicanalista Erich Fromm “L’arte d’amare” ho trovato degli spunti interessanti per affrontare al meglio la vita in generale, ma questi giorni difficili in particolare. Nonostante il libro fu scritto nel 1956 penso che possa essere ancora utile oggi poichè parla (tra le altre cose) di temi cari all’Informabus: solitudine, alcol droghe, sesso, amore!                                 Mi limiterò a parlarvi della prima parte del libro, quella più adatta alla prospettiva del servizio Informabus

L’autore sostiene che la consapevolezza dell’essere umano della propria individualità, di sè stesso come entità separata, la consapevolezza della propria vita breve, l’impotenza di fronte alle forze della natura (come ad esempio il covid 19), e della società gli rendono insopportabile l’esistenza.
L’uomo diventerebbe pazzo, se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno; pensate come staremmo in questi giorni, soprattutto chi abita da solo, se non avessimo modo di comunicare con i nostri amici ed i nostri cari.
In ogni eta’ e civiltà però l’essere umano è messo di fronte alla soluzione dell’eterno problema di come superare la separazione dall’altro.

Secondo Fromm il primo modo utilizzato dall’essere umano è la sessualità: entro certi limiti, è un modo naturale e normale di superare la separazione, e una soluzione parziale alla soluzione dell’isolamento…ma l’atto sessuale, senza amore, non riempe mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo momentaneo. Nella nostra società l’individuo tenta di fuggire all’isolamento rifugiandosi nell’alcol e nelle altre droghe (usate anche in passato durante riti collettivi comunque finalizzati allo sperimentare una fusione col mondo), ma si sente ancora più solo quando è finito lo sballo; di conseguenza egli è spinto a ricorrere alla sostanza con sempre maggior frequenza ed intensità.

La soluzione più frequente scelta dall’uomo nel passato e nel presente però è l’unione col gruppo, il condividerne costumi, usi, pratiche e credenze; se io sono come gli altri non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine. Durante l’adolescenza, ma non solo, questa volontà di con-fondersi con il gruppo è particolarmente forte. 

Un terzo modo per raggiungere l’unione è l’attività creativa, sia quella dell’artista che quella dell’artigiano; in essa l’uomo si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che la circonda, dunque si fonde col mondo. 

Queste tre soluzioni forniscono una risposta solo parziale al problema della solitudine; l’unità raggiunta con il sesso e droghe sono fittizie, quella ottenuta con il conformismo  è solo una parvenza di unione, mentre quella conquistata con l’attività creativa non è interpersonale.

La soluzione completa sta nel raggiungere l’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore; Il desiderio di fusione interpersonale è la passione più antica, la forza che tiene unita la razza umana. Bisogna però distinguere tra amore come la matura soluzione al problema dell’esistenza e quelle forme incomplete di amore che Fromm chiama unioni simbiotiche, in cui le due persone hanno bisogno l’una dell’altra. In contrasto con l’unione simbiotica, l’amore maturo è unione  a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità: nell’amore due esseri diventano uno, ma restano due.  L’amore è un sentimento attivo dell’uomo, una  conquista; amore è soprattutto dare, che non significa cedere, privarsi di qualcosa, sacrificare. Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza. Dare dà più gioia che ricevere perchè in quell’atto ci sentiamo vivi. La sfera più importante del dare non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Una persona dà all’altra sè stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita, ciò che ha di più vivo in sè: la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza…                                                                                                          Nel dare con generosità non si può evitare di ricevere ciò che viene dato di ritorno. Dare significa fare anche dell’altra persona un essere che dà, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Nell’atto di dare nasce qualcosa, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambe. L’amore è una forza che produce amore. Aldilà dell’elemento del dare, il carattere attivo dell’amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme di amore: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza. L’amore non è un sentimento al quale ci si possa abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità. Come tutte le altri arti, anche quella dell’amore richiede prima di tutto profonda conoscenza, rispetto ed interesse, responsabilità e massima attenzione; è un lungo percorso quello attraverso il quale si può apprendere l’arte d’amare.

In questo periodo di reclusione possiamo riflettere su questi concetti, e provare a metterli in pratica con i familiari, ma anche con amici e fidanzate/i via telefono e via social, aspettando il giorno in cui potremmo tornare ad uscire liberamente ed incontrarli.

Incidenti e limiti

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In Italia gli ultimi 3 fine settimana sono stati tragici per quanto riguarda gli incidenti stradali notturni; 24 giovani sono morti e 47 sono rimasti feriti in 27 incidenti gravi. Ci eravamo illusi di esserci lasciati alle spalle questi episodi. Dopo l’abbassamento da 0,8 a 0,5 della soglia massima di alcolemia nel sangue nel 2001, dopo l’istituzione della patente a punti nel 2003 e le norme più restrittive su alcol e guida del 2010 (sopra l’1,5 g/l c’è la confisca del mezzo)  effettivamente la situazione era migliorata. Anche in seguito a campagne informative e  preventiva come quella che l’Unità di Strada Informabus ha svolto negli anni, oltre che a più numerosi controlli etilometrici che avevano portato al sequestro di tante patenti c’era una maggior attenzione alla guida responsabile.

Negli ultimi anni invece l’attenzione sul tema è scemata ed è comparso anche un nuovo rilevante fattore di rischio: l’uso del cellulare alla guida. Guidare stanchi, sballati, mentre si guarda il telefonino diventa veramente impegnativo ed estremamente pericoloso.. Oltre a questo sembra esserci anche un’ulteriore questione: il contrasto tra, da un lato la necessità di limiti di velocità, di alcolemia e dall’altro la contemporanea tendenza alla dissoluzione del concetto stesso di limite.  Siamo infatti in un’era in cui limiti spazio-temporali sembrano essere concetti quasi obsoleti, o comunque in divenire. Ad esempio, ormai da qualche anno a questa parte puoi parlare con una persona e vederla sullo schermo anche se abita dall’altra parte del pianeta, in tempo reale. Qualche decennio fa questa opportunità sarebbe apparsa impossibile, forse anche inimmaginabile.


La cultura promossa da molte pubblicità di telefonia ed altre tecnologie varie è quella del NO LIMITS, ma i limiti invece sono fondamentali per la vita. Magari vanno spostati, ma non spazzati via. I giovani si trovano tra questi 2 poli opposti; entrambi li chiamano a sè, uno da una parte, l’altro dall’altra, li tirano fino  rischiare di lacerarli. Lacerati proprio come i corpi devastati dagli incidenti stradali. L’Unità di Strada Informabus del Comune di Ancona da 15 anni ormai dialoga con i giovani anche su questi temi. Vi aspettiamo per continuare a confrontarci!

Sostanze stupefacenti e disturbi psichiatrici

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Il tragico fatto di cronaca nera di Ancona di pochi giorni fa in cui un ragazzo di 26 anni ha ucciso a coltellate un suo coetaneo ci da lo spunto per parlare del rapporto tra l’uso di droghe e disturbi psichiatrici. Da quello che si sa fin’ora il ragazzo che ha compiuto l’omicidio negli ultimi tempi aveva subito due t.s.o. (trattamento sanitario obbligatorio) e nel suo video delirante ammette di aver fatto uso di cocaina.

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Le ricerche esistenti sul rapporto causale tra i disturbi psichiatrici e quelli  derivanti da sostanze stupefacenti sottolineano come i sintomi dei disturbi mentali e dei problemi legati alla tossicodipendenza interagiscono l’uno con l’altro e si influenzano vicendevolmente.                                                      Quando in una persona coesistono un disturbo dovuto al consumo di droghe e un altro disturbo psichiatrico, si parla di “comorbilità“, o doppia diagnosi.

La relazione che lega tossicodipendenza e disturbo psichiatrico può essere di vario tipo.
In un primo caso, la tossicodipendenza può essere conseguenza di una problematica psichiatrica (autoterapia). In questo senso molti pazienti tentano di curare il loro disturbo mentale da soli e l’uso della sostanza subentra in un secondo momento. In una seconda condizione le sostanze possono precedere, causare o slatentizzare una sintomatologia psichiatrica indotta da un’intossicazione, da una crisi d’astinenza o dagli effetti persistenti del consumo prolungato della sostanza.
Infine, il disturbo mentale e la tossicodipendenza possono essere paralleli e la causalità del tutto indipendente; in genere poi interagiscono aggravandosi a vicenda.

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Per dare qualche percentuale oggi in Europa il 30-50 % circa dei pazienti psichiatrici soffre non solo di disturbi mentali, ma anche di disturbi derivanti dal consumo di sostanze di vario tipo.
Purtroppo i pazienti affetti da comorbilità sono spesso sballottati tra servizi psichiatrici e servizi per tossicodipendenze, senza ricevere una valutazione o un trattamento adeguato e altrettanto frequentemente il personale dei centri terapeutici non ha ricevuto la formazione adeguata per trattare con pazienti affetti da comorbilità, poiché la sua formazione è di solito di tipo specialistico.                                                                                           

Queste difficoltà dei servizi sanitari a gestire situazioni cosi complicate può avvicinarci a capire come possa accadere un episodio grave come quello verificatosi al quartiere Pinocchio. Il confinamento dovuto alla pandemia, inoltre sembra aver contribuito ad acuire il disagio del giovane anconetano; infatti le condizioni di vita, ambientali in cui vivono le persone sono un altro fattore determinante nel loro benessere o nel loro disagio.

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La strada da fare per tenere sotto controllo condizioni problematiche come queste è ancora lunga; possiamo solo augurarci che quest’episodio serva a tentare di percorrerla con più decisione e motivazione di prima.