consapevolezza

Gnam gnam…

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Siamo quello che mangiamo, diceva qualcuno. Questo qualcuno poi  è diventato discretamente famoso, si chiamava Feuerbach ed era un filosofo. Viveva nell’800… quindi probabilmente non era mai andato da Mc Donald’s, non aveva mai assaggiato delle patatine fritte…e nemmeno le merendine che Banderas prepara per il Mulino Bianco. Quindi potremmo forse dire che non sapeva di cosa stava parlando. Eppure qualcuno, anzi molti, dopo di lui hanno continuato a blaterare che il cibo ha la sua importanza nella nostra crescita, nel nostro essere, nella nostra salute. In generale non possiamo negare che il cibo, così come l’aria e tutto ciò che assorbiamo viene elaborato dal nostro corpo come nutrimento, ed entra quindi a far parte di noi. Lezione di scienze sull’Informabus?? State già scappando inorriditi verso il barattolo della nutella, che ne avete avuto abbastanza stamattina a scuola? Non temete, non ci spingeremo oltre verso l’analisi microbiologica dei tessuti, giusto qualche piccola innocua riflessione! Del resto ci occupiamo di benessere e prevenzione!! E poi il tredicesimo rapporto Osservasalute (fatto da 180 ricercatori) ci racconta che l’Italia è in coda all’Europa per la prevenzione (ti pareva), che, anche se diventiamo sempre più vecchi ci è pure calata l’aspettativa di vita. Il che, fatti due calcoli, non è una gran notizia. Ma non vogliamo fare gli accademici catastrofisti per carità! Però insomma, pare proprio che se ci trattiamo bene viviamo meglio (ma dai??). E questo comprende tante cose tra cui anche la qualità di quello che mangiamo e beviamo. E anche se Banderas lo vedete in splendida forma mentre cuoce i flauti al cioccolato, chi ve lo dice che poi uscito dal mulino non se ne vada a mangiare al macrobiotico? Tanto lo pagano comunque bene. E lui, che nonostante non sembri troppo sveglio mentre spalanca gli occhi davanti ai suoi “inzupposi” biscottoni, la sa lunga. Probabilmente sa anche che lo zucchero bianco (sapevatelo!) crea dipendenza, proprio come le droghe. E, proprio come le droghe, può portare effetti negativi al sistema nervoso, favorire la depressione e sbalzi di umore tra irritabilità e euforia…e per rimanere nei nostri temi, lo zucchero favorisce anche la candidosi e varie infezioni ginecologiche. Stupiti? Ecco qua che non siamo usciti fuori tema!! E di informazioni interessanti e importanti per il nostro benessere ce ne sono moltissime, basta avere un po’ di curiosità. Ad esempio lo sapevate che i vegetali favoriscono l’aumento della produzione di serotonina? Del resto lo diceva anche il buon vecchio Ippocrate (il suo contributo magari è un po’ datato, ma ancora oggi il suo nome non l’ha dimenticato nessuno): “fa che il cibo sia la tua unica medicina”. Poi vaglielo a spiegare alle farmacie, al Mulino Bianco, a tutti i produttori di cibo artificiale, inscatolato, pompato,  antibioticizzato e chi più ne ha più ne metta. Insomma, i cibi non sono più quelli di una volta (diceva la vecchia nonna Papera). Perché abbiamo iniziato a modificarli in tutti i modi possibili, pensando sempre più al guadagno, alla forma, al colore… e sempre meno al nostro benessere. La solita vecchia storia che conosciamo bene…insomma come per la cannabis, già a partire dal seme non sai mai cosa ci mettono dentro. E se vogliamo collegarci ad un altro dei nostri temi, anche per l’alcool non è importante solo quanto bevi, ma cosa bevi. Nel senso che un bicchiere di buon vino non è lo stesso che uno shot o un cocktail con sette sciroppi colorati, creme e superalcolici mescolati. E con buon vino non intendiamo il cartone di Tavernello, che è un’altra di quelle cose che potrebbero provocare istinti suicidi nel vostro povero fegato. E senza voler fare del terrorismo macrobiotico, vi invitiamo semplicemente ad essere curiosi, perché ad informarsi su quello che ci fa bene o male ci si guadagna sempre!! Come sempre, vi aspettiamo sul camper per raccontarci cosa ne pensate!!

C.C.

NOIAltri…

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Che noia che barba che barba che noia…questa città non offre niente da fare…niente locali fichissimi…niente feste da sballo…niente feste anche poco sballanti…insomma che vita triste. Sembra l’incipit di una deprimente conversazione tra due giovani Emo (senza nulla togliere all’oscuro fascino delle lunghe frange e del nero che incombe sull’intero guardaroba). Potrebbe anche essere l’esclamazione di un sabato sera piovoso, passato davanti al bar del porto, con quei fantastici personaggi che sembrano abitare fuori dal tempo, lì sospesi da sempre e per sempre con le loro esilaranti gag. Ancora senza nulla togliere al cosiddetto Barì, che comunque è un posto in cui ti senti a casa, e ha sempre il suo perché, e del resto quando ti ritrovi lì ancora e ancora te lo chiedi…”ma perché”?

In realtà la barba e la noia (quella noia che ti affatica persino se non fai niente, e ti toglie anche la voglia di farti la barba se ce l’hai), sono probabilmente uno di quei leitmotiv anconetani a cui davvero si fatica a rinunciare. Come una cosa culturale, un intercalare di quelli ormai incastrati in un dialetto e che poi fanno anche simpatia. Come un’abitudine che magari a un certo punto ti stufa pure ma proprio non riesci a toglierla. Ecco una cosa così. No, non sto dicendo che gli anconetani sono culturalmente depressi o abituati alla tristezza cronica e al disfattismo.

Ci mancherebbe! Però forse, ma solo forse, un sottile gusto per la barba e la noia e la loro proclamazione si è insinuato un po’ nel mood collettivo. Beh, direte voi, anche se fosse, che problema c’è… la noia non è mica una malattia! C’è di peggio. In effetti non esistono neanche farmaci contemplati contro la noia. Però non ci capita di rado di sentire che molti comportamenti a rischio nascono proprio da lì. Perché alla fine, anche se magari l’espressione annoiata e sbuffante va un po’ di moda…fa un po’ Emo…ci sta a pennello con la sigaretta e lo sguardo da alternativo fuori dal sistema, di base annoiarsi resta una cosa tremendamente noiosa. E quel che è peggio, quando ti abitui a stare dentro quella nuvoletta grigia che è la noia, tendi a sentirtici un po’ a casa, e quasi non ci pensi più ad uscire, manco fosse una sabbia mobile o un gas ipnotico. E quando proprio non ne puoi più allora rischi magari di andare a smuovere il livello di endorfine con qualche cosa a caso. E con cosa a caso intendiamo anche sostanze stupefacenti, che spesso quando ti senti inghiottito dalla sabbia mobile barbosa, e senti di non avere scampo, possono sembrare l’antidoto più veloce e sicuro. E qui sono cavoli perché si rischia di sprofondare dalla padella alla brace. E se volessimo trovare un’alternativa alle sabbie mobili, nebbie, padelle, braci e barbe? Ci sarebbe qualche soluzione?? Beh come recita anche la nostra enciclopedia wikipedia, la noia nasce dalla ripetitività, dall’ozio, dal fare cose che non si confanno ai nostri desideri e inclinazioni, e questo potrebbe essere un punto di partenza interessante. Cambiare alcune abitudini potrebbe portarci con un piedino fuori dalla sabbia mobile. Ad esempio uscire in un posto diverso da quello che frequentiamo abitualmente continuando a ripetere che non c’è nulla di nuovo come se i locali avessero le gambe e potessero venire ad invitarci a casa probabilmente qualcosa c’è e non ci abbiamo nemmeno fatto caso!!  Ma esistono anche diverse droghe naturali che smuovono endorfine e che possono portarci a osservare il mondo con più entusiasmo! Alcuni esempi? La musica è una di queste, soprattutto se la suonate, o anche la accompagnate tamburellando con le dita o meglio ballando, basta poco!! Trovare qualcosa che vi fa ridere, ha un gran potere! E ancora mangiare il vostro piatto preferito, o della cioccolata (certo senza esagerare, ma il buon cibo è sempre un piacere!) E poi potete sempre fare sport, che è un altro metodo splendido per muovere sensazioni di piacere e benessere. Il sesso si aggiunge ovviamente alla lista.

E poi ci sono tutte quelle cose che dall’immersione nelle sabbie mobili non siete riusciti a vedere, e che fanno parte delle vostre inclinazioni, dei vostri desideri e se pensate di non averne, è solo perché vi siete dimenticati di cercarli! Poi fateci sapere cosa trovate di divertente e nuovo, noi vi aspettiamo sul camper!

C.C.

Amore = mc²

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M’ama…non m’ama…quanta passione questo amore…fin dall’adolescenza un’esplosione di emozioni, paure, gioie, dolori…e chi più ne ha più ne metta. E fin dal primo amore ci accorgiamo che si tratta di qualcosa di speciale, una droga naturale che, almeno per i primi tempi, ci manda fuori di testa, e vorremmo non doverne fare mai a meno. Amare è senz’altro uno dei più bei “viaggi” che possiamo fare nella nostra vita, e non a caso questo sentimento ispira da sempre storie, films, romanzi, canzoni, dipinti…o semplicemente sogni ad occhi aperti. E anche noi di Informabus di amore ne parliamo spesso, sul nostro blog, così come con voi sul camper. Perché tanto per cominciare è sicuramente la “droga naturale” che preferiamo. E poi perché amare ci mette sempre in discussione e ci fa anche crescere. Fin dall’antichità si parla di amore in molte forme diverse, amore fraterno, amore romantico ed erotico, amore platonico, amore spirituale, amore incondizionato…Ma potremmo anche dire che ogni singola persona ha il suo modo di amare. E che amiamo in modo diverso ogni persona che incontriamo. Eppure chiaramente quando ci innamoriamo scegliamo di stare in coppia, di trovare un sano equilibrio tra dare e ricevere, di stabilire insieme limiti e responsabilità, magari un domani di andare a vivere insieme, e mille altre cose che definiscono la dimensione di un equilibrato rapporto. Oppure no? Ci siamo mai chiesti come avremmo amato se mai nessuno ci avesse spiegato o mostrato cos’è l’amore? Chiederemmo o ci aspetteremmo le stesse cose che ci aspettiamo oggi? O magari la nostra natura ci porterebbe in un’altra direzione? Che ne so, potremmo fondare una comune hippye, o creare delle famiglie allargate, delle coppie di fatto, una società poligama…Chi può saperlo. No tranquilli, non è l’effetto del camper colorato che ci fa tornare agli anni 70!!! Amore in sanscrito è ciò che non muore. E anche la lettera che da tempo gira sul web come scritta da Einstein ci dice che l’amore è quella forza per cui la scienza non ha trovato una spiegazione formale, e che gestisce tutte le altre forze perché è la più potente e incontrollabile. E quindi è invincibile e immortale. Alt… non stiamo facendo una messa stile gospel americano… (yes man…) Ci limitiamo a lanciare qualche riflessione. Perché capita a molti di soffrire perché l’amore non arriva, o perché quando arriva ci chiede troppo, o perché da questo ci aspettiamo cose che poi non si avverano nel modo in cui le avevamo immaginate…(e questo spesso avviene anche nella sessualità). E allora ci chiediamo…e se un giorno iniziassimo a dare colpi di spugna a tutte le aspettative e alle idee che di questo amore ci siamo fatti (che poi ci pesano sulle spalle come uno zaino di mille chili)…e iniziassimo a lasciarlo fluire come gli pare e come sentiamo dalla nostra libertà più spontanea…forse tutto sarebbe più semplice e leggero? A voi la risposta. E se vi va, vi aspettiamo sul nostro camper per raccontarci la vostra idea dell’amore!!

C.C.

“Assumere” consapevolezza…

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“Quella pasticca che mi ha rovinato la vita…”

E se…avessi agito diversamente…e se…avessi detto no…e se…avessi detto sì…Quante volte ci facciamo queste domande? Per qualcuno delle scelte hanno pesato più di altre. E’ stato così per Giorgia Benusiglio, che forse alcuni di voi avranno avuto il piacere di ascoltare o incontrare. A 17 anni Giorgia ha rischiato la vita per mezza pasticca di ecstasy. Per sei ore di sballo in discoteca si è ritrovata una settimana dopo in ospedale con un’epatite fulminante, e un’aspettativa di sei ore di vita.   La donatrice che l’ha salvata si chiama Alessandra, e lei non manca mai di ricordarla. Alessandra ha perso la vita in un incidente e il suo dono (il fegato) ha salvato Giorgia. Ciò che è seguito alle 17 ore di intervento non è stato facile. Il trapianto e le medicine l’hanno debilitata fino a farle perdere molti chili e darle numerosi effetti collaterali. “ Se sopravvivo andrò in giro per tutte le scuole a dire ai giovani che l’ecstasy è letale” diceva Giorgia nel reparto di terapia intensiva”. Oggi ha 33 anni, e dal 2007 la sua storia continua a fare il giro d’Italia, a grande richiesta da parte di insegnanti, genitori, operatori…E in effetti ascoltarla ci fa davvero riflettere!! Racconta con passione, ad una ad una, tutte le difficili sfide che si sono susseguite dopo quella notte da sballo: i dolori, le paure, il tumore all’utero, i sensi di colpa, la rinuncia al sogno di ballare…E poi seria aggiunge: “se pensate che sareste disposti a sopportare tutte queste conseguenze, provate pure…ma assumetevi la responsabilità di ciò che fate”. Non la mette per il sottile Giorgia, e sa di cosa parla perché la vita non le ha fatto sconti. E come a lei a molti altri ragazzi (di cui conosce nomi e cognomi) che per una sola pasticca hanno perso la vita o avuto conseguenze irreversibili. Giorgia non ha paura di mettersi a nudo, rispondere a provocazioni o domande di qualsiasi genere (dopo 8 anni di incontri, non c’è domanda a cui non abbia risposto). E, tra tanti, c’è sempre qualcuno che borbotta “beh, non esageriamo adesso, è stata sfortunata”. Ma l’insegnamento che Giorgia ci propone è prezioso: “assumetevi la responsabilità di quello che fate, e la consapevolezza dei rischi che comporta ”. Certo, la responsabilità può sembrare davvero una gran rottura di scatole. Poi se ci aggiungiamo lo spauracchio dell’errore fatale figuriamoci. Ma se la guardiamo da un altro punto di vista la questione appare più piacevole: nell’imprevedibilità della vita ci sono molti momenti in cui noi possiamo comunque scegliere. E quella scelta è nostra e nessuno ce la può togliere, e per di più nessuno ha il diritto di giudicarla! (Salvo che non vada contro altri o contro la legge). Non è fantastico? …E allora via alla libertà sfrenata? Non esattamente. Alla meravigliosa leggerezza della libertà corrisponde il “peso” della responsabilità (che poi è anche la forza di sostenere una decisione presa), di qui non si scappa. E visto che i rischi delle nostre azioni ce li dobbiamo assumere noi, tanto vale informarsi (e se si parla di sostanze noi siamo a disposizione)…e soprattutto smettere (se mai lo abbiamo fatto) di scegliere con la testa degli altri e/o per far piacere agli altri. Sarebbe come tatuarci un fantastico tribale in faccia perché è davvero troppo fico (secondo i nostri amici super alternativi) per poi sentirci degli idioti tutta la vita guardandoci allo specchio! Meglio pensarci prima no? E se una volta o l’altra ci dovessimo comunque sbagliare nelle nostre scelte…anche con tutte le migliori intenzioni?  Beh, una volta prevenuto ciò che possiamo prevenire…una volta imparato anche a volerci bene (che è la base per delle scelte vincenti)…vorrà dire che impareremo anche dall’errore fatto. Persino Giorgia, pur avendo avuto una storia davvero difficile, ci racconta che alla fine ha imparato a smettere di chiedersi “e se…e se…?” E a mettere energia là dove può ancora cambiare le cose: il presente. E nel presente di ogni giorno ha deciso di aiutare gli altri, e per non sprecare altro tempo prezioso, “fare di ogni momento della sua vita un capolavoro”.

Grazie Giorgia! E voi che ne pensate?

C.C.

Ho un tutor: la paura

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“Chiunque affermi di non avere mai paura, o è uno sciocco o è un bugiardo”, diceva un tale di nome  David Raynolds. E in effetti…. a chi non capita di avere paura?? Certo, forse qualcuno di voi è un vero duro, così duro da non temere nulla di nulla. E se qualche volta, per sbaglio, quella guastafeste della paura si affaccia al vostro stomaco con il suo faccino timido e gli occhi sgranati e imploranti, sapete bene come ricacciarla da dove è venuta senza troppi convenevoli. Per poi continuare a sfondare ogni ostacolo o muro che vi si para davanti col martello pneumatico, alla faccia di quella rompiscatole piagnucolosa! Dei veri impavidi guerrieri degni di un anfiteatro romano.  Ma molti altri probabilmente si sentono ancora poco portati all’uso del martello pneumatico contro i muri nonché alle lotte da anfiteatro…E probabilmente stanno anche brancolando nella nebbia delle mille tecniche possibili di rimozione della paura. Dai vari stili di yoga e meditazione, fino alla lotta greco romana (che è preparatoria sempre all’arena di cui sopra), passando per una gamma infinita di integratori o sostanze più o meno lecite. Per quanto riguarda le sostanze meno lecite (lo so che noi qui siamo di parte) c’è da dire che la diminuzione dell’ansia o paura è solo momentanea (e in alcuni casi inesistente) poi quella aumenta in modo esponenziale..e state di gran lunga peggio di prima. Pare infatti che la guastafeste (paura dalla faccina smarrita che si affaccia allo stomaco di noi tutti), non sia per nulla una sprovveduta e non si lasci prendere in giro facilmente.  Ama inoltre arrivare nei momenti più inopportuni… quando dobbiamo esibirci in pubblico…quando la prof ci fa quella domanda che la risposta la conoscevamo a memoria ma proprio ora ci sfugge, quando compare davanti a voi quel ragazzo o quella ragazza che vi piace tanto….E lì è un casino. Siete pronti con il vostro discorsetto preparato a memoria davanti allo specchio, avete pure studiato l’espressione facciale migliore, quella in cui sembrate un attore/attrice del teleschermo…il tono della voce…insomma tutto! Eppure aprite la bocca e quasi sputacchiate perché vi si intreccia la lingua, avete la salivazione a zero….e l’espressione, ne siete sicuri anche in assenza di uno specchio, non è da divo, ma da spaventapasseri. In questa situazione grottesca vi rendete conto che, nei vostri preparativi, non avevate tenuto conto di lei…la signorina dall’occhio sgranato. E dopo aver bofonchiato cose a caso e a sproposito, non appena tornate ad uno stato di salivazione e pressione corporea decenti, e vi rendete conto di dove siete e chi siete, la prima cosa che vi viene da fare…è probabilmente una bella sessione di lotta greco romana. Perché dire che siete arrabbiati è poco. Lei, la paura, vi ha fregato di nuovo. E allora che fare? Beh un po’ di meditazione o yoga o sport potrebbero essere un primo step per tornare più calmi di fronte alla nostra “amica”. E poi, dato che nella maggior parte dei casi combatterla serve a poco, conviene forse conoscerla, e imparare ad accettarla ed ascoltarla. Perché sicuramente ha molto da dirci su di noi. Ed è probabile che una volta che avremo smesso di darle (e di darci) addosso, e avremo ascoltato bene cosa ha da raccontarci e insegnarci…inizierà anche ad essere meno fastidiosa e invadente. Qualcuno diceva che ogni ostacolo che incontriamo è dalla nostra parte, ed è in realtà solo un’occasione per crescere e migliorarci…se lo accogliamo e affrontiamo con il piede giusto…provare per credere! Voi che ne pensate?

C.C.

Una coppia da favola…

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E vissero per sempre felici e contenti. Fu così per tutte le principesse delle favole. Una volta sconfitta la matrigna cattiva, la strega invidiosa, o qualche altro mostro di varie forme e misure, non restava che abbandonarsi alle braccia dell’amato cavaliere azzurro, e il gioco era fatto. Beh, in effetti ne avevano già passate di cotte e di crude prima, quindi ora era giusto rilassarsi un po’.  E pensando pure agli occhioni speranzosi di quei bambini che avrebbero ascoltato il suo racconto, l’autore, impietosito, liberava improvvisamente il mondo da ogni male. E dopo averci raccontato di un matrimonio felice e di streghe ormai liquefatte o sbruciacchiate, posava la penna e ci risparmiava il seguito. Altrimenti non sarebbero state favole! E non ci avrebbero permesso di sognare ad occhi aperti. E mantenere in noi almeno fino alla prima adolescenza quella fiducia meravigliosa nel grande amore eterno…in cui appunto vissero tutti felici e contenti per sempre. E magari è proprio per quello che il primo amore non si scorda mai…perché ci si arriva a cuore aperto, privi di tutte quelle armi e armature che si costruiscono dopo, quando ti accorgi che la magia non va automaticamente avanti da sola in eterno. E si sa che arrivare ad abbracciare l’altro davvero e abbandonarsi liberamente a ciò che sentiamo, quando si ha una bella armatura addosso (peso specifico proporzionale alle batoste che abbiamo preso) non è facilissimo!! Il fatto è che ad un certo punto inizi a chiederti…”ma cosa sarà successo a cenerentola dopo il matrimonio”? No perché alla fine lei e il principe si erano visti solo al ballo…ma in un’eternità insieme (perché “per sempre” dura un bel po’) magari si saranno anche incontrati in una giornata storta, senza smoking e scarpe di cristallo.. Magari dopo una sessione di caccia andata male (perché il principe non lavorava) e una litigata con la domestica che rompeva continuamente le porcellane a palazzo…E magari si saranno anche accorti un giorno che lei amava il valzer ma lui in fondo preferiva la samba… lei adorava la cioccolata e lui la creme brulée…E lei si annoiava a morte mentre lo aspettava tornare dalla caccia (e per questo era diventata vegetariana e lo faceva pure sentire in colpa) e lui non sopportava proprio di aspettarla 20 minuti scendere le scale (perché si ostinava a camminare con le scarpe di cristallo che proprio comode non erano). Una volta che iniziamo a scrivere il seguito della favola ci rendiamo conto che, dopo la magia iniziale, c’è anche tutto un percorso fatto di pazienza, rispetto reciproco, voglia di conoscersi l’un l’altro, di crescere insieme, e anche di accettarsi per come si è. Perché se i cari autori delle favole erano stati un tantino sbrigativi… la vita ci ricorda che la cosa più bella è il viaggio che facciamo giorno per giorno… e che tanto vale goderselo perché il finale non è scritto da nessuna parte. E più aspettative, convinzioni e paure ci portiamo dietro, meno saremo in grado di vivere a pieno questo viaggio. E poi, come diceva qualche inguaribile romantico, l’altro lo dobbiamo scegliere e riscegliere ogni giorno senza dare troppe cose per scontato. E in questa scelta ognuno ha le sue priorità….perché impariamo crescendo cosa ci fa stare bene e cosa no. Voglio dire, Bella di Twilight pur di stare con il suo uomo accetta una vita da vampiri (che nonostante Edward abbia il suo perché, deve limitarla un tantino…tipo che l’estate al mare se la scordano per esempio). Magari invece Cenerentola potrebbe essersi resa conto (nella favola non raccontata) che nulla la rendeva più felice che ballare il valzer a rallentatore (per via delle solite scarpe) ad una festa vegana. E dopo vari tentativi di trovare un compromesso magari il principe se ne è partito per il Brasile dove ora fa il ballerino di samba, mangia churrasco (grigliata brasiliana ndr) tutti i giorni, ed è felicissimo. Detto questo, non mi resta che augurarvi buon viaggio….e buona scoperta (di voi e dell’altro)…e qualunque strada il vostro cuore vorrà prendere, godetevi il panorama, e se ce la fate non state troppo a pensare alla meta.

C.C.

Piacere, sono il Dovere…

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Prima il dovere, poi il piacere. Così si dice. E quindi per prima cosa ci occupiamo di tutte quelle incombenze noiose ma necessarie, tipo studiare, prepararci per un esame, terminare un lavoro.. e poi finalmente ci dedichiamo a quello che ci piace. Magari uscire con gli amici, suonare uno strumento, andare a fare sport.. insomma ciò che ci fa divertire e ci ridona il sorriso dopo ore e ore di duro lavoro. Certo, c’è chi la prima parte tende a saltarla volentieri a pié pari tutte le volte che gli è possibile.. magari studiacchiando il minimo indispensabile, o addirittura non presentandosi a scuola o agli esami elaborando fantasiose scuse o diabolici piani strategici. Ma a meno che questi strateghi del divertimento non siano figli di rockfeller, prima o poi dovranno comunque fare i conti con Lui: il temuto, terribile, noioso ma imprescindibile Dovere. Il Dovere è qualcosa che ad un certo punto entra a far parte delle nostre vite, e non se ne va più. Arriva piuttosto presto a dire il vero: abbiamo giusto qualche anno di tempo per blaterare suoni a caso senza che debbano avere senso, sperimentare tutte le espressioni e le pernacchie del mondo senza dover essere educati, muoverci nel modo più scoordinato e ruzzolare come ci pare e piace, senza dover avere una meta. E soprattutto, mostrare chiaramente a tutti, ad ogni secondo e senza mezzi termini, cosa ci piace e cosa non ci piace.  E se gli altri non ci ascoltano peggio per loro, probabilmente li convinceremo con urla simili ad ultrasuoni, in grado di trapanare il timpano più paziente e resistente. Quest’epoca folle e sconsiderata della nostra vita si chiama infanzia, e se pur con le sue comprensibili sfide, è un’epoca davvero bella.

E ti credo, direte voi, i bambini non fanno niente dalla mattina alla sera a parte mangiare e dormire e fare pipì e popò! Uhm…. ma ne siete proprio sicuri? Ci avete mai pensato alla quantità mirabolante di cose che si imparano nei primi anni di vita? Tipo ad esempio camminare, non è certo una cosa da poco. E poi parlare! Ci pensate? E senza andare a scuola! Si parte con qualche bibaba mama e prrr… e poi pian piano scappa fuori una parola e un’altra..fino ad un intero vocabolario. Ecco, la differenza è che nessun bambino di due anni, dopo aver sputacchiato il brodino e fatto due pernacchie pensa “ok, adesso facciamo i seri, devo studiare italiano, sennò qui quando imparo a dire a mamma che voglio il triciclo per Natale..?” Perché il bambino impara giocando, seguendo l’istinto e quell’innato senso del piacere che poi ad un certo punto (più avanti) inizia a fare a cazzotti con lui… il Dovere. Quell’incombente presenza che ci fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa. E se riuscissimo a trovare quella formula magica che trasforma il dovere in piacere? E se riuscissimo a trovare il lato divertente di ciò che facciamo, ricordandoci che quando una cosa ci diverte ci viene sempre molto meglio? Insomma quel tizio lì, il dovere, ma cos’ha da guardarci con quella faccia grigia e cupa… ma non se la fa mai una risata?? Magari possiamo trovare un compromesso, fargli un po’ il solletico…. e da parte nostra provare a recuperare quella divertita serietà che hanno i bambini quando giocano: è solo questione di ritrovare quello sguardo, e tutto ci apparirà diverso e più divertente. Vale la pena provare, anche perché mantiene giovani, meglio di un centro benessere. Del resto “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” (G. B. Shaw). Voi che ne dite??

C.C.

E tu…ti piaci?

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Specchio specchio delle mie brame… diceva la strega ogni santo giorno per avere conferma di essere lei, e solo lei, la più bella del Reame. Doveva avere qualche lieve eccesso di egocentrismo la poverina… nonché un serio e implacabile problema con la sua autostima. Un mix letale, che la portava ad estenuare il suo povero specchio (che essendo appunto uno specchio non poteva neanche darsela a gambe e mandarla a quel paese) con la stessa domanda, ancora ancora e ancora. Finché un giorno, lo specchio, davvero non ce la fece più, e rispose “basta cara mia, smettila con questa lagna, la più bella non sei tu, è Biancaneve”. Apriti cielo: un putiferio. Eh sì, perché la povera Grimilde non la prese molto bene questa storia di aver perso il primato, così, da un giorno all’altro. Per quella pallidina insignificante di Biancaneve poi, figuriamoci. Insomma il seguito lo conoscete già, Grimilde, perso il conforto dello specchio parlante, iniziò a sentirsi brutta, benché fosse comunque una donna niente male. Si sentì talmente brutta che ci diventò davvero, e si trasformò in una stregaccia di quelle classiche con la gobba e il bitorzolo sul naso. E così ridotta cercò di uccidere Biancaneve con una mela. Poveretta era andata proprio fuori di testa, roba da TSO immediato. Ma è una favola, che diamine. Tant’é vero che Biancaneve, come in ogni favola, era bella e quindi anche buona, e quindi ovviamente vinse sconfiggendo la cattiva stregaccia (che prima di stressarsi tanto era bella anche lei a dire il vero). Certe cose sono deliri che fortunatamente non appartengono alla realtà. Anche se… forse qualche litigio con lo specchio di tanto in tanto capita. Magari anche più che di tanto in tanto..? Beh, controllando le statistiche sembra proprio di sì. Sette donne su dieci tendono a non piacersi abbastanza quando si guardano allo specchio, e scommetto che non è una cosa che riguarda solo il sesso femminile. Pensate che addirittura è stata coniata la definizione di “Sindrome di Grimilde” per questo problema!! E pare non sia una cosa da sottovalutare, perché rischia di intaccare l’autostima, e portare a comportamenti rischiosi (come ad esempio diete incontrollate dannose per la salute). A chi non è mai capitato di sentirsi un po’ grimilde ogni tanto..? E allora….che fare? Non starete già preparando le mele mi auguro… non dimenticate che questa soluzione non è servita gran che alla povera matrigna. Che se invece di rodersi dall’invidia del confronto (che poi che cavolo ne sapeva lo specchio, voglio dire, neanche era mai uscito dallo scantinato quel poveraccio) l’avesse presa a ridere, o avesse consultato uno psicologo, magari sarebbe andata a fare shopping quel giorno. Avrebbe buttato quello specchio chiacchierone, si sarebbe detta che comunque era proprio niente male, e sarebbe invecchiata serenamente. Invece di tutto quel casino con la mela, i nani, il principe e la vecchia bitorzoluta. Quanto stress inutile!!! Fiabe a parte…. imparare a piacersi è una chiave fondamentale del vivere bene e dell’essere felici. E prendiamo atto che non è sempre facile. Anche perché a veder bene la favola della più bella del reame non pare proprio passata di moda (anzi, oggi abbiamo tanti di quei prodotti, trattamenti, ornamenti estetici che avrebbero fatto uscire di testa Grimilde in un attimo) e continua a riempirci la testa di stereotipi e ansie da confronto. Ed è importante sapere che non c’è specchio parlante che tenga…perché l’unico con cui dobbiamo davvero fare i conti è il nostro giudice interno. Che chiacchiera parecchio, anche quando non ci accorgiamo. E allora è fondamentale scoprire cosa ci dice, ed educarlo a inviarci messaggi positivi, a riconoscere i nostri pregi, magari anche chiedendo aiuto ad un esperto se necessario. Perché la bellezza e l’autostima iniziano sempre dall’interno, e imparare a volerci bene è una di quelle poche cose a cui non possiamo proprio rinunciare.

C.C.

Limiti e rischi

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Cosa si fa sul camper Informabus? Si fa informazione e prevenzione sui comportamenti a rischio negli adolescenti! Cioè?
Si tratta di quei comportamenti che, anche se possono sembrare comportamenti “da grandi”, possono mettere in pericolo il tuo benessere fisico, psicologico o sociale, oppure possono creare qualche difficoltà a te o a chi ti è vicino.
Hai già sentito parlare di: bullismo, cyberbullismo, sexting, abuso di alcol e sostanze stupefacenti, guida sotto l’effetto di alcol o altre droghe, attività sessuali non protette, anoressia e bulimia, abbandono scolastico, fughe da casa, tentativi di suicidio, comportamenti violenti contro oggetti, animali o persone? Ecco, si tratta di questo!
Quali possono essere i motivi che spingono alcuni ragazzi a fare queste cose? Proviamo a pensarci insieme… magari per sentirsi adulti, per far vedere di essere in grado di cavarsela da soli e non essere più dipendenti dai genitori; per ottenere riconoscimento e popolarità nel gruppo di amici mostrandosi più forti… o anche solo per mettersi alla prova, per l’emozione di trasgredire e superare i limiti, per vedere l’effetto che fa…
Alcuni ragazzi hanno un rapporto difficile con il cibo, ad esempio possono smettere di mangiare o, al contrario, ingurgitare grandi quantità di cibo, utilizzando il proprio corpo come strumento di ribellione; altri possono fare uso di droghe o di alcol per sentirsi in sintonia con il loro gruppo di amici, per essere “uno di loro” e per “sballarsi un po’”. Alcuni comportamenti, inoltre, sono messi in atto dai ragazzi per provocare le reazioni degli adulti (genitori oppure insegnanti), per vedere fino a che punto si può arrivare e fino a quando valgono i limiti ed i divieti… ma anche per osservare quanto l’adulto sia effettivamente interessato e attento, insomma, quanto gliene importi…
Che ne pensate? Siete d’accordo? In una società come la nostra i limiti spazio temporali sono, almeno sotto alcuni punti di vista, praticamente dissolti: grazie alla tecnologia, ad esempio, si può parlare con una persona in qualunque parte del mondo. Oppure si può modificare il nostro corpo con la chirurgia estetica. Ciò non toglie che dei limiti rimangono, anche se il concetto ci può sembrare non alla moda, sorpassato. Tornando nello specifico al nostro ragionamento, ogni adolescente si imbatte in continuazione con i limiti comportamentali posti dagli adulti e soprattutto dalla famiglia. Questo scontro serve per sperimentare nuovi valori e nuove regole. In questo compito è molto importante il ruolo del gruppo di amici.
Da adolescenti è come se sentissimo, anche in conseguenza di modificazioni ormonali e cerebrali, una voce dentro di noi che ci invita a provare tutte le esperienze che la vita ci offre, a verificare tutte le possibilità che i genitori finora non ci hanno permesso. Le forti emozioni che proviano ci fanno avvertire il desiderio di esprimerle anche attraverso atteggiamenti ribelli, senza la ragionevolezza, a volte ipocrita, degli adulti.
La questione è che quando si superano i limiti, si possono verifcare dei problemi: se si fa qualcosa di illegale, si possono passare dei guai piuttosto seri. Stessa storia se invece i limiti che si oltrepassano non sono quelli del codice della strada, o civile, o penale, ma sono quelli del nostro corpo: se ad esempio si beve troppo (alcol) si può star male e vomitare, ma anche andare in coma etilico! Idem per ogni altro comportamento a rischio: ci sta cercare i propri limiti, ma bisogna sempre ricordarsi di usare la testa e riflettere un pò su cosa si sta facendo della propria vita! Se vi va di approfondire l’argomento vi aspettiamo sul camper!